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  • Martedì 13 gennaio 2026

È iniziato oggi il processo d’appello contro Marine Le Pen

Cercherà di farsi revocare l'ineleggibilità che le impedisce di candidarsi alle presidenziali del 2027, ma i suoi problemi non finiscono lì

Marine Le Pen a ottobre del 2025 (AP Photo/Thomas Padilla)
Marine Le Pen a ottobre del 2025 (AP Photo/Thomas Padilla)
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Martedì in Francia c’è stata la prima udienza del processo d’appello contro Marine Le Pen, la leader del partito di estrema destra Rassemblement National, condannata in primo grado il 31 marzo 2025 per appropriazione indebita di fondi europei. Il processo d’appello si concluderà il 12 febbraio e la sentenza è attesa per l’estate.

Secondo i giudici del processo di primo grado Le Pen e il suo partito avevano usato indebitamente fondi del Parlamento Europeo per assumere assistenti che lavoravano per Rassemblement National in Francia, cosa espressamente vietata dai regolamenti. Per questo l’avevano condannata a quattro anni di carcere, di cui due con pena sospesa e due che possono essere scontati con braccialetto elettronico,  e a cinque anni di ineleggibilità, applicata con «esecuzione provvisoria», cioè con effetto immediato.

Durante l’udienza di martedì Le Pen ha sostenuto di aver fatto tutto in totale trasparenza, che il Parlamento Europeo era a conoscenza di quei contratti, e che la responsabilità sarebbe quindi delle istituzioni europee che non hanno svolto «il ruolo di ammonimento come avrebbe dovuto».

Quello in corso è un processo importante, non solo per la rilevanza della sua principale imputata, ma anche perché l’esito potrebbe definire il risultato delle elezioni presidenziali del 2027. A marzo del 2025, quando fu condannata, Le Pen era di gran lunga la favorita alle prossime elezioni e tutto il processo era stato descritto da lei e dai suoi sostenitori come un tentativo dei giudici di frenare la sua ascesa in un momento di grande popolarità del suo partito.

Oggi la situazione è un po’ cambiata. Il Rassemblement National è ormai stabilmente il partito più popolare del paese nei sondaggi e, come un anno fa, al momento non c’è né a sinistra né al centro un candidato abbastanza forte che potrebbe batterne con certezza uno di estrema destra. A essere diminuita però è la popolarità di Le Pen: una buona parte dei suoi elettori si è rassegnata alla possibilità che lei non possa candidarsi alle elezioni per via della condanna e ha appoggiato l’altro leader del partito, il 30enne Jordan Bardella. Sempre più sondaggi gli danno più possibilità di vincere le elezioni presidenziali rispetto a Le Pen, al punto che questo potrebbe diventare un serio problema interno al partito nel caso in cui i giudici del processo d’appello decidessero di revocarle l’ineleggibilità.

Le Pen comunque continua a dire che sarà lei a candidarsi per il partito, se la sentenza di appello glielo permetterà. Un anno fa la decisione di escluderla di fatto dalle elezioni presidenziali era stata criticata e descritta con preoccupazione anche da politici non alleati con Le Pen, che avevano sostenuto che questo non avrebbe giovato alla democrazia francese.

Jordan Bardella il 12 gennaio 2026 a Parigi durante un evento del Rassemblement National (ANSA/Raphael Lafargue/ABACAPRESS.COM)

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Secondo quanto riferito da Le Monde, nel processo di appello gli avvocati di Le Pen proveranno principalmente a convincere il tribunale che la pena sia sproporzionata rispetto ai reati commessi per farle revocare l’ineleggibilità. È improbabile che ci siano grossi cambiamenti rispetto alla condanna di primo grado, dato che le accuse contro Le Pen e le altre 23 persone condannate sono solide.

Secondo il tribunale, fra il 2004 e il 2016 il Rassemblement National avrebbe utilizzato in modo improprio più di 4 milioni di euro del Parlamento Europeo in un sistema di assunzioni fittizie in cui persone che lavoravano per il partito in Francia venivano assunte come assistenti parlamentari nelle istituzioni europee (e quindi stipendiate dal Parlamento Europeo, facendo risparmiare il partito).

Le Pen, che al tempo dei fatti era europarlamentare, è stata condannata in primo grado con l’accusa di aver assunto personalmente quattro finti assistenti parlamentari (fra cui la sua guardia del corpo) e di essere stata a capo di un sistema più ampio di appropriazione indebita.

Secondo la procura questo sistema era nato sotto la direzione di Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine Le Pen e il più influente politico di estrema destra francese degli ultimi decenni, morto lo scorso gennaio. Marine Le Pen lo avrebbe ereditato e perfezionato quando gli è succeduta alla guida del partito, nel 2011, e avrebbe avuto un ruolo centrale nella sua attuazione. Questo sarebbe avvenuto specialmente dopo le elezioni europee del 2014, grazie alle quali l’allora Front National (poi diventato Rassemblement National) passò da tre a 23 europarlamentari. Le indagini erano cominciate nel 2016.

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