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  • Venerdì 27 febbraio 2026

Ci sono cose che non tornano nella storia del motoscafo statunitense fermato a Cuba

Il governo cubano ha sbagliato a identificare almeno una delle persone a bordo, e c'è una lunghissima storia di operazioni sospette tra i due paesi

Una centrale termoelettrica a Santa Cruz del Norte, Cuba, febbraio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Una centrale termoelettrica a Santa Cruz del Norte, Cuba, febbraio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
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Ci sono molti elementi poco chiari nella storia del motoscafo statunitense intercettato mercoledì dalla Guardia costiera di Cuba. Il regime cubano ha descritto così la vicenda: un motoscafo proveniente dalla Florida con a bordo 10 persone armate si sarebbe avvicinato alle coste cubane. Gli uomini, che avrebbero avuto fucili, pistole, esplosivi e giubbetti antiproiettile, avrebbero iniziato a sparare contro la Guardia costiera, che ha risposto al fuoco. Alla fine quattro degli uomini sul motoscafo sarebbero stati uccisi, gli altri arrestati. Secondo il governo gli uomini stavano cercando di infiltrarsi nel paese «per scopi terroristici».

Il governo cubano ha fornito vari elementi per provare le sue accuse, come il numero di licenza del motoscafo e i nomi dei partecipanti alla spedizione. Qui sono cominciate le incongruenze: i media statunitensi hanno rintracciato Roberto Azcorra Consuegra, uno degli uomini che il governo di Cuba aveva detto di aver arrestato, e l’hanno trovato a casa sua a Miami, in Florida. «In teoria dovrei essere ferito e in prigione», ha detto lui al New York Times.

Il fatto che il governo cubano abbia detto inizialmente che Azcorra Consuegra era tra le persone catturate fa pensare che l’intelligence cubana sapesse almeno qualcosa dell’operazione, anche se non ci sono prove. «Sanno perfettamente chi sono», ha detto Azcorra Consuegra, che è un noto attivista contro il regime cubano. «O mi hanno confuso con qualcun altro, oppure pensavano che sarei stato lì» sul motoscafo.

Il governo cubano ha poi diffuso un comunicato in cui ha ammesso l’errore, ma ha ribadito le altre informazioni. Tutti gli altri uomini sono esuli cubani che vivono negli Stati Uniti: un funzionario statunitense ha detto al New York Times che almeno due sono cittadini statunitensi e gli altri hanno il permesso di soggiorno. Quelli rintracciati finora sembrano effettivamente spariti. Anche il motoscafo risulta registrato in Florida: il proprietario ha detto che qualcuno gliel’aveva rubato negli scorsi giorni.

Più in generale, però, tutto l’andamento dell’operazione è stato inusuale. Anzitutto è sembrata decisamente maldestra. Se davvero è andata come sostiene il regime cubano (la cui ricostruzione è l’unica disponibile), non si capisce perché questi 10 uomini fossero molto bene armati ma al tempo stesso evidentemente impreparati nella loro presunta operazione di infiltrazione: si sono fatti immediatamente scoprire e neutralizzare.

Il tentativo di infiltrazione è avvenuto inoltre in un momento molto delicato per le relazioni tra Cuba e Stati Uniti, in cui l’amministrazione di Donald Trump sta facendo pressioni economiche contro il regime che governa Cuba, anche se negli ultimi giorni ci sono stati alcuni segnali di distensione. Se davvero è andata come ha detto il governo cubano, non è chiaro quale fosse lo scopo degli uomini. È possibile che volessero fare operazioni per destabilizzare il regime o sobillare la popolazione: in questo caso la versione cubana tornerebbe. Ci sono però altre possibilità.

Da decenni tra Cuba e gli Stati Uniti c’è una fitta storia di operazioni militari o paramilitari infiltrate dalle intelligence dell’uno o dell’altro paese. Quasi sempre a queste operazioni partecipa la comunità degli esuli cubani negli Stati Uniti, che è molto attiva nelle azioni di contrasto, anche violento, al regime cubano. Molti degli uomini che hanno partecipato all’operazione di questa settimana, peraltro, erano attivisti antigovernativi.

Nel 1961 ci fu la celebre invasione della Baia dei Porci, in cui circa 1.400 uomini, quasi tutti esuli cubani istruiti dalla CIA, sbarcarono a Cuba per cercare di rovesciare il regime del leader rivoluzionario Fidel Castro. Furono in gran parte catturati, e tutta l’operazione fu un grosso fallimento per gli Stati Uniti. Nei decenni successivi gli esuli cubani, in alcuni casi sostenuti dalla CIA e in altri no, hanno tentato molte volte di infiltrarsi a Cuba, organizzare attentati e perfino uccidere Castro.

Al tempo stesso, però, anche l’intelligence cubana è stata molto attiva. Un caso noto risale al 1996, quando il regime abbatté due aerei dell’organizzazione di esuli Brothers to the Rescue mentre si avvicinavano all’isola. Si scoprì ben presto, tuttavia, che l’intelligence cubana si era infiltrata nell’organizzazione, e che il regime sapeva perfettamente come e quando gli aerei sarebbero arrivati. Gli esuli cubani sospettano anche che in alcuni casi ci siano state delle operazioni false flag, cioè organizzate dallo stesso governo cubano per mostrarsi come vittima di aggressioni continue da parte degli Stati Uniti.