Cosa c’entra Matteo Salvini con gli “Epstein files”
Il suo nome compare decine di volte nelle mail con le quali Steve Bannon aggiornava Epstein sui suoi rapporti con le destre europee

Nelle milioni di pagine degli “Epstein files” sono contenuti i nomi di centinaia di persone, e tra questi c’è anche quello di Matteo Salvini, che compare un’ottantina di volte. Non perché il segretario della Lega abbia mai avuto a che fare direttamente con Jeffrey Epstein, il ricco finanziere di New York condannato per aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni e al centro di un enorme scandalo in sviluppo da anni. Ma perché a parlare di lui a Epstein in molte conversazioni private era Steve Bannon, il consigliere e stratega politico di Donald Trump che tra il 2018 e il 2019 aggiornò con frequenza il finanziere sui progressi nelle sue attività per raccogliere fondi e favorire l’ascesa dei partiti di estrema destra in Europa.
Il coinvolgimento di Salvini negli “Epstein files” non ha nessun rilievo penale, perché appunto non c’è nessun indizio di un rapporto diretto tra i due: ma sta assumendo comunque una rilevanza politica in quanto suggerisce un coinvolgimento di Epstein, o perlomeno un suo forte interessamento, nelle attività di Bannon in Europa di quegli anni e nei suoi sforzi per costruire rapporti con partiti come la Lega e il Rassemblement National di Marine Le Pen.
Le opposizioni al governo Meloni, Alleanza Verdi e Sinistra, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, hanno chiesto un’informativa urgente a Salvini per fare chiarezza. In una nota la Lega ha però fatto sapere che il segretario «si difenderà in ogni sede», definendo gli accostamenti tra Epstein e Salvini «gravi millanterie».
Nei documenti il nome di Matteo Salvini viene citato in circa una trentina di mail scritte tra il marzo del 2018 e il maggio del 2019. Erano gli anni della prima presidenza di Trump negli Stati Uniti, delle elezioni in Italia in cui la lista “Lega per Salvini premier” risultò alla fine la più votata all’interno della coalizione di centrodestra e gli anni della formazione del primo governo Conte, un governo di coalizione emerso da un accordo tra Movimento 5 Stelle, il partito che aveva ottenuto il miglior risultato alle politiche, e Lega.
Erano anche gli anni delle elezioni europee in cui la Lega raddoppiò il proprio consenso ribaltando i rapporti di forza interni al governo, e gli anni in cui Salvini esasperò le sue posizioni più reazionarie e di ostilità contro le persone migranti, rinsaldando i legami coi partiti di estrema destra europei ed esibendosi in atti piuttosto sguaiati di devozione religiosa, baciando in continuazione rosari e crocefissi e ammiccando alla componente più reazionaria dell’elettorato cattolico.
Era anche il periodo in cui, in seguito a due inchieste giornalistiche, venne aperta un’indagine, poi archiviata, sulla presunta trattativa tra la Lega e la Russia condotta dall’ex portavoce di Salvini, Gianluca Savoini, che aveva partecipato a una riunione nell’hotel Metropol di Mosca, con l’intento di far arrivare illegalmente circa 58 milioni di euro alla Lega.
Infine proprio tra il 2018 e il 2019 Steve Bannon, dopo essere stato allontanato dalla Casa Bianca dove era stato stratega di Trump, cominciò a interessarsi all’Europa e ai partiti di estrema destra europei a quell’epoca in grande crescita: il Rassemblement National francese, l’UKIP che promosse Brexit con più forza, vari partiti nazionalisti belgi, svedesi e tedeschi e anche la Lega di Matteo Salvini.
Il 4 marzo del 2018, giorno del voto in Italia, Epstein chiese a Bannon «come sta andando». Bannon rispose: «Epico», aggiungendo che una sua intervista al Corriere della Sera in cui sosteneva un’alleanza tra Lega e M5S, e in cui descriveva in Italia «lo stesso clima del periodo pre-Trump», era finita in prima pagina. E aggiunse: «Vado a Milano per incontrare Salvini». Epstein rispose: «Ottimo».
Pochi giorni dopo Bannon aggiornò il finanziere e gli fece sapere che stava «andando a Milano per incontrare Salvini». Aggiunse: «Stasera Grillo e domani a Roma Berlusconi e 5 Stelle». In quei giorni Bannon si trovava in Italia per seguire le elezioni ma anche per incontrare altri leader europei di estrema destra definiti, in una delle sue interviste, «l’avanguardia del populismo». L’obiettivo di Bannon, in quel momento, era fondare un movimento con cui unire i partiti nazionalisti e populisti in vista delle elezioni europee del maggio 2019.
Il 10 marzo Bannon confermò a Epstein i partiti con cui aveva dei legami: «Ora sono consigliere per il Front (National, ndr), Salvini, AfD, Swiss People’s Party, Orbán» e facendo riferimento alle europee di maggio assicurò: «Possiamo passare da 92 a 200 seggi, fermare qualunque legislazione sulle criptovalute o qualunque cosa vogliamo».
A luglio, in uno scambio di mail, i due continuarono a parlare di Europa e del movimento fondato da Bannon per mettere insieme le forze politiche di estrema destra dei vari paesi. Tra queste tornò a essere citata anche la Lega. Epstein diede dei consigli a Bannon su come proseguire nel suo lavoro politico («Dovrai passarci del tempo, l’Europa da remoto non funziona»), e si disse disposto a organizzargli degli incontri diretti con tanti leader europei, ribadendo il suo sostegno.
Bannon e Salvini, nel frattempo diventato ministro dell’Interno nel governo Conte, si sarebbero visti a Roma il 7 settembre. Il giorno dopo Bannon ed Epstein commentarono una discussione al parlamento italiano sulla Tav, la tratta ferroviaria Torino-Lione. Bannon riferì che stava prevalendo la linea politica della Lega, favorevole, su quella del Movimento 5 stelle, contrario. Epstein disse a Bannon che stava facendo un «ottimo lavoro», aggiungendo: «Speriamo che tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini». E Bannon replicò: «Al contrario». E Epstein concluse questo scambio scrivendo: «Lol. Ma lui non se ne accorge. Ahhh, il potere dell’oscurità».

