Cosa sta uscendo dalle indagini sul trapianto di cuore sbagliato a Napoli
Una serie di errori grossolani nel modo in cui è stato prelevato e trasportato l'organo, ma anche in altri passaggi dell'operazione

La procura di Napoli sta indagando sugli errori commessi nel trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, che ha provocato la morte di un bambino di due anni. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire con precisione cosa sia successo il 23 dicembre nel prelievo dell’organo, avvenuto all’ospedale San Maurizio di Bolzano, nel trasferimento al Monaldi e infine durante il trapianto. Si è subito parlato dell’inadeguatezza del trasporto, ma ora la procura sta indagando su molti altri elementi, soprattutto sui minuti trascorsi tra l’inizio del trapianto e l’arrivo del cuore in ospedale.
Le indagini, coordinate dalla procura di Napoli, sono svolte dal nucleo territoriale dei NAS, il reparto dei carabinieri specializzato nella tutela della salute pubblica. Sono indagati sette medici del Monaldi per omicidio colposo in concorso. L’ipotesi di reato, che inizialmente era di lesioni gravi, è stata riformulata per la morte del bambino, avvenuta il 21 febbraio dopo un progressivo peggioramento delle sue condizioni, e dopo che un gruppo di esperti aveva ritenuto che non fosse possibile un secondo trapianto. Non ci sono invece indagati tra il personale sanitario di Bolzano.
Il bambino era stato sottoposto a un trapianto a causa di una cardiomiopatia, una grave malformazione cardiaca che riduce l’efficienza del cuore. La patologia gli era stata diagnosticata poco dopo la nascita. Prima del trapianto il bambino aveva vissuto a casa con i genitori grazie a una terapia farmacologica, poi era stato trovato un cuore compatibile per il trapianto, grazie alla donazione dei genitori di un altro bambino che si trovava all’ospedale di Bolzano.
Come prevedono i protocolli nazionali, la mattina del 23 dicembre un gruppo di chirurghi e personale sanitario del Monaldi aveva raggiunto Bolzano e prelevato il cuore dal donatore.
Una relazione inviata il 18 febbraio dal dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della provincia di Bolzano al ministero della Salute riferisce che alcuni problemi potrebbero essersi verificati già durante il prelievo. Nel documento vengono segnalate difficoltà con il drenaggio e la perfusione. La perfusione è quel processo con cui si rimuove sangue dagli organi, che vengono poi irrorati con apposite soluzioni capaci di mantenerne attivo il metabolismo. È un passaggio importante, perché residui di sangue possono compromettere la conservazione dell’organo.
I problemi in sala operatoria avrebbero causato la congestione di fegato e cuore, tanto che nell’operazione sarebbe intervenuto anche il team di medici proveniente da Innsbruck, che si trovava in sala operatoria per prelevare dallo stesso donatore i reni e il fegato. I medici austriaci, interrogati dai carabinieri, hanno detto che l’incisione fatta dai chirurghi del Monaldi per far defluire il sangue era troppo piccola e che avevano più volte esortato i colleghi ad allargarla, prima di intervenire.
Secondo quanto ricostruito dalla procura, altri gravi errori sarebbero stati fatti nel trasporto. La procedura prevede che il cuore venga inserito in tre sacchetti sterili e messo in un contenitore apposito con del ghiaccio tritato. Nella relazione della provincia di Bolzano è stato scritto che i medici dell’ospedale di Napoli si erano presentati con un’attrezzatura inadeguata, cioè con un numero insufficiente di sacchetti e con un contenitore refrigerante obsoleto. Lo sostiene anche un’altra relazione inviata dalla Regione Campania al ministero della Salute, realizzata dopo un’ispezione.

