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  • Domenica 15 febbraio 2026

Colpa di un drone o di un palloncino?

L'aeroporto di El Paso, in Texas, doveva restare chiuso per 10 giorni ma ha riaperto in poche ore: ci sono versioni contrastanti su cosa sia successo

L'aeroporto di El Paso, in Texas, negli Stati Uniti (Kirby Lee/Getty Images)
L'aeroporto di El Paso, in Texas, negli Stati Uniti (Kirby Lee/Getty Images)
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Nella notte tra martedì 10 e mercoledì 11 febbraio lo spazio aereo sopra l’aeroporto internazionale di El Paso, in Texas, è stato dichiarato chiuso per 10 giorni. Era una misura eccezionale per la durata, perché era stata disposta all’improvviso, e anche per la sua portata: la chiusura ha fin da subito causato gravi ritardi, cancellazioni dei voli e disagi per i passeggeri. Dopo solo 8 ore però l’ordine è stato revocato, lo spazio aereo è stato riaperto, e tutto è tornato gradualmente alla normalità.

In quelle ore non si sapeva cosa avesse motivato una chiusura così straordinaria, che faceva pensare a minacce molto gravi contro la sicurezza nazionale, e il contrordine improvviso ha aumentato la confusione. Il governo statunitense ha dato la colpa a un drone arrivato dal Messico, ma secondo diverse ricostruzioni dei giornali statunitensi la ragione sarebbe un’altra: il dipartimento per la Sicurezza nazionale avrebbe testato una nuova arma laser studiata per abbattere i droni dei cartelli messicani senza avere i permessi necessari, e l’autorità di sicurezza aerea avrebbe chiuso l’aeroporto per evitare di mettere in pericolo i voli civili.

Secondo il New York Times di questa nuova arma si parlava almeno dalla scorsa primavera: tecnicamente è un laser ad alta energia, anche detto a energia diretta, già usato da tempo in zone di guerra. I tecnici del dipartimento della Difesa avevano presentato al vicesegretario Steve Feinberg un piano per impiegarla anche a uso interno, cioè per abbattere i droni usati dai cartelli messicani.

Gli spiegarono anche che per usarla sarebbe stato necessario coordinarsi con il dipartimento dei Trasporti e soprattutto con la FAA, cioè l’agenzia federale che regola l’aviazione civile. I laser sono un rischio, perché possono ferire i piloti nelle fasi di atterraggio o di decollo: la FAA dovrebbe quindi conoscere con anticipo le traiettorie del laser e di eventuali droni, in modo da evitare inferenze con i voli.

Martedì gli agenti della Customs and Border Protection, l’agenzia federale che si occupa dei controlli alle frontiere e che fa parte del dipartimento per la Sicurezza nazionale, hanno usato l’arma non lontano dall’aeroporto di El Paso: è stato il primo utilizzo fuori dalle procedure di test. Il governo sostiene che la chiusura dell’aeroporto sia stata disposta proprio per questa operazione, che sarebbe servita ad abbattere un drone dei cartelli della droga messicani. Sostiene anche che l’operazione sia avvenuta in coordinamento con la FAA.

Le ricostruzioni dei giornali invece dicono che la chiusura è stata disposta dalla FAA perché l’arma laser era stata usata senza autorizzazione né coordinamento. Politico scrive che peraltro in quei giorni la FAA aveva già minacciato di chiudere lo spazio aereo perché il governo stava facendo test con droni e laser, senza condividere le informazioni sulle traiettorie. Il New York Times scrive che ci sarebbero alcune email dei giorni precedenti con cui la FAA diceva al governo che se non avesse condiviso le informazioni sul laser avrebbero dovuto chiudere lo spazio aereo: ce ne sarebbe anche una datata al giorno in cui l’aeroporto è stato chiuso.

Inizialmente la FAA aveva imposto la chiusura per dieci giorni dello spazio aereo su un’area di 18 chilometri quadrati. La Casa Bianca avrebbe poi fatto pressione affinché la revocasse, e così è stato. Mercoledì lo spazio aereo è stato riaperto, ma da allora è iniziato uno scambio di accuse sulla responsabilità del pasticcio: mentre la FAA critica il governo per aver usato l’arma senza autorizzazione, il governo accusa la FAA di aver disposto la limitazione dei voli senza preavviso.

Secondo gran parte delle ricostruzioni questo scontro di competenze sull’uso del laser contro i droni andava avanti già da un po’. Il New York Times scrive che il dipartimento della Difesa avrebbe continuato per mesi ad autorizzare esercitazioni e protocolli per l’uso del laser al confine con il Messico, mentre la FAA chiedeva di elaborare una procedura coordinata per evitare di coinvolgere il traffico aereo. La richiesta non sarebbe mai stata accolta.

Ci sono dubbi anche sulla reale necessità di quel giorno di attivare l’arma laser. Mentre il governo sostiene che è servita per abbattere un drone proveniente dal Messico, alcuni funzionari hanno detto ai giornali in modo anonimo che gli agenti avrebbero in realtà abbattuto un palloncino, credendo fosse un drone. All’operazione sarebbero stati presenti anche funzionari della Difesa. Né il governo né la FAA hanno confermato questa versione.