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  • Giovedì 12 febbraio 2026

In Svizzera ci sarà un referendum per limitare la popolazione a 10 milioni di persone

È un'iniziativa per ridurre l'immigrazione: per ora ha sostegno popolare, ma è criticata dalle grandi aziende

Un poliziotto a Davos, in Svizzera, a gennaio del 2025 (Hollie Adams/Bloomberg/Getty Images)
Un poliziotto a Davos, in Svizzera, a gennaio del 2025 (Hollie Adams/Bloomberg/Getty Images)

Il prossimo 14 giugno in Svizzera si terrà un referendum per decidere se limitare la popolazione del paese a 10 milioni di persone entro il 2050 (oggi gli abitanti della Svizzera sono circa 9,1 milioni). È una proposta estremamente inusuale, dovuta anche alla crescente ostilità in Svizzera (e non solo) all’aumento dei flussi migratori.

Il referendum è di iniziativa popolare, ossia una proposta che ha raggiunto 100mila firme in 18 mesi, ed è sostenuto dall’Unione Democratica di Centro (UDC), il partito di destra più rappresentato all’interno del parlamento svizzero, molto contrario all’immigrazione.

Se approvata, la proposta obbligherà il governo a fare in modo che il limite venga rispettato. Non chiarisce come: secondo i sostenitori del referendum, dovrebbe farlo cambiando le leggi sull’immigrazione, limitando il numero dei richiedenti asilo e dei ricongiungimenti familiari, rendendo più difficile per gli stranieri ottenere la residenza permanente o rivedendo gli accordi di libera circolazione che il paese ha stretto con l’Unione Europea (di cui non fa parte).

In Svizzera i salari generalmente alti e una buona qualità della vita attirano sia manodopera non specializzata sia lavoratori qualificati. Dal 2000 la popolazione è cresciuta di circa il 25 per cento, molto più che nella maggior parte dei paesi vicini, e oggi i residenti stranieri rappresentano il 27 per cento della popolazione, una delle percentuali più alte d’Europa (all’inizio del 2025 in Italia erano circa il 9 per cento della popolazione). Quasi il 41 per cento della popolazione svizzera con più di 15 anni ha un background migratorio (ossia è nata o ha genitori nati in un paese diverso dalla Svizzera, pur avendo la cittadinanza).

Secondo l’Unione Democratica di Centro questa cosiddetta «esplosione demografica» sta sovraccaricando le infrastrutture, danneggiando l’ambiente e facendo aumentare il costo della vita. Vari sondaggi recenti hanno rilevato che la maggioranza della popolazione svizzera è a favore di una limitazione dell’immigrazione. Secondo un sondaggio compiuto a dicembre da LeeWas, un’azienda di sondaggi svizzera, la proposta di limitare la popolazione a 10 milioni è sostenuta dal 48 per cento degli intervistati.

Non è scontato che sia approvata: in Svizzera solo il 10 per cento dei referendum di iniziativa popolare è stato approvato e di solito il sostegno nei loro confronti scende con l’avvicinarsi del voto.

Si sono espressi contro la proposta sia il Consiglio federale svizzero, l’equivalente del governo federale, e gran parte del parlamento, avvertendo che metterebbe a rischio la crescita economica e comprometterebbe trattati e accordi fondamentali, come quelli di libero scambio di persone e beni stipulati con l’Unione Europea.

Anche il principale gruppo di lobbying economico svizzero, Economiesuisse, ha criticato la proposta, definendola una «iniziativa del caos», facendo notare che le aziende svizzere dipendono dai lavoratori stranieri e che una loro diminuzione potrebbe danneggiarle e potenzialmente spingerle a trasferirsi all’estero. Ha inoltre fatto notare che i lavoratori stranieri contribuiscono al sistema pensionistico svizzero più di quanto ricevano, e che frenare l’immigrazione potrebbe quindi anche avere un impatto negativo sulle misure di previdenza sociale. Hanno criticato il referendum anche diverse multinazionali con sede in Svizzera, come Nestlé o i gruppi farmaceutici Novartis e Roche.