• Sport
  • Venerdì 12 dicembre 2025

Le specialità di sci e snowboard dove si gareggia in quattro per volta

Ski cross e snowboard cross hanno gare avvincenti e facili da seguire, e a Milano Cortina potrebbero scapparci delle medaglie per l’Italia

Una gara di ski cross a marzo a St. Moritz, Svizzera (David Ramos/Getty Images)
Una gara di ski cross a marzo a St. Moritz, Svizzera (David Ramos/Getty Images)
Caricamento player

Alle Olimpiadi di Milano Cortina lo sci freestyle e lo snowboard avranno 26 eventi da medaglia. In molti casi in specialità tra loro affini: cambieranno gli attrezzi ai piedi ma regole, contesti e approcci saranno simili. Sono tutte spettacolari (non a caso lo sci freestyle è anche noto come sci acrobatico), ma non sempre facili da seguire. Ci sono però due specialità, lo ski cross e lo snowboard cross, che non potrebbero essere più intuitive: in entrambe si gareggia quattro per volta e vince chi arriva primo. Sono anche avvincenti, con gare piene di sorpassi lungo discese ricche di curve, dossi, gobbe e salti.

In entrambe le specialità l’Italia è inoltre piuttosto forte: nella prima gara dell’anno della Coppa del Mondo di ski cross (a Val Thorens, in Francia) ha fatto primo-e-secondo con Simone Deromedis ed Edoardo Zorzi; nella seconda Deromedis è arrivato secondo.

Ski cross (spesso scritto anche attaccato) e snowboard cross (che certi puristi chiamano ancora boardercross) si fanno su piste diverse, perché sci e tavole da snowboard funzionano in modo diverso. Ma in entrambe le specialità le gare durano meno di due minuti e le piste hanno elementi aggiunti per aumentare lo spettacolo e la competizione.

Per chi gareggia è importante andare veloce (nello ski cross si arriva fino ai 100 chilometri orari) ma anche impostare le giuste linee e curare la parte tattica per capire dove si può superare o dove bisogna evitare di essere superati. I contatti sono regolamentati con severità (ci sono cartellini gialli e rossi per punire quelli volontari o pericolosi), ma trattandosi di gare spalla a spalla sono anche piuttosto frequenti e, se non pericolosi e intenzionali, in parte tollerati. Non mancano, in entrambe le discipline, casi di “Steven Bradbury”, cioè di vittorie che arrivano dopo che cadono tutti gli altri.

Sono interessanti anche le partenze – dai cancelletti, che si aprono senza un conto alla rovescia che ne anticipi l’esatto momento di apertura – e gli arrivi, dove quel che conta è la prima parte del corpo a superare il traguardo.

L’arrivo di una gara di ski cross nel 2024 ad Alleghe, Italia (Kevin Voigt/GettyImages)

Lo ski cross nacque tra gli anni Settanta e Ottanta la prima volta che più persone decisero di gareggiare scendendo insieme lungo una pista. Una sua maggiore codificazione ci fu negli anni Novanta quando entrò a far parte degli X Games, un evento multisportivo di sport estremi. Lo ski cross era tutto quello che le Olimpiadi stavano cercando: una specialità sportiva giovane, vivace e veloce, con gare che parevano fatte apposta per stare in uno schermo. E infatti nel 2010 arrivò alle Olimpiadi invernali.

Le gare di ski cross iniziano con discese individuali, che servono per dividere atleti e atlete in vari gruppi da quattro ciascuno. Poi si scende quattro per volta e i migliori due si qualificano per la fase successiva. La sciatrice canadese India Sherret ha raccontato che spiega così lo ski cross a chi non ne ha mai sentito parlare: «Chiedo se conoscono il motocross, e dopo che in genere mi dicono “sì”, io aggiungo: “ecco, faccio quello ma sugli sci”». La stessa Sherret ha precisato però che la spiegazione non riesce però dare a pieno «l’idea del livello di caos che c’è a volte nello ski cross».

Le piste sono lunghe circa un chilometro, con una pendenza media vicino al 10 per cento, con porzioni di percorso e con curve – note come rank shifts – pensate per ricompattare il gruppo ed evitare che qualcuno prenda troppo vantaggio fin da subito (a volte succede comunque). Klaus Waldner, direttore di gara ed ex atleta di ski cross, dice che oltre ovviamente a «garantire la sicurezza», l’obiettivo quando si tracciano le piste è rendere le gare aperte ed equilibrate, in cui il finale ideale è quello «al fotofinish».

Discorsi pressoché identici valgono per lo snowboard cross, che è olimpico da Torino 2006, e che con lo ski cross condivide il passato agli X Games. Quel che cambia sono le piste. Come sa chi li ha provati entrambi (anche su una pista blu, senza salti e senza gare), sci e tavola da snowboard implicano posizioni diverse, e diversi modi di impostare le curve e affrontare eventuali contropendenze. Cambiano ovviamente anche i salti e la velocità massima, che in entrambi i casi sono maggiori nello ski cross.

Alle Olimpiadi di Milano Cortina le gare di snowboard cross e ski cross saranno a Livigno, in Alta Valtellina, come tutte le altre gare di snowboard e sci acrobatico (che insieme assegneranno quasi un quarto delle medaglie olimpiche). Per entrambe le specialità ci saranno gare maschili e femminili, ognuna con 32 atleti e atlete. Lo snowboard cross avrà anche una gara mista a squadre: gareggeranno prima i quartetti maschili e poi quelli femminili, partendo però in base ai distacchi della gara maschile.

Intanto già oggi – venerdì 12 dicembre – ci sono altre gare di ski cross a Val Thorens. Sabato e domenica inizierà invece a Cervinia, in Valle d’Aosta, la stagione di Coppa del Mondo di snowboard cross.

Una gara di snowboard cross a marzo a St. Moritz, Svizzera (David Ramos/Getty Images)

Nello ski cross, oltre a Deromedis e Zorzi, la migliore atleta italiana è Jole Galli (che arriva dallo sci alpino, come la maggior parte di chi fa ski cross). Nello snowboard cross i nomi che ora magari dicono poco a molti, ma che tra un paio di mesi potrebbero diventare ben più noti, sono quelli di Michela Moioli (vincitrice dell’oro olimpico nel 2018 e dei Mondiali della stagione scorsa), di Omar Visintin e Lorenzo Sommariva.

La storia da conoscere, quando si parla di snowboard cross (in cui in passato si gareggiò anche in sei contro sei), è quella della statunitense Lindsey Jacobellis: nel 2006, alla prima gara olimpica di questa specialità, cadde – mentre era prima in una gara in cui era arrivata da strafavorita – negli ultimi metri della finale che era certa di aver vinto.

Potreste aver già intuito chi vinse a 36 anni, nel 2022, alle Olimpiadi di Pechino.