Il contenitore di vecchia generazione usato per il trasporto del cuore prelevato a Bolzano e trapiantato al bambino dell’ospedale Monaldi di Napoli. La scritta “S.OP.C.CHPED” sta per “sala operatoria cardiochirurgia pediatrica” (ANSA)
Secondo la relazione, nella sala operatoria e nella farmacia del Monaldi erano disponibili tre contenitori per il trasporto di organi di ultima generazione, cioè dotati di un termostato per controllare la temperatura durante il trasporto. La squadra che si è occupata del prelievo dell’organo, però, ha portato a Bolzano un comune box isotermico, cioè creato per mantenere una temperatura costante al suo interno, una specie di borsa frigo in sostanza. I sanitari hanno detto che non sapevano che i nuovi dispositivi fossero disponibili e che non erano stati formati per utilizzarli.
Un altro errore, secondo quanto ricostruito dalla procura, è stato inserire nel contenitore del ghiaccio secco, ovvero anidride carbonica allo stato solido, che raggiunge una temperatura di -78 °C. Di solito per il trasporto viene usato del normale ghiaccio tritato, perché gli organi dovrebbero mantenersi a una temperatura di poco superiore al punto di congelamento, cioè sui 4 °C.
Entrambe le relazioni dicono che la squadra di medici del Monaldi aveva portato da Napoli una quantità insufficiente di ghiaccio, e che quindi ne ha chiesto dell’altro all’ospedale di Bolzano. Non è ancora del tutto chiaro come il ghiaccio secco sia finito all’interno del contenitore. Un’operatrice sanitaria dell’ospedale di Bolzano, sentita dai carabinieri, ha detto che l’hanno inserito lei e un collega dopo la conferma dei medici del Monaldi. Nessuno dei due sarebbe stato a conoscenza delle conseguenze dell’utilizzo del ghiaccio secco.
Gli avvocati di uno dei medici che si sono occupati del prelievo hanno scritto in una nota che il personale di sala ha portato il ghiaccio secco all’interno di un contenitore di polistirolo senza conoscerne i potenziali rischi, e che la sostanza non era distinguibile a occhio nudo dal ghiaccio normale.
La procura infine sta indagando sull’ipotesi che il cuore del bambino sia stato estratto al Monaldi diversi minuti prima dell’arrivo di quello nuovo in sala operatoria, e senza aver verificato che quest’ultimo fosse utilizzabile. Incrociando le informazioni fornite da un testimone con quelle contenute nella cartella clinica del bambino, la procura ha ricostruito che alle 14:18 sono iniziate le manovre di clampaggio, cioè l’applicazione di una pinza per isolare la circolazione sanguigna del cuore, che segna l’inizio della rimozione dell’organo. La comunicazione che confermava l’arrivo nell’ospedale del nuovo cuore, però, è arrivata non prima delle 14:22, e l’organo è entrato in sala operatoria solo dopo le 14:30.
Una procedura di questo tipo violerebbe ogni protocollo. Solitamente, infatti, il prelievo dell’organo dal ricevente avviene solo dopo che si è verificato lo stato del nuovo organo da trapiantare, controllando che non abbia subito danni nel trasporto.
In una relazione acquisita dagli ispettori regionali, il chirurgo che ha coordinato l’operazione al Monaldi ha scritto di aver avviato la rimozione dopo aver ricevuto la conferma «che tutto fosse conforme» e che solo dopo la rimozione «si prendeva piena consapevolezza delle criticità». Il chirurgo ha scritto che il cuore era inglobato in un blocco di ghiaccio e che ci sono voluti 20 minuti per scongelarlo. Alcuni testimoni hanno raccontato di tentativi fatti mettendo l’organo sotto l’acqua fredda, poi tiepida e infine calda. Il medico ha scritto di aver deciso di trapiantare comunque l’organo, nonostante il forte sospetto che potesse essersi danneggiato, perché non c’erano alternative, avendo già rimosso il cuore dal paziente.

Francesco Petruzzi, avvocato dei genitori del bambino, all’ospedale Monaldi di Napoli il 16 febbraio 2026 (ANSA/ Ciro Fusco)
La procura sta valutando anche il ritardo con cui i medici hanno comunicato alla famiglia i problemi avuti durante l’operazione. Dopo il tentativo di trapianto, il cuore scongelato non aveva funzionato e il bambino era stato collegato all’ECMO, un macchinario che permette la circolazione extracorporea del sangue. I genitori avevano saputo delle complicazioni ma erano stati informati solo a febbraio, dopo più di un mese di ricovero, che il cuore trapiantato al figlio era stato danneggiato in modo irreparabile prima ancora di entrare in sala operatoria. L’avvocato dei genitori del bambino, Francesco Petruzzi, ha parlato di un «palese tentativo di occultamento» dopo il trapianto. Anche per questo motivo il legale ha chiesto che l’ipotesi di reato venga cambiata da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale.
Martedì c’è stata la prima fase dell’autopsia sul corpo del bambino, che si svolgerà in incidente probatorio, uno strumento giuridico con cui durante le indagini preliminari si acquisisce una prova che potrebbe essere utilizzata nel corso di un processo. Il medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia del bambino, ha detto che da questa prima analisi non sembra che il cuore sia stato lesionato al momento del prelievo dall’altro corpo per poi essere trasportato (se n’era parlato perché questa possibilità era emersa da alcune testimonianze). Ci sarà però un’altra fase dell’autopsia il 28 aprile, quindi è ancora presto per fare valutazioni conclusive.



