La versione di Crosetto sul suo viaggio a Dubai non sta in piedi

I racconti del ministro della Difesa sono lacunosi, inverosimili e contraddittori

di Valerio Valentini

Il ministro alla Difesa Guido Crosetto in aula alla Camera, il 18 febbraio 2026 (ANGELO CARCONI/ANSA)
Il ministro alla Difesa Guido Crosetto in aula alla Camera, il 18 febbraio 2026 (ANGELO CARCONI/ANSA)

Sabato mattina, mentre il governo italiano era in apprensione per la guerra appena iniziata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, il ministro della Difesa Guido Crosetto era a Dubai. Da giorni varie strutture di sicurezza del governo erano in allerta per un più che probabile imminente attacco americano a Teheran, ma il principale responsabile delle Forze armate italiane era all’estero, per presunti motivi personali, e senza che apparentemente né la presidente del Consiglio né il ministro degli Esteri ne sapessero nulla.

La notizia ha generato prima un certo clamore; quindi molto imbarazzo all’interno dello stesso ministero della Difesa tra i consiglieri di Crosetto, e un po’ ovunque nel governo. Lunedì Crosetto ha dato un’intervista a Repubblica per chiarire alcuni degli aspetti più paradossali della vicenda: ma le spiegazioni che ha dato hanno reso ancor più inverosimile e contraddittoria la sua versione.

– Leggi anche: Le cose da sapere sull’Iran per capire questa guerra

Si è capito che Crosetto non fosse a Roma già nella mattinata di sabato. Nel giro di un’ora circa, tra le 9 e le 10, Crosetto si è prima collegato in diretta telefonica col Tg1, durante un’edizione straordinaria dedicata alla guerra; poi ha partecipato a una riunione telefonica convocata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Intorno alle 15:30 Il Fatto Quotidiano ha scritto che Crosetto si trovava a Dubai, ripreso da altri giornali online e dalle agenzie di stampa, e ha generato una certa curiosità: perché dopo che l’Iran aveva colpito per rappresaglia l’aeroporto di Dubai, gli Emirati Arabi Uniti avevano sospeso i voli chiudendo il proprio spazio aereo, per cui a quel punto il ministro della Difesa italiano, durante una guerra di interesse mondiale, era bloccato all’estero.

Poco dopo le 19 Meloni ha presieduto una nuova riunione, stavolta in presenza, a Palazzo Chigi. C’erano il sottosegretario Alfredo Mantovano, il suo consigliere diplomatico Fabrizio Saggio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani col suo capo di gabinetto Francesco Genuardi, i tre direttori dei servizi segreti, Giovanni Caravelli, Vittorio Rizzi e Bruno Valensise. Matteo Salvini era collegato da remoto, così come Crosetto. Alcune immagini diffuse da Palazzo Chigi – il cosiddetto giro tavolo, cioè la copertura video di pochi secondi e senza audio che viene poi offerta alle televisioni per montare i servizi – mostrano Crosetto collegato col suo smartphone (iPhone di Guido, si legge), mentre parla all’aperto.

Le spiegazioni dello staff di Crosetto in quelle prime ore erano sostanzialmente queste: Crosetto era partito venerdì con un volo civile per andare a Dubai per motivi familiari, senza sapere dell’imminente attacco all’Iran, era rimasto poi sorpreso dalla rappresaglia iraniana contro gli Emirati Arabi Uniti, e dunque bloccato a Dubai non potendo far rientro in Italia. Nelle ore successive, fonti del ministero della Difesa hanno suggerito che Crosetto fosse in apprensione per sua moglie e i suoi figli, che erano lì in vacanza, ed era dunque andato personalmente per riportarli tutti in sicurezza in Italia, ma sempre con un volo civile. Ed è una versione che nella sostanza Crosetto ha confermato sia su X che a Repubblica.

È però una versione che non dà conto dei precedenti spostamenti di Crosetto. Al Post risulta infatti che Crosetto fosse già stato a Dubai nei giorni precedenti, molto probabilmente per accompagnare la famiglia; che abbia poi fatto altri viaggi all’estero, e che sia infine tornato a Dubai venerdì. Sembra quindi che Crosetto abbia trascorso la gran parte della scorsa settimana in viaggio, facendo una sosta in Italia tra mercoledì e giovedì. Nella sua agenda ufficiale della settimana scorsa, non risulta ci siano stati incontri ufficiali o missioni istituzionali all’estero: o perlomeno non sono stati resi pubblici finora.

