Trump sta cambiando tattica in Minnesota
Dopo che le ripercussioni per l'omicidio di Alex Pretti da parte degli agenti federali hanno cominciato a danneggiarlo politicamente

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cominciato a cambiare tattica nelle operazioni anti-immigrazione in Minnesota, e ad assumere un atteggiamento più moderato. La decisione, secondo varie ricostruzioni di media statunitensi, è stata presa dopo l’omicidio dell’infermiere 37enne Alex Pretti da parte di alcuni agenti della Border Patrol, uno dei due corpi federali che, assieme all’ICE, stanno portando avanti l’operazione.
Trump per ora ha fatto alcuni aggiustamenti, il più importante dei quali è stato rimuovere dal lavoro sul campo Gregory Bovino, l’ufficiale della Border Patrol a capo dell’operazione anti-immigrati, che lascerà il Minnesota martedì. Bovino è uno dei più noti sostenitori dell’approccio violento che gli agenti federali hanno usato in Minnesota e in altre aree del paese, e lui stesso è diventato un simbolo di brutalità contro immigrati e oppositori: da mesi gira gli Stati Uniti accompagnato da una troupe personale, che confeziona video dai toni duri e provocatori, diffusi sui social e molto discussi.
Bovino sarà sostituito da Thomas Homan, uno dei principali consiglieri di Trump sulle questioni legate all’immigrazione e al controllo dei confini. Homan non è un moderato: nel 2018, durante il primo mandato di Trump, sostenne la politica di togliere i figli piccoli alle famiglie migranti e di chiuderli in gabbie di ferro in centri di detenzione. Ma è favorevole a un’azione più selettiva nelle operazioni anti-immigrazione, che si concentri sul lavoro di indagine e su arresti mirati, e meno sui grandi rastrellamenti che tra le altre cose creano panico tra gli abitanti delle zone coinvolte.
L’idea dell’amministrazione è che operazioni più discrete e meno impattanti sulla comunità possano ridurre le reazioni di esasperazione e rabbia tra le persone, e placare le manifestazioni. Parte degli agenti federali, inoltre, dovrebbe cominciare a lasciare il Minnesota, anche se non è ancora chiaro quanti né con che tempi.
– Leggi anche: Prima di Minneapolis, Gregory Bovino ne aveva già viste tante

Donald Trump in conferenza stampa alla Casa Bianca, 20 gennaio 2026 (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Il cambio di approccio è cominciato dopo che molti alleati di Trump hanno condannato l’operazione anti-immigrazione in Minnesota, e lui ha iniziato a percepire la questione come un possibile problema politico.
Negli ultimi due giorni vari deputati e senatori Repubblicani hanno espresso pubblicamente la propria contrarietà alle azioni dell’ICE e della Border Patrol in Minnesota, e soprattutto all’uccisione di Pretti. Altri hanno parlato privatamente con Trump, sempre secondo le ricostruzioni dei media, dicendo che la violenza degli agenti federali stava danneggiando la sua amministrazione. Secondo un sondaggio di YouGov soltanto il 20 per cento degli statunitensi ritiene che l’omicidio di Pretti sia stato giustificato, e il 57 per cento della popolazione disapprova le azioni dell’ICE.
Lunedì Trump ha parlato per due ore con Kristi Noem, la segretaria alla Sicurezza interna (il dipartimento che sovrintende le agenzie come l’ICE e la Border Patrol), e con Corey Lewandowski, principale consigliere di Noem ed estremista di destra che lavorava alla Casa Bianca durante il primo mandato di Trump. Noem era stata tra le prime a definire Pretti un «terrorista interno», ed è possibile che ora dovrà assumere un atteggiamento meno aggressivo.
Trump ha inoltre parlato al telefono sia con il governatore del Minnesota Tim Walz sia con il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, entrambi Democratici. Frey ha detto che Trump ha concordato con lui sul fatto che «la situazione attuale non può andare avanti». Anche la comunicazione della Casa Bianca si è fatta più moderata. La portavoce Karoline Leavitt ha detto lunedì: «Nessuno alla Casa Bianca, compreso il presidente, vuole vedere gli americani feriti o uccisi nelle strade americane».



