Il regista che fece conoscere il cinema coreano al mondo

Fu, più di vent'anni fa, Park Chan-wook, il cui nuovo film “No Other Choice” è uscito questa settimana al cinema

Park Chan-wook, ottobre 2025 (Paras Griffin/Getty Images)
Park Chan-wook, ottobre 2025 (Paras Griffin/Getty Images)
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Quando nel 2003 uscì il film sudcoreano Oldboy, nel mondo occidentale i film della Corea del Sud erano una cosa da cinefili e appassionati. Già da qualche anno nuove regole, nuove leggi e un interesse politico per il cinema avevano trasformato la produzione di quel paese e alcuni registi sudcoreani avevano cominciato a essere selezionati nei festival internazionali, ma Oldboy fu un’altra cosa. Vinse il Gran Premio a Cannes, quando il presidente della giuria era Quentin Tarantino, ed ebbe successo anche con un pubblico più ampio dei soli cinefili: un successo che la Corea del Sud non aveva mai avuto.

Il suo regista e sceneggiatore era Park Chan-wook, il cui nuovo film No Other Choice è uscito al cinema questa settimana. Oldboy era il secondo film di quella che poi è diventata una trilogia della vendetta (prima era venuto Mr. Vendetta e dopo Lady Vendetta) e che per anni lo ha reso il cineasta più importante del suo paese. Almeno fino a quando Bong Joon-ho, che aveva cominciato a fare film con lui, non ha vinto la Palma d’Oro e l’Oscar per il miglior film con Parasite del 2019 e una serie tv sudcoreana, Squid Game, non è diventata tra le più viste al mondo.

Negli ultimi vent’anni Park ha fatto molte cose diverse: un film di vampiri, un film sul sesso, un film con Nicole Kidman e una serie tv in America. No Other Choice è molto diverso dai film dei primi anni Duemila, che raccontavano di vendetta e violenza, ma li ricorda nel modo in cui usa l’istinto violento per raccontare questioni politiche.

È tratto dal romanzo del 1997 The Ax dello statunitense Donald E. Westlake, che era stato già trasposto in un film intitolato Cacciatore di teste da Costa-Gavras, nel 2005. La storia è quella di un uomo, impiegato a livelli dirigenziali in una società che produce carta, che viene licenziato. In un mercato in cui è molto difficile trovare lavoro, passa mesi tra colloqui e ricerche, fino a che non deve cominciare ad abbassare i propri standard di vita. Terrorizzato dal futuro, decide di individuare i candidati ai lavori a cui aspira che hanno più possibilità di lui, e ucciderli.

Park Chan-wook ha detto di aver cercato di fare questo film per anni, perché si era fissato che dovesse essere un film americano, in quanto il protagonista di tutto è il capitalismo e gli Stati Uniti sono «il cuore del capitalismo». Per questo è stato in preparazione per più di dieci anni (durante i quali Park ha fatto altri film): quando ha capito che non sarebbe riuscito a trovare abbastanza soldi negli Stati Uniti ha deciso di riadattarlo alla Corea e girarlo in patria.

Come già Parasite di Bong Joon-ho, anche questo è uno dei molti film sudcoreani che parlano di classi sociali e di ossessione per il guadagno, il benessere e il successo. La rapida trasformazione del paese tra gli anni Novanta e Duemila ha reso il mutamento sociale e le differenze di classe uno dei temi più ricorrenti per molti dei registi che hanno cominciato a fare film insieme a Park. In particolare nei film di Park Chan-wook i personaggi si prefiggono degli obiettivi (come l’eliminazione dei rivali, in questo caso) per poi scoprire, una volta arrivati vicino alla conquista, che non otterranno quello che speravano.

Alla fine degli anni Ottanta la Corea del Sud è diventata una democrazia dopo anni di governi autoritari e una delle decisioni più importanti del nuovo governo fu di investire sul cinema, sui festival e sulla circolazione internazionale dei film, anche grazie ai finanziamenti di grandi società di elettronica come Samsung. Park Chan-wook si è trovato in mezzo a questo cambiamento, come parte di una prima generazione di registi diversi dal passato. Con lui c’erano appunto Bong Joon-ho, Lee Chang-dong (diventato noto con Oasis e per qualche anno ministro della Cultura sudcoreano) e Kim Ki-duk, molto più noto degli altri, specialmente in Italia.

Tra questi Park Chan-wook è quello più influenzato dal cinema americano. In tutte le interviste in cui gli viene chiesto, racconta di aver capito di voler fare film vedendo La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock, sul canale televisivo per le basi militari americane, in inglese (che non capiva) e senza sottotitoli. Il momento esatto in cui capì di voler fare il regista, dice, è quando vide la scena in cui James Stewart segue in macchina Kim Novak. Gli sembrò di «sognare il medesimo sogno di Hitchcock».

Non gli andò bene da subito. Anzi, i suoi primi due film (The Moon is… the Sun’s Dream e Trio), molto diversi da quelli che avrebbe fatto poi, non ebbero nessun successo. Per il primo l’unica recensione che uscì fu scritta dallo stesso Park, come favore di un amico critico che la firmò («È arrivato un nuovo e stupefacente talento…» è quello che scrisse di sé).

Demoralizzato da questi esiti, ne fece uno completamente diverso, Joint Security Area, un thriller ambientato nella zona demilitarizzata al confine con la Corea del Nord con protagonisti due soldati sudcoreani e due nordcoreani che diventano amici, fino a che due di loro non vengono trovati morti. Fu il più grande successo di quell’anno in Corea, diede il via alla sua carriera e rese famoso l’attore protagonista, Song Kang-ho, che poi comparì in molti dei film più noti usciti dalla Corea del Sud negli anni successivi, fino a Parasite.

Dopo la trilogia della vendetta Park girò una commedia sentimentale I’m a Cyborg, but That’s OK; Thirst, un film di vampiri diverso dagli altri in cui il vampiro è un prete; il suo primo americano intitolato Stoker, con Nicole Kidman; e poi Mademoiselle, un film tratto dal romanzo Ladra di Sarah Waters, su una cameriera che vuole truffare la donna per cui lavora, ma che nel farlo inizia una relazione sessuale con lei.

Nonostante alcuni di questi ultimi film siano considerati tra i suoi migliori, non hanno avuto il successo internazionale dei precedenti. Il film del 2022 Decision to Leave è stato il suo ritorno a una maggiore circolazione, oltre a essere stato il primo della sua carriera a essere scelto dalla Corea del Sud come candidato agli Oscar. Nel 2024 è uscita la sua prima serie a produzione americana (HBO), Il simpatizzante, da noi su Sky e Now, su una spia nordvietnamita infiltrata in una famiglia sudvietnamita in California.

No Other Choice è stato di nuovo un grande successo nel suo paese e di nuovo è stato candidato della Corea del Sud all’Oscar per il miglior film internazionale.