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  • Mercoledì 25 febbraio 2026

È morto il colonnello Antonio Tejero, quello del “golpe Tejero”

Proprio nel giorno in cui il governo spagnolo ha desecretato decine di documenti sul colpo di stato militare che tentò nel 1981

Antonio Tejero nell'aula del parlamento, a Madrid, durante il suo tentato golpe
Antonio Tejero nell'aula del parlamento, a Madrid, durante il suo tentato golpe (ARCHIVIO - MANUEL P. BARRIOPEDRO ANSA-CD)

È morto a 93 anni l’ex tenente colonnello Antonio Tejero, l’autore del colpo di stato militare tentato nel 1981 in Spagna per impedire la transizione alla democrazia, iniziata dopo la morte del dittatore Francisco Franco, solo sei anni prima. Il colpo di stato, ricordato come golpe Tejero, è uno dei momenti storici più noti della storia spagnola e fallì perché il re, Juan Carlos, si rifiutò di appoggiarlo e fece un celebre discorso alla nazione, trasmesso in tv, in cui chiese ai militari di desistere.

Proprio mercoledì il governo spagnolo ha pubblicato online 167 documenti finora secretati, con l’obiettivo di confutare alcune teorie del complotto circolate dopo il golpe. La principale è che il re ne fosse a conoscenza, come sostennero i golpisti al processo. La pubblicazione era stata annunciata in questi giorni, in occasione del 45esimo anniversario del golpe Tejero, che fu il 23 febbraio.

– Leggi anche: Il tentato colpo di stato in Spagna, 40 anni fa

Il golpe iniziò alle 18:24 quando Tejero, colonnello della Guardia Civile, fece irruzione nel parlamento spagnolo a Madrid insieme ad altri militari, che iniziarono a sparare verso il tetto dell’edificio e presero in ostaggio i deputati presenti. L’obiettivo dei soldati era impedire l’insediamento del governo di Leopoldo Calvo-Sotelo e ripristinare la dittatura, ma furono arrestati dopo circa 18 ore. La foto che correda questo articolo, con Tejero in aula con la pistola in pugno, è rimasta l’immagine più riconoscibile del golpe.

Il discorso di Juan Carlos che, di fatto, fece fallire il golpe

Per il golpe, Tejero fu condannato a trent’anni di carcere per ribellione armata, ed espulso dalle forze armate. Dopo averli scontati, gli ultimi in un regime di libertà vigilata, era rimasto un simbolo dell’estrema destra apologetica di Franco. Mentre era in carcere fondò anche un partito politico, Solidarietà Spagnola, che fu un sostanziale fallimento: alle elezioni del 1982 prese solo lo 0,14 per cento dei voti.

Negli ultimi anni le apparizioni pubbliche di Tejero si erano diradate, e lo scorso autunno erano circolate notizie sul peggioramento della sua salute. Una delle ultime apparizioni pubbliche fu nel 2019, per partecipare alla cerimonia per il trasferimento dei resti di Franco al cimitero Mingorrubio di Madrid: fino ad allora si trovavano nella monumentale Valle de los Caídos, luogo di pellegrinaggio di decine di migliaia di sostenitori del “franchismo”, da cui furono spostati per decisione del governo socialista di Pedro Sánchez, tuttora prima ministro, tra molte polemiche.

Il primo ministro Adolfo Suárez aiuta il suo vice, Manuel Gutiérrez Mellado, durante il tentativo di colpo di stato nel parlamento spagnolo a Madrid, 23 febbraio 1981

Il primo ministro Adolfo Suárez con il suo vice, Manuel Gutiérrez Mellado, durante il tentativo di colpo di stato (EPA/Manuel Hernandez de Leon)

La pubblicazione dei documenti sul golpe Tejero era molto attesa, tanto che il sito del governo è andato temporaneamente offline a causa dei molti accessi, ma non sembrano contenere cose nuove. L’unica, al momento, è che sei agenti dei servizi segreti erano coinvolti nei piani di Tejero. Non contengono prove sulle presunte implicazioni del re, invece, casomai del contrario.

Per esempio, in un documento scritto a mano attribuito ai golpisti si sostiene che uno dei loro principali errori sia stato «lasciare libero il Borbone», cioè Juan Carlos, «e trattarlo come se fosse un uomo d’onore». C’è anche la trascrizione di una telefonata tra il re e Milans del Bosch, uno degli alleati di Tejero che guidò i golpisti nella zona di Valencia, in cui gli intima di ritirarsi dicendo «giuro che non abdicherò né abbandonerò la Spagna».

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