Il nuovo governo dei Paesi Bassi ha molte ambizioni ma poco sostegno
Il primo ministro Rob Jetten vuole costruire più case, aumentare le spese militari e ridurre gli allevamenti, tutto con un governo di minoranza

Lunedì è entrato in carica il nuovo governo dei Paesi Bassi guidato da Rob Jetten, del partito liberale D66: a 38 anni è il primo ministro nederlandese più giovane di sempre, nonché il primo dichiaratamente omosessuale. Il governo sarà formato da una coalizione di partiti di centro o centrodestra filoeuropeisti, un cambiamento notevole rispetto a quello precedente, che era sostenuto anche da forze euroscettiche di estrema destra.
D66, che sta per Democratici 66, è un partito europeista, che presenta posizioni più progressiste e altre più conservatrici; gli altri due, i Cristiano-Democratici (CDA) e il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) sono invece due partiti di centrodestra e più conservatori.
La coalizione ha progetti molto ambiziosi: ha promesso di costruire case per risolvere o almeno attenuare la crisi abitativa, che è un problema in diversi paesi europei e nei Paesi Bassi è particolarmente grave; vuole aumentare la produzione di energia attraverso fonti rinnovabili; diminuire le emissioni inquinanti di alcuni composti di azoto prodotte dagli allevamenti e aumentare le spese militari, finanziandole anche con tagli alla spesa pubblica e allo stato sociale.
Sono tutte questioni di cui nei Paesi Bassi si discute da tempo, ma che i governi degli ultimi anni non sono riusciti a risolvere perché deboli o formati da coalizioni troppo litigiose. È stato vero anche per il governo precedente, guidato da Dick Schoof: è rimasto in carica poco meno di un anno e ha realizzato pochissimo, per via dei litigi interni. È caduto nel giugno del 2025, quando il Partito della Libertà (PVV, di estrema destra) di Geert Wilders abbandonò la coalizione per non essere riuscito a fare approvare un suo piano contro l’immigrazione.

Passanti nel centro di Amsterdam, nei Paesi Bassi (Getty Images/Alfredo Martinez)
È probabile che il governo di Jetten avrà gli stessi problemi. Uno degli ostacoli principali è che non ha la maggioranza in nessuna delle due camere del parlamento: alla Camera dei Rappresentanti controlla 66 seggi su 150, al Senato 22 su 75. Per fare approvare le leggi dovrà quindi accordarsi di volta in volta con i partiti dell’opposizione: in questo caso, probabilmente, con il partito della Sinistra Verde-Partito del Lavoro, di orientamento socialdemocratico ed ecologista, che ha i seggi necessari per arrivare alla maggioranza in entrambe le camere.
Su alcune delle politiche annunciate dal governo però non c’è consenso trasversale, e quindi sarà difficile trovare i voti per sostenerle.
Un esempio è la riduzione delle emissioni inquinanti di alcuni composti di azoto, prodotto soprattutto dagli allevamenti di bestiame (l’azoto è contenuto nei fertilizzanti e negli escrementi degli animali). I Paesi Bassi sono uno dei principali produttori di carne nell’Unione Europea, ma per ridurre le emissioni il governo dovrebbe ridurre la quantità di animali allevati. È sempre stata una questione molto delicata: in passato ci sono state grandi proteste da parte degli allevatori e diversi partiti sono contrari, soprattutto a destra.
Un discorso simile può essere fatto per l’aumento delle spese militari, che il governo vorrebbe portare dall’attuale 2 per cento al 5 per cento del PIL, come concordato tra i paesi membri della NATO. Per farlo servirebbero circa 19 miliardi di euro. Tutti i partiti al governo sono contrari all’idea di aumentare il debito pubblico, quindi per finanziare l’aumento vorrebbero ridurre altre spese, anche su voci importanti come la sanità o l’assistenza agli anziani e alle persone con disabilità. Sarà complicato trovare sostegno per queste proposte tra i partiti che non sostengono il governo.
Jetten però ha basato gran parte della campagna elettorale proprio sulla promesso di raggiungere risultati concreti, usando slogan molto ottimisti tra cui Het kan wél, cioè «è possibile» o «si può fare». Arenarsi come i precedenti i governi, o comunque non riuscire a mantenere le promesse, sarebbe una sconfitta anche a livello comunicativo.

Il leader del Partito per la Libertà di estrema destra, Geert Wilders (AP/Peter Dejong)
Per i Paesi Bassi è raro avere un governo di minoranza: è il risultato della grande frammentazione della loro politica e della crescita dell’estrema destra negli ultimi anni, in particolare del PVV di Wilders. In parlamento ci sono molti partiti e gruppi (alla Camera dei Rappresentanti 16, in Senato 19), spesso costituiti anche da meno di tre parlamentari e poco disposti a collaborare.
Dopo le elezioni dell’anno scorso i partiti di estrema destra e populisti controllano circa un terzo dei seggi nella Camera dei Rappresentanti, e formare coalizioni senza ricorrere al loro sostegno è diventato ancora più complicato. Alle ultime elezioni il PVV era arrivato di poco secondo, riuscendo comunque a far eleggere 26 parlamentari, lo stesso numero di D66. A fine gennaio sette di loro hanno abbandonato il partito, accusandolo di non essere abbastanza democratico e mettendo in discussione la guida di Wilders.



