I casi di cancro al colon-retto tra le persone giovani sono in aumento

È un fenomeno osservato da anni, tornato d'attualità per la morte di James Van Der Beek: ma non ci sono ancora spiegazioni convincenti

(Getty Images)
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La morte a causa di un tumore dell’attore statunitense James Van Der Beek, diventato famoso grazie al suo ruolo nella serie televisiva Dawson’s Creek, ha riportato l’attenzione sull’aumento dei casi di tumore del colon-retto a esordio precoce. Van Der Beek aveva infatti poco più di 46 anni quando nel 2023 gli era stata diagnosticata la malattia, diventata più comune di un tempo tra le persone con meno di 50 anni di età.

Le cause dell’aumento non sono note, anche se ci sono ipotesi soprattutto sugli stili di vita e le abitudini alimentari, ma negli ultimi anni diversi gruppi di ricerca e istituzioni sanitarie hanno espresso le loro preoccupazioni per la questione.

Il carcinoma del colon-retto è la terza forma di tumore più comune e la seconda causa di morte per cancro, con quasi due milioni di nuovi casi registrati nel 2020 nel mondo. Nello stesso periodo, sono stati registrati circa 190mila casi di esordi precoci della malattia, quindi diagnosticati in persone di età inferiore ai 50 anni. I dati indicano che l’incidenza tra i giovani adulti è in aumento, mentre per gli over 50 si è stabilizzata o è diminuita soprattutto nei paesi ad alto reddito.

In altre parole, i casi di tumore al colon-retto non sono significativamente in crescita nella fascia della popolazione più anziana e tradizionalmente più a rischio, mentre continuano ad aumentare in una fascia che un tempo era considerata meno a rischio.

Il fenomeno è evidente soprattutto negli Stati Uniti, con le diagnosi di esordio precoce che sono aumentate in media tra l’1 e il 2 per cento all’anno da metà degli anni Novanta. L’andamento è stato più significativo nella fascia di età tra i 20 e i 39 anni. I nati negli anni Novanta presentano un rischio di sviluppare un tumore precoce del colon-retto che è quattro volte superiore rispetto ai nati negli anni Sessanta.

L’aumento dei casi è stato rilevato anche in Europa negli ultimi 25 anni, con una crescita più rapida sempre nella fascia tra i 20 e i 39 anni. Gli andamenti non sono uniformi in tutto il continente, dove le attività di controllo e gestione dei casi variano molto, anche in base all’inizio degli screening della popolazione per fare prevenzione. A differenza di buona parte degli altri paesi europei, l’Italia sembra mostrare una lieve diminuzione dei casi di carcinoma al colon-retto a esordio precoce nella fascia tra i 20 e i 39 anni a partire dalla fine degli anni Novanta. Alcuni studi hanno però segnalato una stabilizzazione, che potrebbe indicare la fine della decrescita e non c’è ancora consenso scientifico.

Su scala globale l’aumento è comunque significativo e per questo ci si sta interrogando sulle sue cause.

Un incremento dei casi di una certa malattia può essere spiegato spesso con una maggiore quantità di diagnosi rispetto a un tempo, magari legate ad attività più efficaci di screening, cioè per provare a trovare precocemente una malattia prima che questa porti a sintomi chiari e importanti. Non sembra però essere questo il caso: nella maggior parte dei paesi gli screening per il tumore al colon-retto riguardano le persone con più di 50 anni di età, quindi fuori dalla fascia dei giovani adulti che non ricevono lo stesso tipo di controllo.

Questo significa che molte delle diagnosi riguardano persone con sintomi evidenti (come sangue e muco nelle feci, dimagrimento non intenzionale), che di solito si presentano quando il cancro al colon-retto è oltre le prime fasi. La malattia inizia con la produzione di piccole escrescenze (polipi) lungo la parete dell’intestino, che col tempo possono degenerare in formazioni tumorali e spostarsi poi in altre parti del corpo (metastasi). I polipi vengono identificati con una colonscopia e rimossi, evitando che possano portare al carcinoma. Se la malattia è in uno stadio più avanzato, sono necessari trattamenti più incisivi come la chemioterapia o l’asportazione di parte del colon.

Secondo diversi epidemiologi, l’aumento registrato negli ultimi anni è probabilmente legato a un “effetto coorte”, cioè al fatto che persone nate nello stesso periodo (appartenenti quindi a una stessa “coorte”) hanno un rischio diverso per certe malattie, rispetto alle generazioni che le hanno precedute. Le persone nate più recentemente hanno uno stile di vita, esposizioni ambientali e abitudini alimentari diverse dalle generazioni precedenti. Queste differenze possono aumentare il rischio di sviluppare alcune forme di tumore, anche se le cause non sono ancora del tutto chiare.

Il fenomeno sta riguardando soprattutto i paesi con le economie più sviluppate e per questo ci si è chiesti se possano esserci legami con una maggiore sedentarietà, un consumo di cibi più ricchi di zuccheri e grassi, ma anche esposizioni a maggiori quantità di inquinanti e tossine. Alcuni gruppi di ricerca si stanno concentrando su altri aspetti, legati per esempio alle pratiche mediche seguite negli ultimi decenni, come l’abuso di antibiotici che potrebbero aver alterato le popolazioni di microrganismi che vivono nel nostro intestino e che contribuiscono a mantenerlo in buona salute favorendo i processi digestivi e di assimilazione dei nutrienti.

Oltre ad assumere più grassi e zuccheri, nei paesi economicamente più avanzati si consumano meno frutta e verdura, con una riduzione nell’apporto di fibre spesso significativa e che può influire sul funzionamento dell’intestino. Anche il consumo di alcol e il fumo sono fattori da considerare, per quanto il loro impiego in molti paesi si sia ridotto negli ultimi anni.

Le informazioni che derivano dall’attività clinica potrebbero offrire ulteriori indizi. Si è osservato che molti casi di carcinoma del colon-retto a esordio precoce riguardano la parte discendente del colon (quella a sinistra) e meno la parte ascendente. Secondo alcuni oncologi potrebbe essere l’indicazione di un’evoluzione della malattia diversa da quella affrontata finora nelle persone sopra i 50 anni, con caratteristiche ancora da approfondire per determinare i trattamenti.

Intorno ai dati epidemiologici emersi finora si discute sull’opportunità di rivedere i periodi di screening. Negli Stati Uniti l’American Cancer Society ha già ridotto l’età raccomandata per l’avvio degli screening portandola da 50 a 45 anni. In Europa la discussione è ancora in corso, ma al momento non ci sono stati cambiamenti significativi nelle linee guida.

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