Nel pomeriggio di lunedì Crosetto, riferendo alle commissioni Esteri di Camera e Senato, ha detto che aveva deciso di concedersi un periodo di vacanze a Dubai con la famiglia – in effetti la famiglia trascorre molto tempo all’anno, a Dubai – avendo ritenuto quel luogo sicuro visto che durante il precedente attacco americano e israeliano contro l’Iran, nel giugno scorso, gli Emirati non erano stati interessati dalla risposta armata del regime iraniano. Ha lasciato anche intendere di aver informato preventivamente le strutture di intelligence responsabili della sicurezza del ministero, e di aver valutato con loro che non c’erano rischi incombenti per quella settimana, e che semmai l’attacco all’Iran era previsto per la settimana seguente, cioè questa. In quei giorni di vacanza, spostandosi più volte, Crosetto ha comunque detto di essere stato pienamente operativo. Ha fatto anche sapere, senza fornire dettagli, di aver avuto incontri istituzionali con le massime autorità di Dubai.

Domenica un aereo dell’Aeronautica è partito dall’aeroporto di Pratica di Mare, poco fuori Roma, ed è arrivato a Muscat, in Oman, dove Crosetto era stato accompagnato – viaggiando con un pulmino privato insieme ai suoi familiari, come lui stesso ha detto in parlamento – da agenti di scorta emiratini. Da lì Crosetto è tornato a Roma, da solo, domenica sera. Mentre era ancora in volo ha scritto su X: «Sto rientrando in Italia continuando a gestire da ieri la situazione delicata con tutti gli strumenti tecnici necessari per farlo anche all’estero. Rientrerò come ovvio da solo, per evitare l’esposizione ad ulteriori pericoli ad altri che viaggiando con me in condizioni attuali possono essere messi a rischio. Lo farò ovviamente con un aereo militare, e lascerò qui la mia famiglia (che comprende la scelta), dopo essermi sincerato che per loro, come per gli altri cittadini italiani e stranieri, non ci siano rischi rilevanti se non quelli di nefasta casualità».

E qui c’è una prima cosa che non sta in piedi. Il motivo per cui un ministro della Difesa non viaggia mai senza scorta, e praticamente mai con voli civili come tutti i cittadini, è legato a ragioni di sicurezza. Sicurezza del ministro stesso, e dunque della Repubblica; ma anche sicurezza della gente con cui entrerebbe in contatto se viaggiasse come una persona qualunque. Se un ministro della Difesa dovesse essere oggetto di un attentato, per esempio, anche i passeggeri del suo volo ne sarebbero coinvolti.

Dunque, quando Crosetto scrive che «rientrerò come ovvio da solo, per evitare l’esposizione ad ulteriori pericoli ad altri che viaggiando con me in condizioni attuali possono essere messi a rischio», viene da chiedersi se quegli stessi rischi di esporre persone a pericoli non li avesse valutati anche nel suo viaggio a Dubai fatto con un aereo civile. Secondo alcune confidenze fatte in privato dal ministro, lui si è imbarcato a Fiumicino per Dubai con altre 300 persone.

Nella sua intervista a Repubblica, Crosetto ha poi detto: «Sono venuto [a Dubai, ndr] perché le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione. E quando ho capito che — a differenza di altre volte — ci sarebbe potuto essere anche un attacco agli Emirati Arabi Uniti, ho deciso di portare a casa la mia famiglia. Dovevano partire la mattina (e quindi saremmo arrivati tranquillamente), ma per un mio impegno istituzionale ad Abu Dhabi abbiamo preso il volo del pomeriggio». Anche questa versione è abbastanza contraddittoria. Crosetto va più volte a Dubai dopo aver valutato – «non da solo» come ha chiarito in parlamento, facendo evidentemente riferimento ad altri apparati di sicurezza – che non c’erano ragioni di apprensione. Poi all’improvviso capisce che un attacco agli Emirati è possibile, e dunque «ho deciso di portare a casa la mia famiglia».

