L’allerta della Protezione civile sul ciclone Harry ha funzionato
In Sicilia, Sardegna e Calabria non ci sono stati morti né feriti gravi nonostante i danni enormi

Negli ultimi due giorni in Sicilia, Calabria e Sardegna la violenza del ciclone Harry ha devastato le coste, distrutto diversi porti turistici, allagato decine di strade, causato frane e danni a centinaia di case ora inagibili. Già da una prima ricognizione i danni sono molto gravi – solo in Sicilia oltre mezzo miliardo di euro – ma nonostante sia stato un evento atmosferico eccezionale e intenso, non ci sono stati morti e solo una persona è rimasta ferita in modo lieve. Secondo la Protezione civile la chiusura di centinaia tra scuole e uffici pubblici, e le evacuazioni preventive delle zone più a rischio, hanno evitato conseguenze peggiori: il sistema di allerta, insomma, ha funzionato.
La situazione è grave soprattutto sulle coste, in particolare su quelle affacciate sul mar Ionio, sia in Calabria che in Sicilia. Il vento fino a 150 chilometri orari e le onde alte fino a 9 metri hanno colpito le spiagge e in alcune zone il mare è entrato nei paesi provocando allagamenti e blackout, e distruggendo gli stabilimenti balneari. Nelle località di mare della provincia di Catania e Siracusa, ma anche in molte zone della Sardegna, le strade statali sono state invase da detriti di frane e smottamenti. Anche i collegamenti ferroviari tra Messina, Catania e Siracusa sono stati interrotti. Sono stati segnalati molti danni anche sulla costa vicino a Palermo.
Il presidente della Sicilia Renato Schifani ha detto che chiederà al governo lo stato di emergenza nazionale, indispensabile per ottenere aiuti, riaprire al più presto le strade e risarcire le persone che hanno subìto danni.
Anche le misure di prevenzione sono state eccezionali, al punto che nei giorni scorsi molti abitanti e sindaci si erano interrogati sull’opportunità di chiudere quasi tutti gli uffici pubblici ed evacuare interi paesi. Le prime allerte erano già state emanate la scorsa settimana, poi il 19 gennaio il livello si era alzato fino al massimo grado – l’allerta rossa – in buona parte della Sardegna, sul versante ionico e nord orientale della Sicilia e su quello ionico e meridionale della Calabria.
Solo in Sicilia sono stati mobilitati 2.000 volontari di 250 associazioni legate alla Protezione civile, oltre a quasi 1.500 vigili del fuoco in servizio per tre giorni. In totale sono state circa 7.000 le persone coinvolte nella gestione dell’emergenza. Anche in Sardegna e Calabria sono state mobilitate migliaia di persone. Sono stati attivati 100 centri operativi comunali in Sardegna, 51 in Calabria, 304 in Sicilia.
La chiusura di scuole e uffici ha limitato gli spostamenti sulle strade e soprattutto le evacuazioni di centinaia di persone sono risultate efficaci: in quasi tutte le zone evacuate ci sono stati danni molto gravi. È difficile dire cosa sarebbe successo se gli abitanti non si fossero spostati prima dell’arrivo del ciclone, ma è indubbio che il rischio sarebbe stato più alto.

Operai al lavoro per sistemare la strada statale 195, vicino a Cagliari, chiusa al traffico per via dei danni causati dalla mareggiata (ANSA/FABIO MURRU)
Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione civile nazionale, ha detto alla Nuova Sardegna che in Italia purtroppo si è abituati a contare i morti perché fanno notizia, e quasi mai si contano i morti evitati grazie ai comportamenti corretti. La gestione del ciclone Harry dimostra invece quanto siano importanti le misure di prevenzione e la comunicazione a chi abita nelle zone a rischio allagamenti, frane e mareggiate. Ciciliano ha detto che tutta la filiera dell’emergenza ha funzionato: «C’è però ancora da lavorare sull’informazione di emergenza, perché alcune persone continuano a sottovalutare il rischio. E chi ha incarichi di responsabilità deve dare sempre l’esempio, invece di fare i selfie in mezzo al disastro».
Secondo il geologo Carlo Tansi la partecipazione degli abitanti è stata essenziale. «I terremoti non si possono prevedere, mentre l’allerta meteo ha un buon grado di precisione, quindi è molto importante che le persone diventino parte del sistema di protezione seguendo le indicazioni», ha detto al TG Rai regionale della Calabria. Tansi ha invitato gli abitanti delle zone colpite dal maltempo a non sottovalutare i rischi anche nei prossimi giorni, perché i terreni particolarmente carichi d’acqua continueranno a essere instabili, quindi il rischio di frane resterà.



