Cosa mostrano i video dell’omicidio di Alex Jeffrey Pretti a Minneapolis
Smentiscono la versione del governo di Trump secondo cui gli agenti federali avrebbero sparato per autodifesa

I video girati a Minneapolis, in Minnesota, contraddicono la versione del governo statunitense sull’omicidio di Alex Jeffrey Pretti, ucciso sabato dalla polizia federale di frontiera durante una delle proteste contro le operazioni anti-immigrazione ordinate da Donald Trump.
È la seconda volta in meno di un mese che gli agenti federali uccidono una persona durante una manifestazione in città: il 7 gennaio un agente dell’ICE (un’altra importante agenzia anti-immigrazione) aveva sparato e ucciso una donna disarmata, Renee Nicole Good. La versione del governo era stata la stessa, cioè che l’agente avesse sparato per legittima difesa: anche in quel caso era stata smentita dai video.
I video della scena dell’omicidio di Pretti sono girati da varie angolazioni e sono stati verificati dai media statunitensi. Mostrano che non impugnava un’arma, al contrario di quanto ha detto il dipartimento per la Sicurezza interna (da cui dipendono la polizia di frontiera e l’ICE) sostenendo che gli agenti abbiano sparato per difendersi, perché l’uomo si sarebbe avvicinato a loro con una pistola e avrebbe opposto resistenza. Anche due persone che hanno assistito all’omicidio hanno detto, in una testimonianza sotto giuramento, che non era armato.
I video inseriti in questo articolo mostrano immagini impressionanti.
Si vede che Pretti aveva in mano un telefono con cui stava filmando: è un’operazione comune tra gli attivisti e serve a documentare gli abusi degli agenti federali durante le violente operazioni anti-immigrazione. Uno degli agenti spintona due donne e ne fa cadere una: Pretti abbraccia quella rimasta in piedi. Non si sente cosa dice alle donne, o agli agenti, per il rumore dei fischietti usati dai manifestanti. In un video girato prima dell’omicidio, si vede Pretti discutere con gli agenti, quella stessa mattina.
Mentre Pretti abbraccia la donna, l’agente lo colpisce con dello spray urticante, due volte. In una mano ha il telefono, con l’altra cerca di proteggersi dallo spray, mentre si rivolge verso la donna a terra. A quel punto Pretti viene messo a terra da un gruppo di circa 6-7 agenti, che lo colpiscono violentemente. Lo mettono in ginocchio e poi lo afferrano per le gambe e lo spingono sulla schiena per atterrarlo.
La colluttazione è caotica: si sente uno degli agenti gridare che Pretti ha una pistola, cosa che potrebbe indicare che fino a quel momento – cioè finché non era già a terra – non sapevano se ne avesse una addosso. In Minnesota (come in altri stati statunitensi) è legale portare con sé un’arma se si ha un permesso, e Pretti lo aveva.
Si vede un agente, che si avvicina con le mani vuote, tastare Pretti e poi ritrarsi con in mano una pistola (compatibile con quella di cui il dipartimento ha diffuso la foto). Come detto, in nessuno dei video Pretti punta mai una pistola contro gli agenti. È possibile che ce l’avesse addosso, nei vestiti o in una fondina.
I video girati più da vicino mostrano che l’operazione è stata compiuta prima che un altro agente spari a Pretti, a distanza ravvicinata. In quel momento Pretti sembra ormai immobilizzato dagli agenti: ha le braccia bloccate vicino alla sua testa.
Attenzione: il video qui sotto mostra il momento dell’uccisione di Pretti ed è particolarmente impressionante
Dopo il primo sparo, alla schiena, l’agente ne spara diversi altri, allontanandosi. Un terzo agente intanto brandisce un’arma e sembra sparargli a sua volta, mentre Pretti è già a terra immobile. In tutto si sentono almeno dieci spari, in circa 5 secondi.
È una ricostruzione coerente con quella del capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, che aveva detto di ritenere che durante la colluttazione avesse sparato più di un agente. Non è ancora stata diffusa l’identità di chi ha sparato, ma il controverso comandante della polizia di frontiera, Gregory Bovino, ha sostenuto che il primo sia un agente con otto anni di esperienza (con Trump i requisiti e l’addestramento per entrare nelle agenzie anti-immigrazione sono stati ammorbiditi).
Tutto questo contrasta con la narrazione del dipartimento per la Sicurezza interna, che ha sostenuto Pretti volesse «massacrare le forze dell’ordine», un’accusa ripetuta da Bovino. Stephen Miller, l’influente capo di gabinetto di Trump, lo ha definito un «aspirante terrorista». Né Bovino né Miller hanno fornito prove.
Nel frattempo un giudice federale del Minnesota, lo stato di Minneapolis, ha emanato su richiesta del procuratore generale statale un’ordinanza che vieta al governo nazionale di «distruggere o alterare le prove» dell’uccisione. Il procuratore ha sostenuto che gli agenti federali abbiano portato via prove dalla scena dell’omicidio.
Già dopo l’omicidio di Good, la polizia del Minnesota aveva detto di essere stata estromessa e ostacolata nelle indagini dagli agenti federali, che possono rifiutarsi di condividere prove con gli agenti statali ma non possono impedire allo stato di condurre indagini parallele. Questo scontro istituzionale tra stato e governo si sta ripetendo, e accentuando, sull’omicidio di Pretti.



