Auschwitz prima di Auschwitz
Alcune foto acquisite dal museo ebraico di Oświęcim mostrano la città all’inizio dell’occupazione, prima della costruzione dei campi di concentramento e sterminio

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Nel 2020 a Braunschweig, in Germania, una domestica polacca che stava riordinando oggetti e documenti nella casa di un anziano collezionista morto da poco trovò una busta con sopra scritto «Polen II» (Polonia II). Conteneva circa 120 negativi di fotografie del periodo della Seconda guerra mondiale. Alcune furono scattate probabilmente tra il 1939 e il 1940 a Oświęcim, in Polonia, all’inizio dell’occupazione nazista. Prima che quella cittadina diventasse nota nel mondo con il suo nome tedesco, Auschwitz.
Il museo ebraico di Oświęcim, che acquisì le foto alla fine del 2023, le considera un documento molto prezioso. Per Tomasz Kuncewicz, direttore del museo, sono tra le pochissime testimonianze esistenti della vita quotidiana della comunità ebraica della città «sull’orlo dell’Olocausto», prima che i nazisti costruissero nelle vicinanze il campo di concentramento e sterminio in cui morì oltre un milione di persone. Le truppe tedesche occuparono la città e ne cambiarono il nome in Auschwitz nei primi giorni di settembre del 1939, e il campo cominciò a funzionare a giugno del 1940.
Non tutte le foto acquisite, secondo la ricostruzione dello storico e curatore del museo Artur Szyndler, furono scattate a Oświęcim. E la qualità dimostra che non furono scattate da un professionista. Erano parte dell’album di famiglia del medico nazista Hermann Barmeyer, di Braunschweig, già noto agli storici locali perché abitò con i suoi familiari a Oświęcim durante i primi mesi dell’occupazione tedesca. Le foto sono tutte in bianco e nero tranne una, probabilmente l’unica a colori di Oświęcim risalente a quel periodo, dice Szyndler.
Gli ebrei di Oświęcim, come già quelli di altre città polacche, furono sottoposti a una dura e feroce repressione. Le loro attività e i loro negozi furono confiscati, loro furono costretti ai lavori forzati e, da novembre del 1939, a indossare al braccio sinistro una fascia bianca (come si vede in alcune foto) con la parola «ebreo» scritta sopra, sostituita poi con una stella di David. Nella notte tra il 29 e il 30 novembre 1939 i nazisti bruciarono la sinagoga della città, costruita nel 1879. Gli ebrei di Oświęcim sarebbero stati espulsi e deportati poco tempo dopo i giorni a cui risalgono le foto.
Da maggio del 1940, su richiesta del futuro comandante del campo Rudolf Höss, circa 250-300 ebrei furono costretti a lavorare ogni giorno nella periferia della città. Dovevano sgomberare un’area in cui si trovavano alcune baracche: era il luogo in cui sarebbe stato costruito il campo. Nello stesso periodo cominciarono le deportazioni nei campi di lavoro, principalmente nella regione della Slesia, e tra marzo e aprile del 1941 le deportazioni finali, che fecero scomparire la comunità ebraica locale.
I primi ebrei della comunità si erano stabiliti a Oświęcim, che in yiddish significa «ospiti», nel Cinquecento. All’inizio del Novecento costituivano circa il 60 per cento della popolazione cittadina, di circa 12mila abitanti. Furono deportati nei ghetti di Będzin, Chrzanów e Sosnowiec: quelli che sopravvissero fino al 1943 furono mandati ad Auschwitz II-Birkenau, dove la maggior parte fu uccisa nelle camere a gas. Vicino al primo campo attivo dal 1940, infatti, ne nacquero poi altri due. Soltanto pochi ebrei della città sopravvissero.
Tra i luoghi riconosciuti in altre foto della collezione acquisita dal museo ci sono altre città polacche come Cracovia, Będzin e Bielsko, ma la maggior parte dei luoghi non è ancora stata identificata. Attraverso i suoi canali social il museo ha chiesto agli utenti della comunità di Oświęcim di provare a identificare le persone e i luoghi non ancora riconosciuti.