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  • Giovedì 22 gennaio 2026

Zohran Mamdani parla un sacco di calcio

Lo usa per fare politica e gli è servito per diventare sindaco di New York, ma è anche semplicemente molto appassionato

di Valerio Moggia

Zohran Mamdani, con addosso una maglia da allenamento dell'Arsenal, parla all'evento da lui organizzato a New York per vedere la finale di Coppa d'Africa (Heather Khalifa/Bloomberg)
Zohran Mamdani, con addosso una maglia da allenamento dell'Arsenal, parla all'evento da lui organizzato a New York per vedere la finale di Coppa d'Africa (Heather Khalifa/Bloomberg)

Negli ultimi giorni è diventato molto popolare sui social un video in cui il sindaco di New York, Zohran Mamdani, risponde a una serie di domande su quale sia il suo calciatore africano preferito, rivelando una conoscenza insolitamente approfondita (per un politico, e soprattutto per uno statunitense). In realtà Mamdani ha parlato più volte della sua passione per il calcio, e in particolare del suo tifo per l’Arsenal, una nota squadra di Londra, oltre ad aver fatto di questo sport una componente importante delle sue campagne politiche.

Il video in questione è stato girato domenica 18 gennaio durante un evento che Mamdani ha organizzato alla Surrogate’s Court, un tribunale di New York con un’ampia sala pubblica, per trasmettere la finale della Coppa d’Africa. È stata un’occasione per riunire la comunità africana della città attraverso uno sport molto amato, seguendo una linea politica di convivenza e inclusione più volte rivendicata da Mamdani.

Mamdani stesso è di origini africane, essendo nato in Uganda e avendo vissuto da bambino anche in Sudafrica. Nato nel 1991, ha iniziato a tifare l’Arsenal da adolescente, mentre viveva negli Stati Uniti. All’inizio degli anni Duemila la squadra londinese ottenne grandi successi con l’allenatore francese Arsène Wenger, e ci giocavano alcuni importanti calciatori africani, come l’attaccante nigeriano Nwankwo Kanu e il difensore ivoriano Kolo Touré. L’Arsenal è inoltre conosciuto in Inghilterra per essere una squadra simbolo della comunità nera e afrobritannica, a causa dell’elevato numero di giocatori neri che ne hanno vestito la maglia.

Il tifo di Mamdani per l’Arsenal è noto da ben prima che si candidasse a sindaco di New York. Nel novembre del 2020, dopo alcuni brutti risultati della squadra, aveva scritto su Twitter (il social oggi chiamato X): «Non credevo che avrei potuto essere più speranzoso per il successo del socialismo che dell’Arsenal, eppure eccoci qui».

Fino a poco fa giocava anche a calcio in una squadra amatoriale di Brooklyn, i Talking Headers, nel ruolo di difensore (sebbene in un’intervista si sia paragonato a Nicklas Bendtner, ex attaccante danese dell’Arsenal noto più per essere un personaggio particolare che per quanto facesse in campo). Il suo allenatore alla Bronx High Schoool of Science ha detto che Mamdani «era un giocatore modesto, non il più veloce né il più forte, ma non si arrendeva mai». Mamdani ha raccontato anche che da piccolo giocava a videogiochi di calcio come FIFA e Championship Manager (antenato di Football Manager).

Soprattutto per Mamdani il calcio è uno strumento per fare politica. Nel dicembre del 2023 organizzò all’Astoria Park di New York un torneo di calcio chiamato Keffiyeh Cup per raccogliere fondi per l’UNRWA, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi. Lo scorso ottobre, durante la campagna elettorale, mentre il suo rivale Andrew Cuomo teneva un incontro in un auditorium, Mamdani aveva organizzato un torneo di calcio a Coney Island assieme ai suoi elettori.

La battaglia politica più importante che ha fatto, in relazione al calcio, è però quella contro il sistema dei cosiddetti “prezzi dinamici” per i Mondiali del 2026. È una novità introdotta dalla FIFA in vista del torneo della prossima estate, che avrà New York tra le sue sedi principali, con otto partite previste, tra le quali la finale. Dalla loro introduzione i prezzi dinamici sono stati criticati, perché spesso portano a una crescita vertiginosa del costo dei biglietti, cosa che si è puntualmente verificata: in molti casi sono arrivati a diverse migliaia di dollari.

Lo scorso settembre Mamdani ha chiesto alla FIFA di abbandonare il sistema dei prezzi dinamici e di rendere i Mondiali più accessibili alle classi lavoratrici, lanciando una petizione online chiamata Game Over Greed (cioè il gioco è più importante dell’avidità). La campagna è stata accompagnata da un video in cui Mamdani spiega la questione mentre palleggia e tira calci a un pallone. «La nostra battaglia per rendere accessibile la città più costosa d’America non è limitata agli alloggi, all’assistenza all’infanzia e al trasporto pubblico — ha spiegato in un’intervista data a The Athletic —, si estende anche ai momenti che possono dare gioia ai newyorkesi, come i Mondiali di calcio».

Non è l’unico tema relativo ai Mondiali del 2026 su cui Mamdani ha preso posizione. Domenica, durante la finale della Coppa d’Africa, ha criticato i travel ban emessi da Trump, che vietano o limitano fortemente l’accesso agli Stati Uniti ai cittadini di decine di paesi. Quattro di questi hanno già la propria squadra nazionale qualificata ai Mondiali: Costa d’Avorio, Haiti, Iran e Senegal, a cui si potrebbe aggiungere la Repubblica Democratica del Congo, impegnata in uno spareggio il 31 marzo.

A causa del travel ban, i tifosi di questi paesi avranno molti ostacoli per entrare negli Stati Uniti e seguire le loro squadre, sebbene nel 2017, durante il primo mandato di Trump, il presidente della FIFA Infantino si fosse opposto a simili limitazioni. «È qualcosa che spero cambierà» ha commentato domenica scorsa Mamdani.