In dicembre, quando l’alleanza tra Salvini e l’allora leader del M5S Luigi Di Maio era già instabile, Bannon ipotizzò una crisi di governo causata proprio da Salvini per andare al voto anticipato. Scrisse a Epstein: «La destra ora ha la classe operaia con sé sull’immigrazione. Macron stasera è crollato, Merkel è morta. La prossima primavera vinciamo il 60 per cento del parlamento europeo. Salvini convoca le elezioni la settimana dopo». «Che Dio abbia pietà delle loro anime», gli rispose Epstein. E Bannon: «Possiamo gestire noi le cose da qui».

Nei mesi successivi, nei vari scambi tra Epstein e Bannon le elezioni europee tornano con insistenza. Nel marzo del 2019, probabilmente riferendosi a Miroslav Lajčák, all’epoca ministro degli Esteri slovacco che pochi giorni fa si è dimesso da consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro Robert Fico, Epstein scrisse: «Era qui, era sorpreso del fatto che il Parlamento europeo sembra essere scomparso dal tuo radar». Ma Bannon lo rassicurò: «Non è così, sono solo concentrato a raccogliere fondi per Le Pen e Salvini così possono candidarsi con liste complete».
Non è chiaro a quali finanziamenti facesse riferimento, né se siano mai arrivati a destinazione. Sulla questione, in queste ultime ore, la Lega è intervenuta negando di aver chiesto o ricevuto finanziamenti e definendo l’ipotesi una «grave millanteria».

Gli ultimi messaggi in cui il nome di Salvini compare negli “Epstein files” arrivarono nei giorni delle elezioni europee del 26 maggio del 2019. Bannon segnalò a Epstein che Salvini stava perdendo terreno, Epstein ipotizzò invece che il leader della Lega potesse risollevarsi. Ma il 26 maggio Bannon riferì al finanziere l’andamento dei risultati aggiungendo che Salvini avrebbe potuto ottenere di più e che «è Le Pen che controlla la situazione. Ha guadagnato il 2% da quando sono arrivato qui e ho iniziato a battere». Epstein rispose: «Macron giù? Boris su. Merkel giù. Tu su. OTTIMO». Poco dopo Epstein venne arrestato e il 10 agosto morì suicida in carcere.



