C’è un’indagine per sfruttamento su un’altra grande azienda della logistica
Stavolta la procura di Milano ha sequestrato 24 milioni di euro a CEVA Logistics, seguendo un metodo ormai consolidato

La procura di Milano ha ordinato un sequestro preventivo di oltre 24 milioni di euro alla filiale italiana di CEVA Logistics, grande e importante azienda multinazionale che si occupa di trasporti e logistica, che gestisce molti centri logistici in Italia e che ha diversi miliardi di fatturato l’anno e 110mila dipendenti in circa 170 paesi. Oltre al sequestro, sono indagati l’amministratore delegato e due manager di CEVA Logistics per reati di tipo tributario.
La procura ha inoltre ordinato il sequestro preventivo di quasi 3 milioni di euro anche a un’altra società del gruppo CEVA, la CEVA Ground Logistics Italy, che si occupa delle spedizioni per conto di CEVA Logistics Italy. Entrambe hanno sede ad Assago, vicino a Milano. Secondo la procura, le due aziende si sarebbero assicurate grossi profitti affidando parte del lavoro ad aziende più piccole che evadevano sistematicamente l’IVA (l’imposta sulla vendita di beni e servizi) impiegando manodopera irregolare.
Con accuse simili, la procura di Milano aveva già avviato provvedimenti contro CEVA Logistics nel 2019, quando l’aveva messa in amministrazione giudiziaria (una misura con cui il tribunale, su richiesta della procura, nomina uno o più funzionari per correggere pratiche illecite all’interno di un’azienda). CEVA Logistics si era riorganizzata per regolarizzare la propria filiera e nel 2020 l’amministrazione giudiziaria era stata revocata.
Ora l’azienda è nuovamente oggetto di un’inchiesta, per fatti che risalgono al periodo che va dal 2020 al 2024, quindi a partire dallo stesso anno in cui la misura era stata revocata: facendo riferimento a tutto questo, la procura di Milano ha parlato di un «perdurante orientamento della politica/strategia di impresa di CEVA Logistics Italia all’illecito».
La procura, nello specifico, ha accusato CEVA di aver guadagnato parte dei propri profitti avvalendosi in maniera sistematica di quelle che la stessa procura definisce «società serbatoio», cioè cooperative, consorzi o microaziende a cui i grandi marchi subappaltano parte del lavoro.
In queste aziende, formate da poche persone e in cui spesso è difficile individuare i responsabili (perché chiudono e riaprono di frequente con altri nomi), vengono manipolate le buste paga in modo da permettere alle aziende di non pagare l’IVA, o i contributi: gli stipendi vengono per esempio pagati con indennità di trasferta, esente da tasse, senza che il lavoratore si sia mai spostato dal magazzino; oppure si ricorre al metodo del falso part time: su dieci o dodici ore al giorno lavorate, in busta paga ne compaiono quattro o cinque.
La procura ha scritto che la filiale italiana del gruppo CEVA è «priva di qualsiasi presidio idoneo a selezionare i fornitori dei servizi di logistica», e che quindi, non dotandosi di meccanismi di controllo adeguati, agevoli lei stessa pratiche illecite all’interno della sua filiera, traendone profitto.
Con queste accuse, la procura di Milano – in particolare il procuratore Paolo Storari – ha già avviato molte altre inchieste contro grandi aziende della logistica, uno dei settori dell’economia italiana cresciuti di più, spesso a scapito dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Altri provvedimenti hanno riguardato la grande distribuzione, la moda o le aziende che impiegano i rider, sempre con accuse di pratiche illecite, sfruttamento e caporalato all’interno delle filiere: proprio per via dei meccanismi di appalto e subappalto, queste filiere sono da anni lunghe, ramificate e frammentate, motivo per cui è generalmente difficile individuare i responsabili delle pratiche illecite nelle aziende più piccole.
La procura di Milano sta adottando da anni un approccio diverso: non più dal basso verso l’alto, cioè dalle cooperative alle aziende, ma dall’alto verso il basso. In questo modo gli investigatori si concentrano direttamente sui beneficiari finali dei vantaggi economici di quelle filiere, cioè i grandi gruppi.
Il sequestro preventivo è una misura prevista invece dal codice penale, con cui vengono sottratte all’azienda committente somme equivalenti al profitto ricavato dal mancato pagamento dell’IVA, o dei contributi. Sono misure che la procura chiede al tribunale di applicare, prima che inizi il processo, sulla base di quanto raccolto durante le indagini. Nel provvedimento con cui ha ordinato il sequestro preventivo a carico dalla filiale italiana di CEVA, la procura di Milano ha elencato altre grandi aziende della logistica contro cui ha avviato provvedimenti simili – tra cui DHL, GLS, BRT, Geodis, UPS e Fedex – e stimato incassi per lo stato per oltre un miliardo di euro.
In passato diversi provvedimenti della procura di Milano – sia di amministrazione giudiziaria che di sequestri preventivi – si sono conclusi con accordi in cui le aziende hanno introdotto più controlli sui fornitori, ispezioni a sorpresa, divieti di subappalto del lavoro ad altre aziende. In altri casi hanno accettato di assumere direttamente una parte dei lavoratori impiegati dai fornitori in condizioni di illegalità: sempre secondo una stima della stessa procura contenuta nel provvedimento contro CEVA Logistics, i lavoratori regolarizzati sarebbero oltre 54mila.



