Le novità sul caso di Liliana Resinovich
Il corpo della donna 63enne fu trovato a Trieste a gennaio del 2022: l'ipotesi iniziale che si fosse suicidata è sempre meno solida

Sono passati più di tre anni da quando la 63enne Liliana Resinovich è stata trovata morta nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste, in Friuli Venezia Giulia. Era il 5 gennaio del 2022. Il corpo – intatto e senza apparenti segni di colluttazione – aveva un sacco infilato dalla parte della testa e un altro dalla parte dei piedi, mentre sulla testa c’erano due sacchetti trasparenti usati per la conservazione di alimenti. In mancanza di indizi che facessero pensare a un’aggressione, la procura ipotizzò a lungo che fosse un suicidio, ma poi il giudice per le indagini preliminari non ritenne esaustive quelle indagini e chiese di aprire un nuovo fascicolo per omicidio, disponendo una nuova consulenza e nuovi esami. Adesso la perizia fatta in seguito a quella decisione ha reso l’ipotesi di omicidio effettivamente più solida.
La perizia medico-legale è stata fatta dopo che il 13 febbraio del 2024 era stato deciso di riesumare il corpo di Resinovich. I risultati di queste analisi sono stati raccontati dal quotidiano locale Il Piccolo, secondo cui una seconda autopsia avrebbe trovato una lieve frattura alla seconda vertebra toracica, non esaminata in precedenza. Inoltre, scrive sempre Il Piccolo, sarebbero state trovate altre lesioni e fratture che farebbero ipotizzare che Liliana Resinovich sia stata colpita da qualcuno. Sarebbe però morta per asfissia, non è chiaro ancora provocata da chi o da cosa.
La perizia è stata depositata in procura a Trieste nella notte tra venerdì e sabato, e gli esiti non sono ancora stati comunicati direttamente da chi l’ha eseguita, ma da articoli di giornali locali e nazionali. Oggi, lunedì 3 marzo, il procuratore di Trieste Federico Frezza ha fatto sapere che la perizia «impone una profonda rivalutazione dell’intero procedimento» e che probabilmente saranno necessari nuovi accertamenti. Sempre oggi gli avvocati dei familiari di Resinovich dovrebbero chiedere una copia della relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo alla procura di Trieste.
A distanza di tre anni dal ritrovamento ci sono ancora molte cose da chiarire. Resinovich era nata il 26 aprile del 1958 a Trieste. Era stata una dipendente della Regione Friuli Venezia Giulia e nel 2021 era in pensione. Era sposata da molti anni con Sebastiano Visintin, un ex fotoreporter, e insieme vivevano nel rione San Giovanni della città.
Fu lui a denunciare la scomparsa della moglie la sera del 14 dicembre del 2021. Visintin aveva raccontato che quella mattina l’aveva salutata verso le 7:45 ed era uscito di casa prima di lei. Resinovich sarebbe dovuta andare a casa di Claudio Sterpin, un amico di vecchia data che aiutava con le faccende domestiche, e con cui però aveva anche una relazione. Secondo molti messaggi che i due si erano scambiati, trascritti negli atti delle indagini consultati da Repubblica, Resinovich voleva lasciare il marito e andare a vivere con Sterpin, come confermato poi da lui stesso.
Le ultime immagini che si hanno di Liliana Resinovich sono quelle registrate dalle telecamere della scuola di polizia di via Damiano Chiesa, che la ripresero alle 8:41. Da quel momento di lei non si seppe più nulla per tre settimane. Intanto il 22 dicembre del 2021, quando ancora non era stata trovata, la procura aprì un fascicolo per sequestro di persona contro ignoti.

Il parco dell’ex ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste dov’è stata ritrovata Liliana Resinovich, 5 febbraio 2022 (ANSA / Alice Fumis)
Il corpo di Liliana Resinovich fu trovato circa due settimane dopo, il 5 gennaio del 2022. Con sé Resinovich non aveva né cellulare, né documenti, né portafogli o soldi. Vicino a lei non furono trovati farmaci e anche gli esami tossicologici eseguiti successivamente non rivelarono la presenza di sostanze stupefacenti o farmaci nel sangue di Resinovich.
In un comunicato diffuso dopo l’autopsia il procuratore Antonio De Nicolo scrisse che la donna era morta per soffocamento, precisamente per «scompenso cardiaco acuto». Sul suo corpo non erano stati rilevati «traumi da mano altrui atti a giustificare il decesso». L’esame non chiariva comunque se Resinovich fosse morta per suicidio o per omicidio.
Il fratello della donna, Sergio Resinovich, ha sempre respinto la tesi del suicidio. In un’intervista al Corriere della Sera raccontò che Liliana era felice e progettava di andare a vivere con Claudio Sterpin. Disse che Visentin aveva indirizzato male gli inquirenti parlando di un allontanamento volontario, che invece secondo lui era da escludere completamente. Inoltre, per Sergio Resinovich sua sorella era una persona molto precisa e non sarebbe mai uscita di casa senza cellulare e documenti.
In questi anni Resinovich, Claudio Sterpin e Sebastiano Visentin hanno partecipato a programmi televisivi come Chi l’ha visto? e Quarto Grado, l’ultima volta a inizio febbraio.
Nell’agosto del 2022 i consulenti nominati dalla procura esclusero che la donna fosse stata aggredita e collocarono il momento della morte di Liliana Resinovich a due o tre giorni prima del ritrovamento del suo corpo, avvenuto il 5 gennaio dello stesso anno. A febbraio del 2023 la procura di Trieste chiese l’archiviazione del caso: per chi indagava l’unica possibilità era che Resinovich si fosse allontanata volontariamente e si fosse suicidata. La procura spiegò che non c’erano sufficienti elementi per ipotizzare altre cause di morte sulla base dei risultati delle indagini condotte fino ad allora.

La polizia scientifica attorno alla tomba di Liliana Resinovich nel cimitero Sant’Anna di Trieste, 13 febbraio 2024 (ANSA/Mauro Zocchi)
Quattro mesi dopo il giudice per le indagini preliminari di Trieste, Luigi Dainotti, respinse la richiesta e dispose nuove indagini indicando 25 punti da chiarire. Da lì è stato poi deciso di riesumare il corpo di Resinovich, e fare i nuovi esami.



