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  • Mercoledì 4 febbraio 2026

Anche la Spagna vuole vietare i social fino ai 16 anni

Il primo ministro Pedro Sánchez ha presentato una serie di misure pensate per tutelare i giovani su internet, e ha fatto arrabbiare Elon Musk

Un ragazzo guarda il suo smartphone mentre sta seduto su una panchina (Annette Riedl/dpa via ANSA)
Un ragazzo guarda il suo smartphone mentre sta seduto su una panchina (Annette Riedl/dpa via ANSA)
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Anche il governo spagnolo ha intenzione di vietare i social media agli adolescenti, in maniera simile a quanto già fatto da quello australiano e da quanto ha annunciato di voler fare quello francese, fra gli altri. Della questione dell’impatto dei social sui ragazzi si dibatte ormai da tempo, e martedì, durante un incontro a Dubai, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha assicurato che la Spagna li vieterà ai minori di 16 anni, e che obbligherà le piattaforme a dotarsi di sistemi di verifica dell’età efficaci.

Sánchez ha detto che oggi bambine e bambini sono esposti a uno spazio che non avrebbero mai dovuto imparare ad affrontare da soli. La Spagna perciò vuole proteggerli da quello che ha descritto come un «far west digitale», pieno di «dipendenze, abusi, pornografia, contenuti manipolati e violenza».

Ha parlato in particolare di cinque interventi, che secondo fonti del ministero spagnolo della Trasformazione Digitale, citate dal País, saranno introdotti con alcuni emendamenti al disegno di legge sulla tutela dei minori che è stato proposto dal ministero della Gioventù e dell’Infanzia, e che era già in discussione al parlamento. Oltre all’introduzione dell’età minima per l’uso dei social, i gestori delle piattaforme diventerebbero legalmente responsabili della circolazione di contenuti illegali oppure dannosi.

In base agli emendamenti proposti la manipolazione degli algoritmi delle piattaforme con l’obiettivo di facilitare la diffusione di contenuti illegali diventerebbe un nuovo reato, in più verrebbe introdotto nuovo sistema pensato per analizzare il modo in cui le piattaforme favoriscono la polarizzazione e la diffusione di discorsi d’odio. Inoltre, ha detto sempre Sánchez, il governo spagnolo collaborerebbe con la procura per indagare su eventuali reati commessi attraverso TikTok, Instagram o Grok, il chatbot basato sull’intelligenza artificiale integrato a X.

Nelle ultime settimane sia l’Unione Europea che altri paesi hanno aperto indagini su Grok per via della proliferazione di immagini di persone “spogliate”, create a partire da quelle caricate sulla piattaforma senza il consenso dei soggetti coinvolti. Per ora Google, TikTok e Meta non hanno commentato le proposte di Sánchez. Elon Musk, l’imprenditore miliardario che controlla X, ha invece definito Sánchez «un tiranno e traditore del popolo spagnolo».

A dicembre l’Australia è diventata il primo paese a introdurre un discusso divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni, e a breve la Francia potrebbe diventare il primo paese europeo a vietarli prima dei 15: ci si aspetta che entro fine mese il Senato approvi definitivamente una proposta sostenuta dal presidente Emmanuel Macron e già approvata con una larga maggioranza dall’Assemblea nazionale. Stanno valutando limitazioni simili anche altri paesi europei, come Danimarca, Austria e Grecia.

Anche Sánchez punta a far votare il disegno di legge molto presto, forse già a metà febbraio. La coalizione di centrosinistra che lo sostiene tuttavia non ha la maggioranza in parlamento, perciò per la sua approvazione servirà il sostegno degli altri partiti. Il Partito Popolare, di orientamento conservatore, all’opposizione, sembra intenzionato a votare a favore, anche perché in passato aveva fatto proposte simili. Vox, di estrema destra, sembra invece contrario.

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