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  • Martedì 3 febbraio 2026

Com’è fatto uno “scam center” al confine tra Thailandia e Cambogia

Un fotografo di Associated Press è entrato in una delle strutture dove lavoratori in condizioni di semi-schiavitù sono costretti a fare truffe online

Un soldato thailandese all'interno dello scam center di O'Smach, in Cambogia, il 2 febbraio
Un soldato thailandese all'interno dello scam center di O'Smach, in Cambogia, il 2 febbraio (AP Photo/Sakchai Lalit)
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Il fotografo Sakchai Lalit di Associated Press ha potuto visitare un centro di una “scam city” sul confine tra Thailandia e Cambogia, ossia una “città della truffa” in cui migliaia di persone immigrate vivono in condizioni di semi-schiavitù e sono sfruttate per compiere frodi online. Le città della truffa sono solitamente inaccessibili ed è molto raro che i giornalisti stranieri possano entrarvi.

Lalit è entrato in una struttura abbandonata a O’Smach durante una visita per i media organizzata dall’esercito thailandese. La città è in Cambogia, ma durante gli scontri dello scorso dicembre è stata occupata dalla Thailandia, che la controlla tuttora.

La Cambogia è, insieme al Myanmar, uno dei paesi dell’Asia dove le scam cities sono più pervasive: impiegano almeno 100mila persone, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite. Anche se le foto sono state scattate in un contesto controllato, mostrano bene come sono fatti i centri delle scam cities e soprattutto le condizioni delle persone che lavorano al loro interno.

Di solito i centri sono dentro enormi capannoni, ma quello visitato dai media si trova in una palazzina di sei piani. Le stanze, danneggiate negli scontri di dicembre, mostrano da un lato gli espedienti usati per le truffe e dall’altro il sistema che opprime le persone costrette a farle.

– Leggi anche: Nei combattimenti tra Thailandia e Cambogia sono coinvolte anche le “città della truffa”

Un soldato thailandese fuori dal palazzo dove c’era lo scam center, il 2 febbraio (AP Photo/Sakchai Lalit)

Mostrano i dormitori in cui vivono i lavoratori. Qualcuno lo fa volontariamente, ma quasi tutti sono attirati da falsi annunci di lavoro, poi privati del passaporto e del telefono e rinchiusi nei centri. Molti hanno raccontato di violenze, torture e omicidi. Chi ci finisce non può andarsene se non dopo aver raggiunto determinati obiettivi; chi non ci riesce viene picchiato, messo in celle buie, torturato con scariche elettriche.

L’interno di un dormitorio (AP Photo/Sakchai Lalit)

Le foto mostrano anche le postazioni di lavoro. Ci sono tavoli con cabine insonorizzate per le truffe telefoniche in cui l’esercito thailandese ha riferito di avere trovato fogli con copioni prestabiliti in varie lingue.

– Leggi anche: Le città della truffa, in Myanmar e altrove

Le postazioni di lavoro: cabine in legno rivestite di schiuma per l’insonorizzazione (AP Photo/Sakchai Lalit)

I soldati hanno trovato anche uniformi della polizia di vari paesi, tra cui Cina, Australia, India, Indonesia e Vietnam: servivano a impersonare agenti per minacciare più credibilmente le persone raggirate o per girare video fasulli. A questo scopo c’erano anche set fasulli, con fondali che imitavano centrali di polizia dei paesi di cui sono state rinvenute le uniformi, e la replica della filiale di una banca vietnamita.

Una sala ricostruita per imitare una stazione di polizia australiana (AP Photo/Sakchai Lalit)

Una falsa divisa della polizia indonesiana (AP Photo/Sakchai Lalit)

Le scam cities sono costruite e gestite principalmente dalla mafia cinese, con la collaborazione o il beneplacito di chi controlla il territorio, e sono sempre più diffuse anche fuori dall’Asia.

La Thailandia ha avuto spesso un atteggiamento ambivalente, ma ormai sembra ritenere che la pubblicità negativa di questi centri illegali sul confine danneggi l’importante settore del turismo. Il governo thailandese ha più volte scollegato le scam cities dalle sue reti elettriche e internet, tagliato i rifornimenti di carburante e condotto periodiche operazioni per liberare i lavoratori (7mila in una delle principali, lo scorso febbraio).

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