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  • Giovedì 8 gennaio 2026

Anche a Cuba va sempre peggio

L'economia è al collasso e rischia di peggiorare senza petrolio venezuelano: poi ci sono le minacce di Trump

Un uomo per le strade di L'Avana Vecchia, il 6 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Un uomo per le strade di L'Avana Vecchia, il 6 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
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C’è anche Cuba fra i paesi minacciati dal presidente statunitense Donald Trump dopo l’attacco al Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro. Nelle ore successive all’operazione a Caracas, Trump ha detto che contro il regime cubano non servirà nemmeno intervenire, perché «sembra che sia vicino a cadere». Il segretario di Stato Marco Rubio è stato più minaccioso: «Se vivessi all’Avana e facessi parte del governo, sarei preoccupato». Rubio ha origini cubane, ed è da sempre molto attivo contro il governo comunista dell’isola.

Cuba è in pessime condizioni economiche ormai da anni. Dipende in gran parte dalle importazioni di petrolio venezuelano, che ripaga con servizi come l’invio all’estero di medici, allenatori sportivi, guardie di sicurezza e spie. L’approvvigionamento è diventato più complesso in queste settimane, e se dovesse fermarsi del tutto la crisi potrebbe aggravarsi e portare a conseguenze imprevedibili, anche se non è scontato che causi un collasso del regime cubano. Peraltro l’amministrazione statunitense al momento non avrebbe un piano chiaro per gestirlo: il primo effetto potrebbe essere un aumento dell’emigrazione proprio verso gli Stati Uniti.

Il presidente Miguel Diáz-Canel (sinistra) con Raul Castro nel giorno della parata del 1° maggio 2025 (AP Photo/Ramon Espinosa)

L’attuale crisi è la peggiore dalla rivoluzione guidata da Fidel Castro, in 67 anni di governo comunista sull’isola. Le cause sono varie e profonde: i governi cubani hanno perlopiù incolpato l’embargo statunitense, che dura da decenni ed è sicuramente un fattore rilevante, ma pesano anche l’inefficienza e la corruzione del regime. La liberalizzazione parziale dell’iniziativa privata, avviata nel 2021, ha dato risultati minimi, condizionati da burocrazia e limitazioni.

L’attuale presidente Miguel Díaz-Canel ha ribadito di recente obiettivi di autosufficienza alimentare e di miglioramento dell’impresa pubblica, ma nel paese non funziona più nemmeno il sistema sociale di base, in passato sempre garantito. Una parte della popolazione soffre la fame: anche questa è una novità, nonostante la scarsità di certi alimenti sia stata una costante per decenni.

In questa situazione, il petrolio è una risorsa che incide su più settori della vita pubblica e privata rispetto a quanto si possa pensare. La gran parte delle centrali elettriche cubane, vecchie e maltenute, funziona con il petrolio: il Venezuela ne forniva circa 35mila barili al giorno, su 100mila necessari; Cuba ne autoproduce 40mila, pesante e di bassa qualità; una parte minore arriva da Russia e Messico.

Il governo cubano non ha valuta straniera per comprarlo altrove e se verrà a mancare quello venezuelano dipenderà dall’aiuto di paesi politicamente non ostili come Angola, Algeria, Brasile o Colombia. Già ora l’isola non ha abbastanza petrolio per produrre tutta l’energia che le serve: i blackout sono quotidiani, durano molte ore al giorno e hanno ampie conseguenze. Per esempio si ferma la produzione industriale, limitata ma necessaria; si bloccano le pompe che permettono all’acqua di circolare nel sistema idrico; e si fermano i condizionatori, necessari nel caldo spesso soffocante.

– Leggi anche: Il blocco del petrolio venezuelano è un problema anche per Cuba

Senza petrolio non c’è nemmeno benzina per mettere in circolazione i mezzi della raccolta rifiuti, che da mesi si accumulano con sempre maggiore frequenza nelle strade cubane. Il livello scarso di igiene favorisce lo sviluppo e la circolazione di malattie trasmesse dalle zanzare, come dengue, oropouche e chikungunya.

