Il musical dei creatori di South Park è arrivato in Italia
“The Book of Mormon” è una satira grottesca del discusso culto cristiano, e dopo quasi 15 anni continua ad avere un successo enorme

Due giovani mormoni partono da Salt Lake City e vanno in Uganda con l’obiettivo di evangelizzare un villaggio africano: Kevin Price è un fedele devoto e convinto, mentre Arnold Cunningham un bugiardo seriale un po’ imbranato, che per rendere più avvincenti i testi sacri e fare colpo su una ragazza si inventa tutta una serie di panzane ispirate a Guerre stellari o a Il Signore degli Anelli. È così che comincia The Book of Mormon, il musical dei creatori di South Park, che dopo un grande successo internazionale per la prima volta è arrivato in Italia, a Milano, dove è in scena al Teatro Arcimboldi dal 10 al 21 dicembre.
In quindici anni The Book of Mormon è diventato un fenomeno mondiale per gli stessi motivi per cui chi lo critica lo ritiene problematico: prende in giro i mormoni (e non solo) con battute volgari, canzoni blasfeme e gli stessi elementi grotteschi e al tempo stesso esilaranti che hanno reso South Park una delle serie animate più apprezzate di sempre. Lo spettacolo è in lingua originale: volendo può essere apprezzato anche da chi non sa l’inglese, ma per cogliere a pieno il suo umorismo, oltre a conoscere bene la lingua, aiuta aver presente sia la storia dei mormoni, sia un po’ di cultura statunitense.
Quello dei mormoni è un culto cristiano nato negli Stati Uniti dell’Ottocento, il cui nome ufficiale è Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Il suo testo fondativo assieme alla Bibbia è appunto il Libro di Mormon, che in estrema sintesi sarebbe stato scritto da un profeta statunitense e poi scoperto, tradotto e tramandato da Joseph Smith, un cercatore d’oro che diceva di avere avuto visioni di Dio, Gesù e alcuni angeli. All’inizio il culto subì molte persecuzioni, ma oggi è straordinariamente ricco e influente grazie a una serie di investimenti e di accorgimenti introdotti per darsi un’immagine più moderna ed evitare di inimicarsi governo e società.
Uno dei suoi tratti più noti e identitari è proprio quello del proselitismo, al centro del musical. Quando sono abbastanza grandi, i giovani mormoni vengono inviati in “missione” per diffondere la dottrina anche all’estero: sono sempre in coppia, si distinguono per la divisa con pantaloni neri, camicia bianca e targhetta, e suonano ai campanelli o fermano la gente per strada cercando di convertire più persone possibili. Non sono mai molesti, e anzi sono noti per essere sempre molto educati e saper fare buon viso a cattivo gioco, come mostra la loro caricatura nel musical. Questo è anche il modo in cui la Chiesa ha gestito la visibilità ottenuta grazie allo spettacolo.
La Chiesa mormona avrebbe avuto ampi margini per criticare The Book of Mormon, chiedere ai propri fedeli di boicottarlo o magari fare causa alla produzione. Al contrario, lo sfruttò fin da subito per promuoversi, per esempio comprando alcuni spazi pubblicitari nel libretto distribuito durante la prima produzione a New York per incuriosire il pubblico con annunci come: «Adesso che avete visto lo spettacolo, leggete il libro».
The Book of Mormon fu accolto bene anche a Salt Lake City, la città dello Utah fondata proprio da un gruppo di mormoni, dove lo spettacolo venne messo in scena per la prima volta nel luglio del 2015 e fece il tutto esaurito per due settimane. Alcune persone mormone intervistate al tempo riconobbero che l’umorismo dello spettacolo era osceno e offensivo, ma che tutto sommato per loro era una cosa positiva, perché aiutava a far conoscere la loro religione e a farli sembrare un po’ meno strani. Per il resto, negli anni la Chiesa lo ha sempre commentato con una frase stringata in cui dice che, al di là dello spettacolo, il Libro di Mormon è «un volume di scritti che cambia per sempre la vita delle persone avvicinandole a Cristo».
The Book of Mormon è stato scritto da Trey Parker e Matt Stone, gli autori di South Park, con Robert Lopez, a sua volta autore di musical. Nella brochure dello spettacolo Parker spiega che lui e Stone avevano sempre voluto fare un musical per Broadway, che ritengono «tipo la forma suprema di arte e di scrittura»: a dirigere la prima produzione nel marzo del 2011 fu sempre lui, assieme al coreografo Casey Nicholaw, molto noto nel giro.
Nonostante le basse aspettative degli autori, lo spettacolo fu subito popolarissimo. Nelle prime settimane batté ripetutamente il record di incassi del teatro in cui andava in scena e riuscì a rientrare nei costi di produzione in soli nove mesi. Ma fu anche un successo di critica: vinse nove Tony Award, i premi più importanti per il teatro negli Stati Uniti, tra cui quello per miglior musical. L’anno successivo fu messo in scena a Chicago e poi partì una produzione a Londra, dove nel 2014 vinse quattro Laurence Olivier Award, i principali riconoscimenti per il teatro britannico.
Nel 2012 The Book of Mormon vinse anche un Grammy per il miglior album di musica teatrale. Lopez, che ha scritto anche le canzoni dei film di Frozen, è una delle pochissime persone ad aver vinto l’EGOT, il premio simbolico riconosciuto a chi vince Emmy, Grammy, Oscar e Tony.
Andrew Rannells, famoso per il ruolo nella serie Girls, interpretava il ruolo di Price nella prima produzione. Cunningham invece era Josh Gad, che negli Stati Uniti è noto soprattutto come doppiatore.
Se i mormoni l’hanno presa tutto sommato bene, The Book of Mormon è stato comunque criticato per il modo stereotipato con cui rappresenta le persone del villaggio ugandese, alle prese con povertà e carestia, HIV e un perfido generale che tra le altre cose vuole mutilare i genitali delle ragazze. Dopo l’uccisione di George Floyd, su pressione di alcuni attori del cast, Stone e Parker approfittarono della chiusura dei teatri per via della pandemia per rivedere il copione e dare un ruolo più attivo ai personaggi africani, in particolare a Nabulungi, la ragazza che piace a Cunningham.
Come South Park, comunque, The Book of Mormon non punta a offendere (o difendere) nessuno in particolare, ma piuttosto a essere una satira di tutte le religioni e dei meccanismi che ci stanno dietro. Continua a essere messo in scena sia a Londra che a Broadway, e con quasi 1 miliardo di dollari incassati e oltre 5.400 performance anche in altri paesi è ormai uno dei musical di maggior successo al mondo. Secondo Sean Johnston e Nick Cox, che sono rispettivamente Price e Cunningham nella produzione in corso in Australia, è ancora rilevante perché è stato in grado di infrangere le regole del musical, e perché al pubblico questo tipo di audacia piace.
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