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  • Giovedì 8 gennaio 2026

Il Venezuela è anche pieno di debiti

Secondo alcune stime sarebbero fino a 170 miliardi di dollari, in parte legati al petrolio: il nuovo governo dovrà capire come gestirli

Scambi tra dollari statunitensi e bolivar venezuelani a Caracas, l'8 gennaio del 2026 (AP Photo/Matias Delacroix)
Scambi tra dollari statunitensi e bolivar venezuelani a Caracas, l'8 gennaio del 2026 (AP Photo/Matias Delacroix)
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Oltre a grandi riserve di petrolio, il Venezuela ha un’enorme quantità di debiti. Questo potrebbe complicare i tentativi degli Stati Uniti di «controllare» il paese, come dice di voler fare Donald Trump dopo un attacco militare che è culminato nella cattura del presidente Nicolás Maduro. Tra gli obiettivi degli Stati Uniti potrebbe esserci proprio costringere il Venezuela a ripagare i propri debiti, visto che decine di miliardi di dollari sono dovute a creditori statunitensi.

Già nel 2017 il Venezuela dichiarò fallimento sul suo debito estero, ovvero quello nei confronti dei creditori internazionali: non riuscì a eseguire dei pagamenti legati ad alcune obbligazioni per un totale di circa 60 miliardi di dollari emesse dal governo e dalla compagnia petrolifera statale, la PDVSA. Da allora i debiti non hanno fatto che accumularsi, ma i creditori non hanno mai davvero potuto esigerli, in parte per via della mancanza di risorse e in parte per le sanzioni statunitensi, che limitano la possibilità di ristrutturare il debito senza il consenso esplicito del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Secondo Reuters il Venezuela deve ripagare ai creditori internazionali, considerando anche i debiti di PDVSA, circa 150-170 miliardi di dollari, di cui 102 miliardi in forma di obbligazioni. Sono cifre molto elevate considerando che il Fondo monetario internazionale stima che il Prodotto interno lordo del paese sia stato circa 82,8 miliardi di dollari nel 2025.

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Per capire come funzionano gli enormi debiti del Venezuela, bisogna capire chi sono i suoi creditori.

Tra questi ci sono i detentori dei bond internazionali, cioè che avevano acquistato negli anni obbligazioni venezuelane, sia quelle emesse dallo stato sia quelle emesse da società come PDVSA. Questi titoli – non pagati a causa del default – sono passati di mano in mano: oggi molti di questi sono stati acquistati da società di investimento che li hanno comprati a prezzo scontato, sperando che in futuro diventassero esigibili a prezzo pieno, in modo da ottenere un guadagno. Oggi sono tra quelli che spingono affinché il Venezuela ripaghi i suoi debiti.

Tra i creditori ci sono poi le società, soprattutto petrolifere ed energetiche, a cui erano stati sequestrati i beni nel 2007 quando il predecessore di Maduro, Hugo Chávez, ordinò la nazionalizzazione di molti beni utilizzati nell’industria petrolifera. Alcune di queste, dopo arbitraggi e sentenze internazionali, hanno ottenuto che le loro perdite fossero trasformate in crediti esigibili, quindi in somme di denaro che il Venezuela dovrebbe versare come risarcimento.

– Leggi anche: I molti interessi degli Stati Uniti per il petrolio del Venezuela

Ci sono infine gli stati che hanno prestato soldi direttamente al Venezuela: tra questi ci sono la Russia e in particolare la Cina, che secondo varie stime sarebbe in credito con il Venezuela per almeno 10 miliardi di dollari.

Il modo in cui il paese gestirà il suo debito dipende molto da come governerà la nuova presidente ad interim Delcy Rodríguez e da quanto il suo governo verrà influenzato dalle pressioni statunitensi. Al momento la situazione è molto incerta e fare previsioni a riguardo potrebbe essere prematuro. Tuttavia, secondo Bloomberg alcuni creditori ritengono plausibile che le trattative sul pagamento dei crediti possano cominciare quest’anno.

Infatti c’è già stata una riunione tra alcuni creditori di lungo periodo del Venezuela per capire come la nuova presidenza influenzerà la loro possibilità di recuperare i soldi investiti, con l’idea che l’intervento statunitense possa velocizzare il processo.