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  • Martedì 6 gennaio 2026

Questo selfie è un po’ più di un selfie

È un segno della distensione dei rapporti con la Cina voluta dal nuovo presidente della Corea del Sud, e anche il telefono usato non è casuale

Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung scatta un selfie insieme a quello cinese Xi Jinping, il 5 gennaio a Pechino
Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung scatta un selfie insieme a quello cinese Xi Jinping, il 5 gennaio a Pechino (EPA/YONHAP)
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Lunedì è iniziato il viaggio in Cina del presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung. È significativo perché è il primo di un presidente sudcoreano dal 2019, e la prima visita di stato dal 2017, e perché segna in generale una distensione nei rapporti tra i due paesi, che si erano deteriorati durante la presidenza del predecessore di Lee, il conservatore Yoon Suk-yeol (quello destituito e sotto processo per il tentativo di instaurare la legge marziale a fine 2024).

Lee ha parlato di una «nuova fase» nei rapporti con la Cina e del 2026 come «il primo anno della piena restaurazione delle relazioni». La visita, che dura in tutto quattro giorni, è notevole anche per l’atteggiamento amichevole mostrato dal presidente cinese Xi Jinping, che non è disinteressato.

Un momento emblematico di questo, e molto commentato, è stato il selfie che Lee si è fatto con Xi e con le rispettive mogli durante l’incontro di lunedì. È stato una deroga al cerimoniale solitamente ingessato di queste occasioni, ma ha anche un valore simbolico. Lee infatti l’ha scattato con uno smartphone della marca cinese Xiaomi che gli era stato regalato proprio da Xi a novembre.

Anche quell’occasione era stata piuttosto gioviale: Lee aveva scherzato chiedendo se il dispositivo fosse sicuro, cioè se non fosse un modo della Cina per spiarlo. Xi era stato al gioco, invitandolo a controllare se ci fosse una backdoor (un sistema per accedere di nascosto a un sistema usato negli attacchi informatici). Lunedì Lee ha postato il selfie su X con toni lusinghieri, scrivendo «la qualità dell’immagine è buona, vero?».

Un miglioramento nei rapporti con la Cina, e con la vicina Corea del Nord, era atteso fin dalla vittoria di Lee alle presidenziali, lo scorso giugno. Lee infatti è espresso dal centrosinistra ed è un fautore di un approccio diplomatico più conciliante di quello, ostile e antagonistico, che ha contraddistinto la presidenza di Yoon (2022-2024).

La Cina ha tutti gli interessi a migliorare i rapporti con un altro paese asiatico, specie ora che ha bisogno di alleati nella regione. È in corso infatti una crisi diplomatica con il Giappone su Taiwan, l’isola che si governa in maniera autonoma e democratica ma che la Cina rivendica come propria e minaccia di conquistare con la forza.

Xi Jinping e Lee a Pechino, il 5 gennaio

Xi Jinping e Lee Jae-myung a Pechino, il 5 gennaio (Han Sang-kyun/Yonhap via AP)

Gli analisti hanno notato che il governo sudcoreano, a differenza di quello giapponese e di quelli occidentali, si è tenuto abbastanza fuori dalle condanne alla grossa esercitazione militare cinese attorno a Taiwan di fine dicembre. Lunedì Xi ha fatto un inusuale riferimento alla Seconda guerra mondiale, ricordando che entrambi i paesi lottarono contro il militarismo giapponese.

Da parte sua, la Corea del Sud ha interessi anzitutto economici. La Cina è un partner commerciale fondamentale e, nel viaggio, Lee è accompagnato da 200 imprenditori. Nell’incontro di lunedì è stata firmata una quindicina di accordi di cooperazione, dai trasporti alla tecnologia, ma non ci sono state concessioni sulle restrizioni ai prodotti culturali sudcoreani, a cui invece puntava Lee.

La Cina, inoltre, è una mediatrice imprescindibile con la Corea del Nord, di cui è la principale alleata internazionale (nonché una delle uniche, assieme alla Russia). Per questo l’aiuto cinese può essere prezioso per Lee, che sta cercando di distendere i rapporti anche col regime nordcoreano, finora senza grandi risultati. Il 4 gennaio, lo stesso giorno in cui il presidente era partito per Pechino, la Corea del Nord ha fatto un lancio intimidatorio di missili balistici in mare.

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