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  • Martedì 24 febbraio 2026

Nei territori che occupa in Congo, l’M23 controlla tutto

Confini, merci, raccolti, aiuti umanitari: il gruppo paramilitare in guerra contro il governo congolese sta affamando milioni di persone

Un miliziano dell'M23 a Goma, 8 gennaio 2026 (Photo by Jospin Mwisha/Anadolu via Getty Images)
Un miliziano dell'M23 a Goma, 8 gennaio 2026 (Photo by Jospin Mwisha/Anadolu via Getty Images)
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Il gruppo paramilitare dell’M23 sta affamando la popolazione delle zone orientali della Repubblica Democratica del Congo che sono sotto il suo controllo, mentre continua a combattere contro l’esercito congolese. Secondo le Nazioni Unite, nelle quattro province in cui si concentrano gli scontri 10 milioni di persone – un terzo del totale – sono in una situazione di grave insicurezza alimentare: significa che faticano a trovare il cibo o che per procurarselo devono vendere ciò che hanno.

L’M23 controlla l’intera regione del Nord Kivu e parte del Sud Kivu, sul confine con Ruanda e Uganda. In questi territori ha istituito un governo parallelo, con un proprio apparato di sicurezza e un sistema di riscossione delle tasse basato su coercizione e minacce. Controlla anche i confini: vieta o permette gli spostamenti delle persone e ha potere su tutto quello che entra nelle zone sotto il suo controllo, tra cui merci e aiuti umanitari; e su tutto quello che esce, quindi secondo vari rapporti delle Nazioni Unite anche sulle materie prime estratte nelle miniere della regione ed esportate illegalmente in Ruanda.

Le informazioni che arrivano sono poche e frammentate, anche perché l’M23 grazie alle tecnologie offerte dal Ruanda riesce a disturbare il segnale e controllare la connessione internet. Diverse fonti però confermano limitazioni nell’ingresso degli aiuti umanitari. Secondo Luciano Pollichieni, esperto di Africa e autore della newsletter Africanismi, nella regione del Sud Kivu l’M23 ha imposto un blocco quasi totale: centellinano l’ingresso di cibo, medicinali e altri beni essenziali in modo da «fidelizzare» la popolazione, ossia costringere gli abitanti a rivolgersi al gruppo per ottenere quello di cui hanno bisogno. «Se tu vuoi pane, assorbenti o altro, devi andare dal governo dell’M23».

È una delle ragioni per cui nel Nord e nel Sud Kivu manca il cibo, e quello che riesce a entrare ha prezzi inaccessibili per la maggior parte delle persone. Un’altra è che i miliziani sequestrano i raccolti e i terreni, privando gli abitanti di un’ulteriore fonte di sostentamento, e applicano una tassazione molto alta su tutto ciò che entra. Inoltre Patient Twizere Sebashitsi, presidente di un’organizzazione umanitaria attiva nel Nord Kivu, dice che i miliziani favoriscono l’ingresso di prodotti provenienti dal Ruanda, garantendo al paese una sorta di «monopolio» e facendo aumentare ulteriormente i prezzi.

Nelle regioni occupate l’M23 mantiene il controllo del territorio grazie alle armi e all’aiuto dell’esercito ruandese, che fornisce al gruppo appoggio militare, tecnologico e strategico. Il Ruanda ha sempre negato di sostenere l’M23, ma il suo ruolo nella guerra è documentato e dato per assodato da analisti, agenzie di intelligence di vari paesi occidentali e dalle Nazioni Unite.

Espérance Mushashine, una donna di 44 anni, al mercato di Goma, nella regione del Nord Kivu, 26 gennaio 2026 (AP Photo/Moses Sawasawa)

L’M23 è il gruppo militare più potente e meglio organizzato attivo nella Repubblica Democratica del Congo. Insieme ad altre milizie alleate, riunite sotto il nome di Alleanza del fiume Congo, combatte da anni contro il governo congolese per il controllo delle regioni dell’est, ricche di miniere di materie prime molto richieste sul mercato. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 aveva intensificato la sua offensiva, arrivando a conquistare le due città principali delle regione, Goma e Bukavu, che ancora controlla.

– Leggi anche: Da dove arriva l’M23

Nelle prossime settimane nel Sud Kivu dovrebbero tornare i soldati della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite MONUSCO, che hanno anche l’obiettivo di garantire la protezione dei convogli con gli aiuti umanitari e la loro consegna alla popolazione. La MONUSCO aveva lasciato la regione nell’estate del 2024 su richiesta del governo congolese, e ora tornerà come forza di stabilizzazione prevista dagli accordi per il cessate il fuoco, mediati in sedi separate da Stati Uniti e Qatar.

Sull’efficacia della missione però ci sono vari dubbi, soprattutto perché a inizio febbraio il governo del Sudafrica, che era il paese da cui proveniva la maggior parte dei soldati di MONUSCO, aveva annunciato di volersi ritirare.

Nell’ultimo anno è stato fatto un accordo di pace mediato dagli Stati Uniti tra Congo e Ruanda, e un altro accordo preliminare per il cessate il fuoco tra Congo ed M23. I combattimenti però non si sono mai fermati. Il primo è un accordo azzoppato, perché non coinvolge i miliziani dell’M23 e ha più che altro l’obiettivo di garantire agli Stati Uniti accesso alle risorse minerarie della Repubblica Democratica del Congo. Il secondo per il momento è soltanto una dichiarazione di intenti di interrompere le ostilità, cosa che però non è stata rispettata.