Non è chiaro quando sia sopravvenuta questa consapevolezza. Quel che è chiaro è che il governo italiano non ha ritenuto di avvertire gli italiani presenti a Dubai di un possibile attacco imminente, quando invece il ministro della Difesa era al corrente di quel pericolo. Mentre Crosetto stava cercando di portare a casa la sua famiglia, non risulta che né la presidenza del Consiglio, né il ministero degli Esteri, né l’ambasciata italiana ad Abu Dhabi o il consolato generale a Dubai abbiano sollecitato gli italiani presenti negli Emirati a prendere precauzioni.

Inoltre, Crosetto dice che una volta che ha deciso di portare via la sua famiglia, anziché ripartire il prima possibile si è trattenuto a Dubai «per un mio impegno istituzionale». Con ogni probabilità si tratta dell’incontro con il ministro per la Difesa degli Emirati, Mohammed bin Mubarak al Mazrouei, avvenuto nel pomeriggio di sabato. Ma se aveva in programma degli incontri istituzionali, perché Crosetto è andato a Dubai da privato cittadino? È assai raro che si facciano incontri così importanti e delicati senza avere con sé non solo una scorta, ma anche consiglieri che preparino i documenti, uno staff per gestire le questioni logistiche e operative. Quando due ministri della Difesa si incontrano, tanto più nel bel mezzo di una guerra internazionale, i colloqui vanno preparati e seguiti per bene, non si tratta di chiacchierate estemporanee.

Crosetto ha detto che è stato lui a pretendere di andare senza scorta o accompagnatori. Ha sostanzialmente rivendicato di aver sfruttato le vacanze con la sua famiglia per partecipare a impegni che rientrano nelle sue prerogative di ministro. È una cosa quantomeno irrituale. E lo è ancor più per un ministro della Difesa: che appunto per la delicatezza del suo ruolo viene abitualmente seguito dalla scorta in ogni spostamento. In Italia, Crosetto e i suoi predecessori vengono accompagnati da agenti di sicurezza pressoché ovunque, anche durante impegni privati o di partito. È alquanto anomalo che un ministro della Difesa passi giorni interi all’estero senza alcuna tutela.

E qui si arriva a un’altra stranezza di questa vicenda. Il governo sapeva che Crosetto era a Dubai? Lo staff della presidente del Consiglio, ufficialmente, non commenta. Informalmente trapela un certo stupore, come se davvero nessuno ne fosse al corrente. Crosetto ha detto però di aver pianificato il suo viaggio dandone «non da solo»: se dunque gli apparati di sicurezza sapevano, è difficile che nessun altro nel governo ne fosse a conoscenza. I servizi segreti, che di solito vigilano sugli spostamenti del ministro della Difesa, rispondono direttamente alla presidente del Consiglio.

Domenica Tajani ha detto chiaramente che lui non sapeva che Crosetto fosse lì. E questo è piuttosto anomalo: le ambasciate italiane all’estero vengono informate quando un ministro viaggia in quel certo paese. Se Crosetto, avendo trascorso vari giorni a Dubai, non avesse avuto contatti con l’ambasciata, sarebbe strano. Al Post risulta però che Crosetto abbia avuto vari contatti con l’ambasciatore italiano ad Abu Dhabi, con cui ha anche mangiato in almeno un’occasione, la sera di venerdì. Gli ambasciatori dipendono dal ministero degli Esteri: come mai, dunque, Tajani non sapeva?

Infine resta da capire se davvero Crosetto, come dice, sia stato sempre pienamente operativo in una settimana così turbolenta. Il ministro della Difesa è uno dei ruoli più delicati che ci siano: parla coi vertici delle Forze armate, coi direttori dei servizi segreti, coi suoi omologhi stranieri, e deve essere sempre sicuro di poterlo fare in piena sicurezza, senza essere intercettato o ascoltato. Il ministro della Difesa, inoltre, deve essere sempre nelle condizioni di poter dare ordini rapidi e definitivi alle Forze armate: autorizzare attacchi militari, spostamenti di mezzi o truppe, eccetera.

Alcune decisioni possono essere delegate ai suoi sottoposti; altre, per prassi collaudata nei decenni, deve essere il ministro in prima persona a prenderle. Sono tutte cautele che possono essere gestite anche durante le missioni all’estero, con preparazione e qualche fatica in più, ma se un ministro gira per giorni da solo, senza scorta né collaboratori e spostandosi con voli civili, diventa tutto molto complicato.