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  • Venerdì 8 marzo 2024

Lacrimoni su un tubino color pesca

Una scena dal nuovo romanzo di Ilaria Gaspari, "La reputazione", su una boutique a Roma negli anni Ottanta che vestiva le adolescenti senza passare dalle madri

Un particolare della copertina di La reputazione di Ilaria Gaspari
Un particolare della copertina di La reputazione di Ilaria Gaspari
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La reputazione è il nuovo libro della scrittrice Ilaria Gaspari, pubblicato da Guanda. È ambientato nella Roma degli anni Ottanta e racconta le vicende della boutique Josephine, aperta dalla francese Marie-France nel quartiere dei Parioli. Gli affari vanno bene finché Marie-France comincia a vendere una linea di abbigliamento per adolescenti: da quel momento le cose cambiano, attorno al negozio nascono sospetti, si diffondono calunnie e nel quartiere cresce l’ostilità verso di lei. A un certo punto una ragazzina scompare e molti si chiedono se il negozio c’entri qualcosa.

Gaspari si è ispirata a un fatto realmente accaduto a Orléans, in Francia, verso la fine degli anni Sessanta, che venne raccontato nel libro Medioevo moderno a Orléans (La rumeur d’Orléans) dal filosofo e sociologo francese Edgar Morin in una delle prime inchieste sociologiche di sempre. Il tema è attuale anche oggi, visto che, come spiega l’autrice, «i social ci hanno assuefatti a una contabilità della reputation che inizia, con la crisi dell’era degli influencer, a mostrare il lato oscuro: guardare al fenomeno da una prospettiva storica, attraverso il filtro di un decennio che è stato in molti sensi laboratorio del presente, può aiutare a riflettere sulla relazione fra realtà e apparenza e sul ruolo che in questo rapporto riveste lo sguardo degli altri». Oltre a La reputazione, Gaspari ha scritto anche Etica dell’acquario, il suo romanzo d’esordio pubblicato da Voland nel 2015, Lezioni di felicità (2019), Vita segreta delle emozioni (2021), e Cenerentole e sorellastre (2022), usciti per Einaudi.

L’estratto che pubblichiamo qui sotto è tratto dal capitolo 6 e racconta il momento in cui Marie-France decide di iniziare a vendere vestiti direttamente alle ragazzine.

(Ilaria Gaspari presenterà il suo libro insieme a Matteo Caccia al festival Pensavo Peccioli, sabato 9 marzo alle 16:30; l’incontro è gratuito fino a esaurimento posti. Qui trovate tutto il programma del festival)

***

Il vestito le andava tanto stretto che la cerniera sulla schiena non saliva, e la madre cercava di portarla su mentre il corpo di sua figlia, a ogni centimetro che la zip conquistava, veniva compresso di un altro centimetro nel tessuto del tubino color pesca. […] A ogni progresso della zip la ragazza faceva un singhiozzo, e non capivo se stesse piangendo o fosse la pressione a spezzarle il respiro nel petto. Stava con un braccio appoggiato alla parete, un braccio tondo e liscio, coperto appena di una peluria sottile […]. Aveva posato la fronte sul polso, il viso nascosto per non farsi vedere da noi, pensai, o più probabilmente per non vedere nello specchio gli occhi di sua madre, le mani di sua madre che con tanta ostinazione si sforzavano di insaccarla dentro lo stupido vestito.

Mi sarei dovuta intromettere ma ero come impietrita; persino Marie-France si era fermata alle mie spalle, la sentivo respirare eppure non fiatò fino a quando – un centimetro alla volta, un singhiozzo alla volta – la cerniera non fu quasi in cima. Mancava meno di una spanna, ma il tubino non voleva proprio saperne di chiudersi. La ragazza rimaneva immobile, con la testa contro il polso, pensai che il bracciale le avrebbe lasciato un solco sulla fronte. La madre paonazza, le mani con le vene in rilievo sul dorso scheletrito, il polpastrello del pollice tutto bianco sotto l’unghia scarlatta.
Continuava a fare pressione, finché non si sentì Marie- France: «Posso aiutarvi?» e in quel preciso momento la mano con le vene gonfie diede uno strattone micidiale; ci fu un breve plop!, come quando si infila il mignolo in un flaconcino di vetro vuoto e lo si tira fuori l’istante successivo. La ragazza era stata inglobata nel vestito, nella stoffa che pareva sul punto di scoppiare – plop! – e la linguetta della cerniera, foderata di seta in tinta con l’abito, era rimasta in mano alla madre che la brandiva fra le unghie laccate.

Accidenti, disse con rabbia, e intanto la ragazzina insaccata, si era voltata a guardare noi e sua madre. Aveva negli occhi lacrime che non scendevano, quasi fossero incastrate pure loro. Il vestito le schiacciava il seno e il sedere, trasformando le curve del suo corpo in un unico rigonfiamento straordinariamente sodo, come un palloncino che a pungerlo con uno spillo avrebbe rilasciato una scia sottile di elio per proiettarsi su, contro il soffitto, finalmente libero. Ma la ragazza nel vestito non si sgonfiava, nonostante, in mancanza di uno spillo, la madre la pungesse sui piccoli bozzi di carne che iniziavano a emergere dalla superficie tesa del vestito, con l’unghia appuntita dell’indice. […]
Si rivolse a Marie-France, come se stesse parlando del tempo: «E poi, va bene tutto, ma questi fianchi? Da chi può averli presi? […]»

E con gli artigli rosso Dior 999 pizzicottava le cosce della ragazzina che nel frattempo aveva smesso di singhiozzare e, a giudicare dalla compressione che lo stupido vestito le imponeva al petto, anche di respirare. Invece no; a ben guardare respirava, come un animale che non voglia farsi notare da un predatore che già lo sta puntando. E a ritmo con quel respiro impercettibile, se non piangeva, lacrimava; le tremava la bocca e lacrime grosse, pesanti, sane come i suoi poveri seni schiacciati dal vestito, finalmente scendevano a stampigliare il crêpe di seta rosa pesca di grosse macchie scure a forma di stella, tanto pesavano quei lacrimoni e tanto era forte, e rapido, l’impatto con il tessuto.

(© Guanda 2024)