In Siria si muove tutto intorno alle prigioni per i terroristi dell’ISIS
I curdi hanno abbandonato un enorme campo in cui erano chiusi i familiari dei miliziani, e ci sono stati scontri intorno a varie carceri

Lunedì i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno detto di aver abbandonato il campo di al Hol, un’enorme struttura nel nord-est della Siria in cui da anni sono detenute circa trentamila persone, tra cui molte mogli ed ex mogli di combattenti dell’ISIS e i loro figli, di varie nazionalità. I curdi controllavano il campo: senza di loro non è chiaro cosa succederà né chi lo controllerà. Se i prigionieri dovessero uscire sarebbe un enorme problema.
La situazione è molto confusa, ma mostra la fragilità dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra i curdi e il governo la scorsa settimana, che di fatto è stata una resa per i curdi. Martedì le SDF hanno accusato il governo siriano di aver compiuto nuovi attacchi, e in serata le due parti hanno fatto un nuovo accordo, questa volta per una tregua (che a differenza del cessate il fuoco non è vincolante): il governo della Siria ha detto che la sospensione dei combattimenti dovrà servire a raggiungere un accordo definitivo perché le SDF cedano il controllo del governatorato di Hasakah, nel nord-est del paese.
Nel campo di al Hol ci sono persone catturate e detenute a partire dal 2015, quando l’ISIS cominciò a perdere territori in Siria e Iraq, e che da allora vivono nel campo in condizioni molto precarie: non stanno aspettando un processo, ma comunque non possono uscire da lì. Ci sono anche vari foreign fighters, cioè combattenti dell’ISIS originari di paesi stranieri. Lunedì le SDF hanno detto che ci sono stati grossi scontri intorno al campo con alcuni gruppi vicini al governo siriano. Al momento ci sono poche informazioni.
Negli ultimi giorni ci sono stati scontri anche intorno a due prigioni nel nord-est della Siria in cui sono detenuti migliaia di miliziani dell’ISIS: il governo siriano e i combattenti curdi delle SDF si sono accusati a vicenda di aver fatto uscire alcuni miliziani.
Le prigioni (come gran parte del nord-est della Siria) sono state a lungo controllate dai curdi, ma in base all’accordo il loro controllo dovrebbe passare al governo centrale del presidente Ahmed al Sharaa. Il governo ha accusato le SDF di aver liberato dei prigionieri dal carcere della città di al Shaddadi, per sfruttare a loro favore l’instabilità che sarebbe seguita. Al contrario, le SDF hanno sostenuto che dei gruppi armati legati al governo (non meglio identificati) abbiano attaccato la prigione di al Shaddadi e anche quella di al Aqtan a Raqqa, la città che fino al 2017 era considerata la capitale dello Stato Islamico in Siria.
L’esercito ha confermato di stare cercando dei membri dell’ISIS usciti da al Shaddadi. Ha preso il controllo della città e ha imposto il coprifuoco. Non è chiaro quanti detenuti sarebbero usciti: il ministero dell’Interno siriano ha detto che sono stati 120, di cui più di 80 sarebbero già stati ricatturati, ma è possibile che il numero sia più alto. Sui social circolano immagini presentate come se mostrassero la recente liberazione dei prigionieri, ma in realtà alcune sono vecchie o relative ad altri eventi.
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Soldati dell’esercito siriano davanti alla prigione Al Aqtan a Raqqa, nel nord-est della Siria (AP/Omar Albam)
Tra il 2014 e il 2019 lo Stato Islamico controllò diverse aree della Siria e dell’Iraq, attirando anche migliaia di combattenti stranieri. Le SDF lo combatterono e riuscirono ad assicurarsi una sostanziale autonomia nelle aree del nord-est siriano che controllavano. Dopo la sconfitta dell’ISIS nella regione, migliaia di miliziani e loro familiari furono arrestati e imprigionati nelle aree controllate dai curdi. Si stima che al momento i miliziani detenuti dai curdi siano circa 8mila, senza contare i loro familiari.
Molti curdi non si fidano del piano di al Sharaa per il cessate il fuoco, e temono per esempio che il governo possa essere poco efficace nel controllare le prigioni. L’eventuale liberazione dei miliziani dell’ISIS causerebbe enorme instabilità in un’area già molto difficile da governare.
Sarebbe un problema anche personale per il presidente siriano al Sharaa: in passato fu proprio lui a espandere la presenza dell’ISIS in Siria, ma poi si separò dal gruppo per avvicinarsi prima ad al Qaida e poi fondare un gruppo autonomo. Negli anni successivi al Sharaa ha assunto un atteggiamento sempre più pragmatico e si è costruito un’immagine da leader presentabile e istituzionale. L’ISIS nella sua propaganda lo ha soprannominato “la iena”, lo considera un traditore da eliminare e da quando è diventato presidente ha organizzato attentati per ucciderlo.
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