Il ritorno a sorpresa dello Zimbabwe nel cricket che conta
La nazionale africana non è più solo la squadra dei bianchi del paese, e ai Mondiali ha fatto un figurone anche per questo, dopo anni di crisi

In India e in Sri Lanka si stanno svolgendo i Mondiali maschili di Cricket T20, uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo. Sono stati i primi di sempre per l’Italia, che però ha vinto solo una partita ed è stata eliminata ai gironi. Ma sono stati anche quelli del ritorno dello Zimbabwe, paese dell’Africa meridionale che finora è stato la grande sorpresa del torneo, dopo tanti anni di crisi politica, economica e sportiva. Ha battuto l’Australia e lo Sri Lanka (ritenute molto più forti) ed è andato vicino alle sue prime semifinali mondiali. Soprattutto, lo ha fatto con una squadra sempre più rappresentativa della popolazione del paese ed entusiasmante.
Fino a qualche decennio fa, infatti, in Zimbabwe il cricket era uno sport seguito e praticato quasi solo dalla minoranza bianca del paese. Era stato importato alla fine dell’Ottocento dai coloni britannici che avevano occupato la zona, chiamandola Rhodesia. E dato che era considerato uno sport d’élite e lì vigeva un regime segregazionista, alla popolazione nera fu vietato di partecipare a gare e tornei ufficiali.
Anche quando finì l’apartheid e lo Zimbabwe ottenne l’indipendenza nel 1980, la nazionale continuò a generare poco entusiasmo. Partecipò al suo primo Mondiale nel 1983, ma con una squadra composta solo da giocatori bianchi e per niente rappresentativa della maggioranza del paese. Nonostante qualche vittoria notevole, le sconfitte erano tante e i giocatori migliori cambiavano nazionalità per andare a giocare in nazionali più forti.

Le otto squadre che parteciparono ai Mondiali del 1983; lo Zimbabwe è quella più a sinistra, 8 giugno 1983 (Photo by Adrian Murrell/Allsport/Getty Images/Hulton Archive)
Le cose iniziarono a cambiare tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, quando lo Zimbabwe iniziò a vincere contro avversari di alto livello. Nel 1992 ottenne pure lo status di “nazione Test”: è il titolo che permette a una nazionale di giocare il test cricket, la versione più lunga e antica dello sport, in cui le partite possono durare fino a cinque giorni. Le altre due versioni, più brevi e spettacolari, sono il one-day (le cui partite durano poco meno di 10 ore) e il T20 (le cui partite durano circa 3 o 4 ore).
Gli anni tra il 1997 e il 2002 furono i più memorabili per lo Zimbabwe: aveva in squadra il giocatore più forte del mondo, Andy Flower, e batteva squadre affermate come India e Sudafrica. Contemporaneamente lo sport diventava sempre più popolare e integrato, e il campionato locale sempre più competitivo.
Fu proprio nel suo momento migliore che il cricket in Zimbabwe iniziò ad affrontare una grossa crisi politica ed economica, dentro e fuori dallo sport. Nel 2000 il dittatore Robert Mugabe – al potere dal 1987 – confiscò le aziende agricole del paese di proprietà dei cittadini bianchi per cancellare la vecchia eredità coloniale. I risultati furono disastrosi e l’iperinflazione rese il valore della moneta pressoché nullo.
Mugabe cercò di fare una cosa simile anche con il cricket, imponendo a ogni livello una quota fissa di giocatori, allenatori e amministratori neri. Per tutta risposta, durante una partita dei Mondiali del 2003 Andy Flower (che era bianco) e Henry Olonga (il primo giocatore nero dello Zimbabwe nel cricket) indossarono una fascia nera per «piangere la morte della democrazia» nel loro paese. Furono subito tolti dalla squadra, e come loro anche gli altri giocatori che avevano protestato contro il nuovo sistema.

Robert Mugabe (al centro) di fianco a Andy Flower (il secondo da destra) e altre persone in occasione di una partita tra Zimbabwe e Sudafrica, 13 ottobre 1995 (Graham Chadwick/Allsport/Getty Images/Hulton Archive)
Senza soldi e senza giocatori, per lo Zimbabwe del cricket iniziò un lungo periodo di delusioni. Nel 2019 fu persino sospeso dalla ICC (la federazione internazionale di cricket) perché il governo era intervenuto nella gestione della federazione nazionale, violando il requisito di neutralità politica. Nel 2023 ci fu il suo punto più basso: perse contro l’Uganda e non riuscì a qualificarsi ai Mondiali di cricket T20 dell’anno dopo.
Insomma, considerando tutto ciò che la nazionale ha attraversato negli ultimi vent’anni, vedere lo Zimbabwe vicino alle semifinali di un Mondiale è davvero eccezionale.
Il merito è dei giovani giocatori talentuosi che compongono la squadra, ma anche dell’ottima gestione da parte della federazione nazionale. Negli ultimi due anni ha organizzato numerose partite di test cricket (utili per fare esperienza), ha quasi azzerato i propri debiti e ha investito molto nelle infrastrutture locali. Un risultato sorprendente, se si considera che né la crisi economica né quella politica si sono risolte, nel frattempo.

Il giocatore dello Zimbabwe Sikandar Raza durante la partita contro lo Sri Lanka, 19 febbraio 2026 (Robert Cianflone/Getty Images)
Alla fine, in questi Mondiali lo Zimbabwe ha dovuto fare i conti con una nazionale troppo forte, l’India, che giovedì lo ha battuto ed eliminato dal torneo, ma le sue prospettive rimangono più che buone. C’è un grande entusiasmo intorno alla squadra, ora che rappresenta davvero la maggioranza del paese. E non dovrà nemmeno preoccuparsi di qualificarsi per i Mondiali di one-day dell’anno prossimo, perché – ospitandoli – vi parteciperà di diritto.



