I dati sui molti milionari che vivono a Milano non tornano

Sono stati raccolti da una piccola società sudafricana con un metodo opaco, già messo in dubbio in passato

I grattacieli nell'area di Porta Nuova a Milano
I grattacieli nell'area di Porta Nuova a Milano (Francesca Volpi/Bloomberg via Getty Images)
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Negli ultimi giorni molti giornali italiani hanno rilanciato uno studio diffuso nell’aprile del 2025 che ha stilato la classifica mondiale delle città dove abitano più persone ricche: Milano sarebbe all’undicesimo posto, ma col tasso di milionari più alto al mondo, cioè il rapporto tra il numero di persone con un patrimonio superiore al milione di euro (escluso il patrimonio immobiliare) e il numero degli abitanti. Secondo lo studio intitolato World’s Wealthiest Cities Report 2025, a Milano abiterebbero circa 115mila milionari, uno ogni 12 persone, compresi anziani e neonati. Ma molte cose non tornano in questi dati.

Il primo giornale a pubblicare la classifica è stato il Sole 24 Ore, che venerdì 16 gennaio ha dedicato ai dati l’intera pagina 16 e un articolo sul sito. Il Sole 24 Ore attribuisce l’eccezionale attrattività di Milano al fatto che negli ultimi anni la città si sia imposta a livello internazionale «come polo globale di business, finanza, moda e design». Altre due ragioni che spingerebbero molte persone ricche a trasferirsi a Milano sono la tassa forfettaria da 200mila euro all’anno – la cosiddetta flat tax per i super ricchi – e le imposte di successione più basse rispetto ad altri paesi, due vantaggi che riguardano comunque l’Italia intera e non solo Milano.

Negli articoli si legge che la fonte dello studio è l’agenzia Henley & Partners, senza specificare molto altro. Henley & Partners ha sede a Londra e si occupa di consulenze per far ottenere visti e passaporti a persone ricche, ma aiuta anche i governi – in particolare piccoli stati dei Caraibi – a studiare politiche per offrire residenze o passaporti e tasse agevolate in cambio di investimenti economici.

È un’informazione importante per giudicare l’attendibilità dei dati, eppure quasi nessun articolo l’ha riportata (offrendo servizi in quel settore, l’agenzia ha ottimi motivi per puntare a una grande diffusione dello studio e a farsi conoscere). L’evidente conflitto d’interesse della fonte però non è l’unico motivo per dubitare della classifica.

Poche ore dopo la pubblicazione del Sole 24 Ore Alessandro Coppola, professore di Urbanistica del politecnico di Milano, ha spiegato su Facebook che stimare il patrimonio delle persone è molto complicato: nemmeno la Banca d’Italia pubblica studi con un dettaglio territoriale così fine, cioè con dati relativi alle singole città. Il post di Coppola è stato citato anche dal sito Gli Stati Generali, tra i primi a esprimere perplessità sul dato dei milionari a Milano.

Coppola ha scritto che è verosimile che a Milano ci sia stato un aumento dei milionari grazie alle norme fiscali citate anche dal Sole 24 Ore, ma è difficile pensare che siano in totale 115mila: sarebbero un terzo dei milionari di New York (sempre secondo i dati dello stesso studio), in una città come Milano che ha un sesto degli abitanti di New York e un reddito medio decisamente più basso. «Chissà come lo hanno calcolato a Henley & Partners, magari ce lo dicessero», ha scritto Coppola.

– Leggi anche: Alcune cose successe a Milano negli ultimi 15 anni

Nella metodologia allegata alla classifica del World’s Wealthiest Cities Report si ha qualche informazione in più, pur parziale. Si legge per esempio che i dati originali non provengono da istituzioni autorevoli come la Banca mondiale o il Fondo monetario internazionale: la fonte è una società sudafricana chiamata New World Wealth che secondo Henley & Partners gestisce un database con informazioni su 150mila persone ricche in tutto il mondo. I dati di New World Wealth vengono usati da Henley & Partners per molti altri studi sulle migrazioni di persone ricche.

New World Wealth alimenta il suo database con informazioni pubbliche e aperte, cioè i registri delle imprese, i passaggi di proprietà di quote societarie e soprattutto LinkedIn, il social network che aiuta le persone a sviluppare e stringere contatti professionali, curare il proprio curriculum e cercare lavoro. Poiché 150mila persone sono solo una parte di tutte le persone ricche nel mondo, New World Wealth usa un modello matematico per stimare quante siano in ogni paese. Del metodo usato per fare questo calcolo non si sa nulla. Con dati così incerti – in gergo si dice “sporchi” – è molto complicato se non impossibile avere stime affidabili.

Negli ultimi anni il lavoro di New World Wealth è stato messo in discussione soprattutto nel Regno Unito, dove la pubblicazione degli studi di Henley & Partners ha contribuito al dibattito politico per via del presunto esodo dei milionari in favore di altri paesi come l’Italia. Esperti di regimi fiscali e associazioni come Tax Policy Associates hanno analizzato a fondo il lavoro di New World Wealth, trovando diversi problemi. Ha fatto lo stesso anche il Financial Times, che a luglio ha pubblicato un articolo per elencare tutti i dubbi sugli studi di Henley & Partners.

Dan Neidle di Tax Policy Associates ha scritto che i dati di LinkedIn non sono affidabili per questo genere di studi perché dai profili non è possibile ricavare la residenza fiscale di una persona: cambiare la città sul profilo social o avere un ufficio a Milano non significa aver trasferito il patrimonio o la residenza.

Neidle ha scritto anche che negli anni New World Wealth ha cambiato radicalmente metodo: prima diceva di includere anche i patrimoni immobiliari, che poi sono stati eliminati dallo studio del 2025, un cambio che compromette qualsiasi confronto con il passato. Una modifica così pesante al database avrebbe dovuto far diminuire il numero totale dei milionari, che invece nel 2025 sono aumentati.

Il Financial Times ha intervistato Andrew Amoils, che oltre a essere il fondatore di New World Wealth è anche l’unico dipendente. Amoils è laureato in Economia all’università di Johannesburg, in Sudafrica, e prima di fondare New World Wealth ha fatto il consulente finanziario. Tax Policy Associates si è chiesta come sia possibile che una sola persona possa controllare l’enorme quantità di dati inseriti negli studi.

Al Financial Times Amoils ha ammesso che nel tempo la definizione di “patrimonio privato” è stata cambiata, ma non ha risposto alle richieste di chiarimenti sull’origine e sulla cura del suo database, limitandosi a dire che gli spostamenti dei milionari vengono calcolati con diverse metriche, senza specificare quali. Da queste informazioni si può dire che lo studio e la classifica sono il risultato di calcoli incerti fatti partendo da un database parziale e poco affidabile.

Lo scorso agosto Henley & Partners aveva detto alla rivista specializzata Spear’s di non aver mai avuto motivo di dubitare della legittimità dei dati forniti da New World Wealth, aggiungendo che i risultati delle ricerche sono coerenti con le tendenze osservate tra i suoi clienti. Ma aveva anche assicurato di aver avviato una verifica indipendente sui dati e sui metodi usati da New World Wealth per capire se continuare la collaborazione. I risultati di questa verifica non sono stati ancora diffusi.