Dipendenti della raccolta rifiuti spingono un camion a L’Avana, nel 2025 (AP Photo/Ramon Espinosa)

Anche i privati faticano a trovare la benzina di cui hanno bisogno: esiste un’app con cui presentare richiesta per fare rifornimento, ma ci sono code virtuali di migliaia di persone. Testimonianze raccolte dal New York Times parlano di attese di circa tre settimane per ottenere un appuntamento al distributore. La benzina serve anche per alimentare i generatori, che in alcuni casi sostituiscono l’inaffidabile rete elettrica. Nemmeno la rete idrica funziona con continuità e quasi tutte le case sono dotate di cisterne in cui si accumula l’acqua ogni volta che c’è, per poi razionarla.

Tra luglio e settembre del 2024 il Prodotto interno lordo cubano si è ridotto di un ulteriore 4 per cento, segno che le cose non stanno andando come sperava il governo. I risultati migliori sono quelli delle piccole imprese private, soprattutto nel settore agricolo. Si scontrano però con difficoltà burocratiche e di reperimento dei materiali necessari (come per le piccole costruzioni), effetto della carenza di valuta straniera e dell’embargo. Le medicine di base devono essere inviate dall’estero e anche una storica eccellenza del paese come il settore ospedaliero deve confrontarsi con la penuria di forniture di base: i medici restano di alto livello, ma devono lavorare in pessime condizioni.

L’esportazione di personale medico resta una delle principali fonti di introiti per il governo cubano, che trattiene una parte dello stipendio che ricevono all’estero.

Un addetto alla disinfestazione delle zanzare a L’Avana Vecchia, il 6 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

Il settore turistico non si è mai ripreso dalla chiusura durante la pandemia di Covid-19 e ha perso buona parte dei visitatori dagli Stati Uniti, anche perché Trump durante il primo mandato (2017-2021) ha reso più complesso andare sull’isola per turismo. Il governo cubano aveva investito in modo massiccio su hotel e resort, oggi occupati circa al 30 per cento. Esiste un turismo organizzato proveniente dalla Cina e dalla Russia, con formule all inclusive, che però non portano ulteriore valuta estera alla popolazione al di fuori del circuito dei viaggi organizzati. Nel 2019 i turisti erano stati 4 milioni, nel 2025 sono stati meno della metà: le difficoltà generali (blackout, interruzioni della rete idrica, scarsità di benzina, trasporti interni carenti) hanno influito anche su questo.

Molte famiglie cubane vivono grazie alle rimesse provenienti dall’estero, e chi ha accesso ai dollari può trovare quasi ogni merce nei supermercati privati, che accettano solo questa valuta. Hanno prezzi non accessibili per i dipendenti pubblici o per i pensionati (la pensione vale circa 7 dollari al mese, cioè 6 euro). All’interno della società cubana si sono quindi sviluppate crescenti diseguaglianze: è una situazione piuttosto nuova, che può accrescere le tensioni.

Dal 2020 più di 2,7 milioni di cubani, perlopiù appartenenti alle generazioni più giovani, qualificate e attive sul mercato del lavoro, hanno lasciato l’isola: è circa un quarto della popolazione. Gli abitanti ora sono stimati in circa 8 milioni e il tasso di natalità è il più basso dal 1899, quando il paese era reduce da tre anni di guerra d’indipendenza. Alcuni esperti mettono in dubbio la stessa sopravvivenza del paese, se questa tendenza continuerà.

Un turista per le strade di L’Avana Vecchia, il 6 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

Il governo cubano ha condannato l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e dichiarato due giorni di lutto nazionale per i 32 cubani che si occupavano della sicurezza di Maduro e sono stati uccisi nell’assalto statunitense a Caracas. Rispetto al regime venezuelano, quello cubano è meno personalistico, più coeso e radicato: l’ipotesi di un’eliminazione dei vertici a opera degli Stati Uniti, che permetta di influenzare una parte più collaborativa, appare impraticabile. Nel paese non esiste da decenni alcuna forma di democrazia né di espressione politica libera esterna al Partito Comunista e risulta difficile anche solo immaginare una gestione alternativa dello stato, nel caso l’amministrazione Trump riuscisse infine a ottenere il crollo del regime.