Altre Indagini: il disastro del Cermis
Stefano Nazzi racconta di quando un aereo militare statunitense tranciò i cavi di una funivia in Trentino, il 3 febbraio 1998

Il 3 febbraio 1998 la cabina di una funivia in Val di Fiemme, in Trentino, precipitò dopo che i cavi erano stati tranciati da un aereo militare statunitense. Le 20 persone che si trovavano a bordo morirono tutte.
Al momento dell’impatto, l’aereo americano stava volando a 110 metri dal suolo e alla velocità di 540 nodi, circa 1000 chilometri all’ora: molto più basso dell’altezza minima consentita, e molto più veloce del massimo consentito. Il tipo di aereo militare utilizzato – un jet Grumman EA-6B Prowler – non è adatto al volo radente e non avrebbe dovuto volare così basso. Eppure il volo era stato autorizzato, anche dalla parte italiana.
L’aereo, per quanto danneggiato, riuscì a rientrare alla base da cui era partito.
Nella nuova puntata di Altre Indagini Stefano Nazzi ricostruisce gli eventi di quel giorno e quelli che seguirono. Non è una di quelle puntate in cui si parla di una vicenda ancora aperta, con elementi ignoti e da ricostruire: le responsabilità sono subito state individuate, la dinamica dell’incidente era chiara fin dall’inizio, e lo erano anche le infrazioni delle regole per voli radenti compiute dai piloti dell’aereo.
Ma era chiaro anche che i militari americani non sarebbero mai stati giudicati in Italia: lo impedivano trattati della Nato e accordi secretati tra il governo italiano e quello degli Stati Uniti. Quindi la vicenda del disastro del Cermis è anche una vicenda politica, in cui ancora una volta la giustizia e il governo italiano si scontrarono con una volontà politica diversa.
Ogni due mesi, con Altre Indagini, Stefano Nazzi racconta storie come questa: grandi storie che hanno segnato l’Italia, storie di cui si è parlato e si parla molto, in cui le indagini sono state ostacolate da errori giudiziari (argomento di cui Stefano Nazzi parlerà nella lezione conclusiva delle “Dieci lezioni sulla giustizia” del Post), da tentativi di depistaggio o, come in questo caso, dalla mancanza di collaborazione con i sistemi giudiziari di altri paesi.
Le storie di Altre Indagini sono disponibili sul sito e sull’app del Post per le persone abbonate: un modo per ringraziarle per la loro partecipazione al progetto del Post, che fa sì che possa continuare a fare il suo giornalismo in modo gratuito per tutte e tutti. Se vuoi ascoltare Altre Indagini, abbonati al Post.



