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  • Martedì 19 marzo 2024

Ad Haiti le bande criminali hanno attaccato anche i quartieri ricchi della capitale

Quelli che si trovano sulle colline che circondano il centro di Port-au-Prince: le violenze stanno proseguendo nonostante le dimissioni del primo ministro Ariel Henry

Agenti della polizia di guardia davanti a un carcere a Port-au-Prince, Haiti
Agenti della polizia di guardia davanti a un carcere a Port-au-Prince, Haiti (AP Photo/Odelyn Joseph)
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Lunedì le bande criminali che da settimane stanno portando avanti un’insurrezione armata contro il governo di Haiti hanno attaccato due comunità benestanti della capitale Port-au-Prince che finora non erano state coinvolte dalle violenze. I quartieri si chiamano Laboule e Thomassin e sono stati assaltati nelle prime ore del mattino di lunedì: sono state uccise 12 persone.

Questi nuovi attacchi mostrano che le violenze ad Haiti, cominciate alla fine di febbraio, non si stanno placando e anzi si sono estese, nonostante le dimissioni annunciate dal primo ministro Ariel Henry, richieste per oltre una settimana proprio dalle bande. I gruppi criminali controllano ormai gran parte della capitale, comprese molte infrastrutture fondamentali.

Una parente di una delle persone uccise per strada il 18 marzo ad Haiti

Una parente di una delle persone uccise per strada il 18 marzo ad Haiti (AP Photo/Odelyn Joseph)

Gli attacchi si erano intensificati negli ultimi giorni di febbraio, quando Henry si trovava in Kenya per concludere un accordo internazionale che avrebbe portato ad Haiti una forza di circa mille poliziotti keniani con il compito di contrastare le attività delle bande criminali, molto attive già in precedenza.

Per impedire l’arrivo della missione di sicurezza, le bande si sono alleate tra loro e hanno cominciato una rivolta armata senza precedenti: hanno assaltato l’aeroporto, impedendo a Henry di tornare nel paese (si trova tuttora all’estero), attaccato le stazioni di polizia, fatto evadere migliaia di persone dalle prigioni, e di fatto tolto al governo il controllo di Haiti. La loro richiesta principale erano proprio le dimissioni del primo ministro Henry, che dopo qualche giorno di esitazione le ha date.

A Port-au-Prince le violenze erano rimaste finora concentrate soprattutto nelle zone più povere della città, quelle pianeggianti vicino al porto e all’aeroporto. I quartieri benestanti, in cui si trovano le ambasciate, le sedi delle ong internazionali e le residenze delle persone più ricche del paese, si trovano invece sulle colline circostanti, e finora erano stati in gran parte risparmiati dagli attacchi armati.

Laboule e Thomassin sono due di questi quartieri: i membri delle bande hanno fatto irruzione in varie abitazioni e ucciso 12 persone, non si sa ancora per quale ragione.

Sempre lunedì l’azienda di Haiti che gestisce l’energia elettrica ha annunciato che quattro sottostazioni elettriche (che sono elementi della rete, e servono alla trasmissione dell’energia) a Port-au-Prince e in altre zone sono state rese completamente inutilizzabili: di conseguenza, alcune zone della città ora sono senza luce, compreso un ospedale.

Anche per queste ragioni ad Haiti alla crisi politica e di sicurezza si sta aggiungendo la crisi umanitaria: Haiti, che era già il paese più povero dell’America Latina, si trova di fatto isolata da giorni (il porto e l’aeroporto sono controllati dalle bande criminali), le persone faticano sempre di più a trovare cibo e il sistema della sanità è vicino al collasso.