Alla fine Alex Honnold è riuscito a scalare slegato il grattacielo di oltre 500 metri a Taipei
Lo ha fatto in diretta su Netflix, in un'operazione anche molto criticata: un po' di foto e video notevoli

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L’arrampicatore statunitense Alex Honnold è riuscito nel suo discusso tentativo di scalare senza corde o altri tipi di protezione il Taipei 101, un grattacielo di 508 metri a Taiwan che è l’undicesimo più alto al mondo. Ci ha messo un’ora e mezza. Tutta la scalata è stata trasmessa su Netflix, con un ritardo di 10 secondi che serviva ad avere un margine sufficiente per oscurare le immagini in tempo se Honnold fosse caduto. Sotto al grattacielo a Taipei si erano radunate molte persone per assistere all’impresa, una delle più ardite nel suo genere.
Inizialmente la scalata era stata programmata per sabato mattina (quando in Italia era la notte tra venerdì e sabato) ma era poi stata posticipata di un giorno per la pioggia. Domenica mattina comunque c’era ancora un po’ di vento che ha reso più difficile l’impresa. Quando ha finito, Honnold ha detto che è stato «un modo meraviglioso per ammirare Taipei».
Il Taipei 101 si chiama così perché ha 101 piani. La parte più difficile da scalare sono i 64 piani della sezione centrale, divisa in otto parti che vengono chiamate “scatole di bambù” e danno al grattacielo la sua forma caratteristica. Ciascuna di queste “scatole” ha otto piani a strapiombo che culminano in un balcone, dove Honnold ha fatto delle pause durante l’arrampicata.

Da questa inquadratura si vedono bene le “scatole di bambù” e i balconi su cui Honnold ha fatto delle pause (AP Photo/Chiang Ying-ying)
Honnold ha 40 anni ed è il migliore al mondo nello stile di arrampicata chiamato free solo, senza corde, imbracature o protezioni. È uno sport poco diffuso proprio perché pericolosissimo ed estremamente impegnativo a livello mentale, ed è molto criticato nell’ambiente dell’alpinismo: di norma chi scala in montagna usa corde per proteggersi in caso di caduta, ancorate alla roccia con chiodi o altri dispositivi, e collegate all’imbracatura dello scalatore e spesso anche a un’altra persona, che lo “assicura” durante la salita con l’aiuto di dispositivi di sicurezza.
L’idea dei critici è che rinunciando a tutte queste garanzie e rischiando la vita quasi in ogni scalata, Honnold trasformi l’arrampicata in uno spettacolo più adrenalinico e di intrattenimento, finendo per far perdere al pubblico la percezione reale del pericolo e del senso dell’arrampicata. Per ragioni simili anche l’idea di Netflix di spettacolarizzare a tal punto una scalata così pericolosa è stata oggetto di controversie.
Honnold ha contribuito a rendere famoso questo stile di arrampicata con il documentario Free Solo, dedicato a una sua incredibile scalata della montagna El Capitan in California (cha ha una parete di oltre 900 metri), che vinse l’Oscar per il miglior film documentario nel 2019. Prima d’ora non aveva mai scalato un grattacielo. Aveva però scalato pareti immense soprattutto nel parco californiano dello Yosemite, su vie considerate difficilissime anche da scalare in coppia, legati e in più giorni. Honnold le ha fatte da solo, slegato e in poche ore.
Lui stesso dopo la scalata del Taipei 101 ha detto di non essere abituato al contesto urbano, con molte persone che lo osservavano da terra. «Prima di iniziare mi son detto: “È abbastanza impegnativo, ci sono un sacco di persone a guardarmi”», ha detto Honnold. «Ma erano tutti lì ad augurarmi buona fortuna, e questo rende l’intera esperienza più festosa».
È un arrampicatore bravissimo dal punto di vista tecnico e con un’atteggiamento mentale evidentemente straordinario, capace di rimanere calmo e sicuro di sé anche su passaggi molto tecnici con centinaia di metri di vuoto sotto ai piedi. Prima della scalata, Honnold aveva detto di voler sfruttare l’evento per dare visibilità alla sua associazione benefica, che finanzia l’installazione di pannelli solari in quartieri poveri.










