• Mondo
  • Domenica 15 febbraio 2026

C’è una cosa in cui la Commissione Europea è particolarmente prolifica

Gli accordi commerciali con altri paesi: negli ultimi mesi ne ha fatti o negoziati diversi mostrando uno zelo non scontato, e ovviamente c'entra Trump

Da sinistra a destra, il presidente del Consiglio Europeo António Costa, il primo ministro indiano Narendra Modi e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen a Nuova Delhi, il 27 gennaio 2026. (Getty Images/Bloomberg/Prakash Singh)
Da sinistra a destra, il presidente del Consiglio Europeo António Costa, il primo ministro indiano Narendra Modi e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen a Nuova Delhi, il 27 gennaio 2026. (Getty Images/Bloomberg/Prakash Singh)

Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha fatto vari accordi commerciali o ha avviato negoziati con molti paesi, partendo da zero o riprendendo discussioni che in passato si erano arenate. È un modo per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, ritenuti un partner sempre meno affidabile: a differenza di molti altri ambiti, sugli accordi la Commissione si sta mostrando prolifica, determinata e piuttosto efficace.

Il commercio è una delle poche materie che sono di competenza esclusiva dell’Unione, che quindi può prendere decisioni senza dipendere troppo dai governi nazionali. L’ultimo accordo fatto dalla Commissione è stato quello con l’India, chiuso a fine gennaio dopo oltre vent’anni di negoziati. Nel 2025 aveva fatto un accordo commerciale con l’Indonesia e aveva avviato le trattative con gli Emirati Arabi Uniti e con il Messico, in quest’ultimo caso per aggiornare un accordo già in vigore. Sono poi ripresi i negoziati con la Malaysia, le Filippine e l’Australia.

Gli accordi erano già in discussione ma sono stati sospesi perché era impossibile trovare un compromesso, spesso su temi molto specifici: nel caso dell’Australia, per esempio, una grossa questione sono le quote di carne di manzo e di agnello che l’Australia potrebbe esportare nell’Unione (che il governo australiano vorrebbe aumentare). Sembra però che un accordo sia vicino.

Un cartellone di benvenuto per von der Leyen e Costa a Nuova Delhi, a gennaio (Getty Images/Bloomberg/Prakash Singh)

Un cartellone di benvenuto per von der Leyen e Costa a Nuova Delhi, a gennaio (Getty Images/Bloomberg/Prakash Singh)

L’Unione ha già accordi con 76 paesi. La ragione principale per cui insiste per farne altri è l’atteggiamento ostile di Trump, che l’anno scorso ha introdotto dazi altissimi contro molti paesi, inclusi quelli dell’Unione Europea. I dazi hanno complicato il commercio mondiale, e le continue minacce e ripensamenti lo hanno reso imprevedibile. Le aziende hanno bisogno di stabilità per mantenere accordi commerciali e fare investimenti: con Trump è difficile.

Per la Commissione gli accordi commerciali non sono semplicemente accordi commerciali. Hanno un valore politico, perché aumentano la rilevanza dell’Unione e le permettono di presentarsi come un partner affidabile, non solo da un punto di vista commerciale. È una cosa che conta molto in un momento di grande incertezza, ed è un tema su cui insistono vari leader europei. Per esempio, nel suo discorso a Davos il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che l’Europa è «ancora un luogo dove la prevedibilità e lo stato di diritto sono le regole del gioco», e che anche se «a volte è sicuramente troppo lenta e deve essere riformata, […] è prevedibile e affidabile […] ed è un bel posto».

Il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič a una conferenza stampa dopo la firma dell'accordo commerciale con l'Indonesia, a Nusa Dua, nel 2025 (AP/Firdia Lisnawati)

Il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič a una conferenza stampa dopo la firma dell’accordo commerciale con l’Indonesia, a Nusa Dua, nel 2025 (AP/Firdia Lisnawati)

Ci sono dei ma. Per quanto gli accordi possano essere importanti, non sostituiscono l’enorme valore degli scambi che i paesi dell’Unione Europea hanno con gli Stati Uniti. Il valore delle esportazioni dell’Unione Europea in India nel 2024, per esempio, è stato di 49 miliardi di euro. Secondo la Commissione Europea l’accordo dovrebbe farle aumentare del 107,6 per cento entro il 2032, portandole a poco meno di 100 miliardi. Il valore delle esportazioni negli Stati Uniti è stato di 502 miliardi di euro nel 2023.

Sempre nel 2023 il totale di beni e servizi scambiati tra Stati Uniti e Unione Europea era di 1.600 miliardi di euro. I vari accordi possono creare delle opportunità commerciali, ma non sono un’alternativa alla relazione con gli Stati Uniti.

Un’altra questione è che la Commissione sta riuscendo a concludere gli accordi commerciali perché nella fase dei negoziati è sostanzialmente autonoma, ma questi poi devono essere approvati dai governi e dal Parlamento Europeo, cosa non sempre facile.

Un esempio è l’accordo con i paesi del Mercosur, il mercato comune sudamericano di cui sono membri Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. Se ne parla da oltre vent’anni: dopo esser stato negoziato dalla Commissione, lo scorso gennaio era stato approvato dal Consiglio Europeo, ma poi è stato bloccato dal Parlamento.