L’enorme e funzionante computer degli anni ’50 custodito in una scuola in Toscana
È una delle decine di storie insolite e di provincia raccontate da Ivan Carozzi in "Cronache dall’Italia nascosta"

In Cronache dall’Italia nascosta lo scrittore Ivan Carozzi, autore tra le altre cose di un prolifico blog sul Post, ha scovato e raccontato decine di storie di quelle di cui ci sono poche o nessuna traccia su internet. Ambientate negli angoli più dimenticati della provincia italiana, divise per regioni e accomunate da un’attenzione particolare per lo strano e l’ordinariamente poetico, le storie scelte da Carozzi riguardano per esempio lo storico commercio di capelli in un piccolo borgo di montagna nella provincia di Cuneo, la statua di Maradona coperto di fango nell’hinterland napoletano, o ancora un lago in provincia di Cremona che non si sa se sia mai esistito. E c’è anche quella di un istituto tecnico in provincia di Arezzo, dov’è custodito un esemplare unico al mondo di un vecchio, enorme computer.
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L’Elea 9003⁴ è il primo computer commerciale a transistor prodotto in Italia, costruito tra il 1957 e il 1959 da un’équipe di ricercatori della Olivetti, guidata dall’ingegnere italo-cinese Mario Tchou. L’unico esemplare al mondo, parzialmente funzionante e in buone condizioni, è conservato a Bibbiena, Comune di 12mila abitanti in provincia di Arezzo. È stato sistemato molti anni fa in uno stanzone di 100 metri quadri al piano terra di una scuola superiore, l’itis Enrico Fermi. È composto da un tavolo di comando, da 16 armadi alti 1,60 metri, e contiene 40 chilometri di cavi in rame. Oltre la porta dello stanzone, ogni mattina entrano ed escono dall’Istituto decine di studenti di meccanica, elettronica industriale, elettrotecnica e informatica. Sono tutti adolescenti del Casentino, vallata a nord della provincia di Arezzo.
La consolle dell’Elea 9003 emana ancora oggi un fascino inesorabile. Il massiccio e affilato tavolo di comando nero, il pannello verticale, la mensola sporgente, la tastiera alfanumerica, i pulsanti e le spie circolari e retroilluminate invitano l’utilizzatore alla devozione e alla contemplazione. Se ancora oggi fa un certo effetto, nel 1959, quando venne presentato alla fiera campionaria di Milano, l’Elea 9003 dovette apparire ai visitatori come una sorta di dono misterioso, giunto da una civiltà del futuro⁵.
L’esemplare conservato all’Enrico Fermi apparteneva alla Banca del Monte dei Paschi di Siena, che negli anni settanta lo utilizzò per il calcolo e la gestione delle paghe dei dipendenti. Il Monte dei Paschi decise poi di liberarsene e l’Elea 9003 venne smontato e trasportato a Bibbiena grazie a un convoglio di camion, scortato da una squadra di macchinisti e ingegneri olivettiani partiti da Ivrea.
Successivamente un tecnico di laboratorio, Mario Babbini, dipendente di un negozio per la riparazione di strumenti elettronici, fu incaricato della manutenzione del computer. Per anni e anni Babbini ha tenuto i contatti con un gruppo di anziani ex tecnici Olivetti, che periodicamente si recavano a Bibbiena per tenere in vita la macchina. A Bibbiena si è costituita un’associazione, l’Elea ets, allo scopo di tutelare il computer. Il presidente è un ex allievo del l’itis, testimone del primo trasloco della macchina nella scuola. Pare che il rumore prodotto dall’Elea 9003 acceso raggiunga i 75 decibel, paragonabile al rumore di una strada molto trafficata.
4. Il nome Elea era l’acronimo di Elaboratore Elettronico Aritmetico e omaggio a Elea, la polis della Magna Grecia studiata nei manuali del liceo, dove nel V secolo a.C. Parmenide scrisse il poema Sulla natura, il primo testo filosofico apparso in Occidente.
5. Il design, vincitore del Compasso d’oro 1959, era di Ettore Sottsass.

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