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  • Giovedì 5 marzo 2026

La nave russa affondata nel mar Mediterraneo per un attacco esplosivo

La Russia ha accusato gli ucraini, che impiegando droni marini avrebbero causato un incendio a bordo: non sarebbe la prima volta

Un'immagine dall'alto della metaniera russa Arctic Metagaz danneggiata, 3 marzo 2026 (dal profilo X di OSINTechnical)
Un'immagine dall'alto della metaniera russa Arctic Metagaz danneggiata, 3 marzo 2026 (dal profilo X di OSINTechnical)

Una nave metaniera russa che trasportava gas naturale liquefatto nel mar Mediterraneo, tra la Libia e Malta, è esplosa nel tardo pomeriggio di martedì ed è affondata. I trenta membri dell’equipaggio sono stati soccorsi e sono stati portati nella città libica di Bengasi. La Russia ha accusato l’Ucraina dell’attacco, sostenendo che abbia colpito la nave con dei droni marini: per ora l’Ucraina non ha commentato, ma non sarebbe la prima volta che conduce un attacco di questo tipo.

Le fotografie circolate sui social mostrano un ampio squarcio su un fianco dello scafo della nave e molto fumo che esce dalla nave. Secondo le autorità marittime libiche sulla nave ci sono state esplosioni improvvise, seguite da un grosso incendio visibile anche a grande distanza.

È successo a circa 150 miglia nautiche (240 chilometri) dalla città libica di Sirte: le forze armate di Malta avevano ricevuto la segnalazione di una imbarcazione nella propria zona SAR (in inglese search and rescue) – cioè quelle aree di mare in cui gli stati costieri competenti si impegnano a mantenere attivo un servizio di ricerca e salvataggio – ed erano intervenute.

La metaniera si chiamava Arctic Metagaz, era lunga 277 metri e trasportava circa 61mila tonnellate di gas naturale liquefatto. Secondo i dati del sito specializzato di tracciamento Maritime Traffic, era diretta a Porto Said, nel nordest dell’Egitto. Le autorità libiche hanno detto che era salpata dalla città russa nordoccidentale di Murmansk, sul mare di Barents, ma sui siti di tracciamento questo passaggio non si vede: sappiamo che Maritime Traffic la colloca in Cina il 4 gennaio, e VesselFinder a Porto Said il 27 gennaio. Ci sono altre toccate in altri porti, ma non vengono mostrate.

Il ministero dei Trasporti russo ha sostenuto che i droni ucraini sarebbero partiti dalle coste libiche, e il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di un attacco terroristico. I droni marini sono piccole imbarcazioni senza pilota guidate a distanza, che vengono caricate di esplosivi e vanno a schiantarsi contro l’obiettivo. Il loro impiego da parte dell’Ucraina è diventato visibile negli ultimi anni: li ha usati contro le navi russe nel mar Nero già nel 2023 e più di recente lo scorso novembre.

L’obiettivo dichiarato dall’Ucraina è colpire la cosiddetta “flotta fantasma” russa, di cui fanno parte quelle navi anche non russe che trasportano clandestinamente il petrolio e il gas per aggirare le sanzioni contro la Russia. Gli attacchi coi droni alle navi e alle raffinerie russe sono infatti considerati un tentativo dell’Ucraina di mostrare di essere in grado di colpire la Russia in uno dei suoi settori più redditizi, e che la Russia usa per finanziare la sua guerra di invasione.

– Leggi anche: Cos’è questa flotta fantasma che trasporta petrolio in tutto il mondo

Secondo l’Ucraina Arctic Metagaz fa comunque parte della flotta fantasma, e risulta soggetta a sanzioni anche da parte dell’Unione Europea. Negli ultimi tempi stando a diversi analisti l’Ucraina ha intensificato la sua campagna contro le navi della flotta fantasma, specialmente le petroliere, espandendosi al di fuori del mar Baltico e del mar Nero e operando nel mar Mediterraneo. Alcuni di questi attacchi sono stati apertamente rivendicati, altri no, ma vari elementi inducono a pensare che dietro ci sia in effetti l’Ucraina. A dicembre l’SBU, i servizi segreti ucraini, ha esplicitamente dichiarato di avere colpito con dei droni una petroliera russa nel Mediterraneo.

Ci sono forti sospetti che i servizi segreti ucraini abbiano avuto un ruolo in almeno altri cinque attacchi condotti nel Mediterraneo contro navi riconducibili alla “flotta fantasma”, tra il dicembre del 2024 e il dicembre del 2025. Tra questi c’è il sabotaggio alla petroliera Seajewel dello scorso febbraio: due esplosioni avevano provocato altrettanti squarci nello scafo mentre era ancorata davanti a Vado Ligure, in provincia di Savona. La procura di Genova aveva aperto allora un’inchiesta per naufragio con l’aggravante del terrorismo, di cui non si è più saputo niente.

A settembre Serhii Kuznetsov, l’uomo ucraino arrestato in Italia perché accusato di aver partecipato al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel 2022, era stato sentito in carcere da chi indaga, pensando che potesse essere coinvolto nel caso della Seajewel: il suo avvocato Nicola Canestrini ha detto al Post che Kuznetsov ha detto di non saperne niente.

Da allora la Seajwel è stata riparata in Grecia e ha cambiato nome: ora si chiama Gattaca e pare sia stata venduta dal precedente armatore greco a un’altra compagnia greca, la Star Marine Management. Thenamaris, l’azienda proprietaria della Seajwel quando c’è stata l’esplosione, ha detto che non dà informazioni sulle sue attività commerciali, mentre la Star Marine non ha mai risposto.

– Leggi anche: Ci sono attacchi esplosivi alle petroliere nel Mediterraneo