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  • Giovedì 15 gennaio 2026

A Gaza è cominciata la “fase due” del piano di Trump, più o meno

Lo hanno detto gli Stati Uniti: dovrebbe portare a un nuovo governo della Striscia, ma molte cose sono incerte o non stanno funzionando

La città di Gaza, 31 dicembre 2025 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
La città di Gaza, 31 dicembre 2025 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
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Mercoledì sera gli Stati Uniti hanno annunciato l’inizio della “fase due” dell’accordo tra Israele e Hamas per la Striscia di Gaza. In teoria dovrebbe essere un passo avanti verso la fine della guerra, ma in pratica c’è parecchio scetticismo, perché al momento molti dei punti più importanti dell’accordo non sono ancora stati messi in pratica.

Secondo il piano proposto inizialmente da Donald Trump la “fase uno”, cominciata a ottobre, prevedeva il cessate il fuoco tra le parti, il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e di centinaia di prigionieri palestinesi. La “fase due” invece dovrebbe comportare la smilitarizzazione di Hamas, il ritiro completo dell’esercito israeliano dalla Striscia e nuove modalità di governo e amministrazione per la Striscia di Gaza, tra le altre cose.

Per ora quest’ultimo obiettivo sembra il più vicino a essere realizzato. Steve Witkoff, il capo dei negoziatori di Trump, mercoledì ha detto che è stato istituito il «Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza», un organismo composto da figure «tecnocratiche» in gran parte palestinesi, che dovrebbe governare la Striscia e portarla a una completa transizione politica. Non è chiaro però come questo dovrebbe funzionare nella pratica.

Poco dopo con un comunicato congiunto Egitto, Qatar e Turchia (gli altri paesi mediatori dell’accordo insieme agli Stati Uniti) hanno fatto sapere che il Comitato sarà composto da 15 persone e guidato da Ali Shaat, un ex viceministro dell’Autorità nazionale palestinese, cioè l’entità parastatale che governa in modo semi-autonomo alcune zone della Cisgiordania.

– Leggi anche: Come si fa a uscire dalla Striscia di Gaza

L’arcobaleno sulle tende per sfollati a Deir al Balah, nella Striscia di Gaza, il 13 gennaio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

Il Comitato, che secondo i piani dovrebbe occuparsi del governo della Striscia, dovrà essere supervisionato da un “Consiglio di pace” guidato da Trump e formato da osservatori internazionali, la cui composizione dovrebbe essere annunciata nei prossimi giorni. Dopo che anche il Consiglio di pace sarà formato, il Comitato tecnocratico dovrebbe in qualche modo cominciare a operare, anche se non è ancora chiaro da dove lavorerà né con quali modalità.

Mercoledì Hamas ha dato il proprio sostegno al Comitato tecnocratico, e lo stesso ha fatto il Jihad Islamico, l’altro grosso gruppo radicale che opera nella Striscia di Gaza. Il governo israeliano ha accettato la fase due, pur mantenendo un notevole scetticismo: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che l’inizio della nuova fase è una «mossa formale», che non cambia i piani di Israele a Gaza.

Da quando a ottobre è cominciato il cessate il fuoco nella Striscia, Israele ha continuato i bombardamenti e le operazioni militari, sebbene in maniera più sporadica, uccidendo più di 450 persone palestinesi. Negli scorsi giorni inoltre i giornali israeliani hanno raccontato che il governo starebbe valutando la possibilità di riprendere un’offensiva su larga scala nella Striscia nei prossimi mesi.

La fase due del piano di Trump ha molti ostacoli. Hamas non ha alcuna intenzione di farsi disarmare e Israele continua a dire che, se non ci sarà il disarmo completo di Hamas, il suo esercito non si ritirerà dalla Striscia. Attualmente Israele occupa il 58 per cento del territorio della Striscia, dopo un ritiro parziale a ottobre. Almeno in teoria, inoltre, la fase due prevederebbe l’invio di truppe straniere nella Striscia, ma su questo al momento si sa molto poco.

– Leggi anche: È davvero possibile disarmare Hamas?