L’Ungheria ha bloccato l’introduzione di nuove sanzioni europee alla Russia e l’approvazione di un prestito per l’Ucraina

Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto parla con i media prima del Consiglio Europeo, a Bruxelles il 23 febbraio (AP Photo/Virginia Mayo)
Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto parla con i media prima del Consiglio Europeo, a Bruxelles il 23 febbraio (AP Photo/Virginia Mayo)

Lunedì il Consiglio dell’Unione Europea non è riuscito a introdurre nuove sanzioni contro la Russia, né ad approvare un nuovo prestito per via dell’opposizione dell’Ungheria. Il Consiglio dell’Unione Europea è l’organo che riunisce i rappresentanti dei governi europei in base al tema trattato, e in questo caso erano riuniti i ministri degli Esteri. In larga maggioranza speravano di approvare le misure entro martedì, il giorno del quarto anniversario dall’invasione su larga scala avviata dalla Russia nel febbraio del 2022. Tuttavia era necessario un voto unanime, e con l’opposizione dell’Ungheria sono state quindi respinte.

Il governo ungherese, il più filorusso in tutta l’Unione Europea, aveva già detto di essere contrario. Questo perché a suo dire l’Ucraina non starebbe facendo abbastanza per ripristinare il passaggio del petrolio sull’oleodotto Druzhba, che collega la Russia all’Europa centrale passando per l’Ucraina, fermo dal 27 gennaio dopo un attacco russo con droni in territorio ucraino. L’oleodotto porta il petrolio verso Ungheria e Slovacchia, a cui era stato concesso di continuare a rifornirsi nonostante le sanzioni europee per la loro particolare condizione geografica. La Slovacchia, che ha pure un governo filorusso, ha espresso posizioni simili.

Il prestito bloccato è quello da 90 miliardi che la Commissione Europea voleva inizialmente inviare all’Ucraina usando i beni russi congelati in Europa: alla fine quell’opzione era stata accantonata principalmente per l’opposizione del Belgio (il paese dove ha sede l’istituto che detiene la maggior parte dei beni congelati), e la Commissione aveva deciso di garantire il prestito tramite l’emissione di debito comune da parte dei paesi europei. Kallas ha detto che data l’opposizione dell’Ungheria all’uso del debito comune, gli organi dell’Unione potrebbero decidere di tornare a prendere in considerazione l’uso dei beni congelati.