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  • Lunedì 4 marzo 2024

Ad Haiti sono evasi migliaia di detenuti

Per questo è stato dichiarato lo stato d'emergenza, mentre continuano gli scontri fra la polizia e le potenti bande armate che controllano la capitale Port-au-Prince

Un'area della prigione di Port-au-Prince completamente vuota dopo l'evasione di domenica (REUTERS/Ralph Tedy Erol)
Un'area della prigione di Port-au-Prince completamente vuota dopo l'evasione di domenica (REUTERS/Ralph Tedy Erol)
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Lunedì 4 marzo ad Haiti – piccolo paese dei Caraibi che si trova sull’isola di Hispaniola, non lontano da Cuba – è stato dichiarato lo stato di emergenza per 72 ore e imposto il coprifuoco notturno, dopo che nel fine settimana sono evasi migliaia di detenuti da due prigioni che erano state prese d’assalto dalle bande armate che controllano la capitale Port-au-Prince. Nelle due prigioni erano rinchiusi numerosi leader della criminalità organizzata e alcune delle persone accusate dell’omicidio dell’ex presidente Jovenel Moïse, ucciso nel luglio del 2021.

Nei violenti scontri fra le bande armate e la polizia sono già state uccise almeno dieci persone, inclusi quattro poliziotti. La scorsa settimana si sono intensificate le violente proteste contro il governo del primo ministro ad interim Ariel Henry, che avrebbe dovuto organizzare nuove elezioni entro il 7 febbraio, ma non lo ha fatto sostenendo la necessità di ripristinare prima la stabilità nel paese.

Nel fine settimana le proteste sono diventate scontri diretti fra la polizia e le potenti bande armate che operano nel paese, che hanno attaccato diverse stazioni di polizia, l’aeroporto, due prigioni e lo stadio, e hanno bloccato il principale scalo merci del porto, dicendo di voler rovesciare il governo di Henry. L’evento decisivo che ha portato a questo sviluppo è stata la visita di Henry in Kenya, dove ha firmato un accordo per una missione di sicurezza per contrastare le bande criminali nel suo paese, sostenuta dall’ONU.

– Leggi anche: La situazione ad Haiti è fuori controllo

Domenica sera il governo haitiano ha confermato quello che diversi giornali nazionali e internazionali avevano scritto nelle ore precedenti, ossia che la prigione di Port-au-Prince e quella della vicina città di Croix-des-Bouquets erano state prese d’assalto. Per questo motivo, il ministro dell’Economia Patrick Boisvert, che sta ricoprendo il ruolo di primo ministro in questa situazione di emergenza mentre Henry è ancora all’estero, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha introdotto un coprifuoco «a causa del deterioramento della situazione della sicurezza, caratterizzata da atti criminali sempre più violenti perpetrati da bande armate». Ha aggiunto che «la polizia ha ricevuto l’ordine di utilizzare tutti i mezzi legali a sua disposizione per far rispettare il coprifuoco e arrestare tutti i criminali».

La prigione di Croix des Bouquets ospitava circa 1.450 detenuti, mentre quella di Port-au-Prince, costruita per accoglierne 700, ne ospitava più di 3.600. Sabato un agente di polizia citato in forma anonima da Associated Press aveva detto che le bande avevano avuto la meglio sulle forze di sicurezza della prigione di Port-au-Prince, anche se non ne avevano ancora preso il controllo.

Domenica è poi stato reso noto da quotidiani nazionali e diverse agenzie di stampa internazionali che dalla prigione di Port-au-Prince era evasa la maggior parte dei detenuti. Arnel Remy, un avvocato per i diritti umani la cui organizzazione non profit lavora all’interno del carcere di Port-au-Prince, ha detto su X (Twitter) che secondo le loro stime i detenuti evasi sono 3.597. Remy ha aggiunto che 99 uomini erano rimasti volontariamente nelle loro celle per paura di essere uccisi nel fuoco incrociato. Tra questi ci sono alcuni ex soldati colombiani che si trovavano lì per il loro presunto coinvolgimento nell’assassinio di Moïse.

Uno dei detenuti colombiani non evasi dal carcere di Port-au-Prince parla con i giornalisti di Associated Press che hanno visitato la prigione dopo l'evasione di domenica (AP/Odelyn Joseph)

Uno dei detenuti colombiani non evasi dal carcere di Port-au-Prince parla con i giornalisti di Associated Press che hanno visitato la prigione dopo l’evasione di domenica (AP/Odelyn Joseph)

Questa notizia è stata confermata da Reuters, che in un rapporto ha detto che domenica le porte della prigione di Port-au-Prince erano ancora aperte e la struttura era quasi completamente vuota. All’ingresso della prigione c’erano i corpi di tre persone morte, probabilmente detenuti, che avevano ferite di arma da fuoco. Un giornalista dell’agenzia di stampa francese AFP che ha visitato la prigione domenica mattina ha detto di aver visto una decina di corpi a terra nelle vicinanze dell’edificio e che nel cortile del carcere aveva visto mobili, sandali di plastica, e vestiti sparsi a terra. Non è chiaro quante persone siano evase dalla prigione di Croix des Bouquets.

L’assalto alle prigioni e agli altri luoghi della capitale da parte delle bande armate è stato guidato dall’ex ufficiale di polizia Jimmy Chérizier, ora leader della coalizione delle bande più potenti del paese. Durante il fine settimana Chérizier ha rivendicato gli attacchi, dicendo che «tutti noi, i gruppi armati nelle città di provincia e i gruppi armati nella capitale, siamo uniti». Chérizier ha detto che l’obiettivo era catturare il capo della polizia di Haiti e i ministri del governo e impedire il ritorno di Henry, costringendolo a dimettersi. Chérizier sostiene di voler «liberare il paese con le armi e con la gente» e negli ultimi giorni aveva avvertito la popolazione locale di non far andare i bambini a scuola per «evitare danni collaterali».

Haiti è uno dei paesi più poveri al mondo ed è da tempo alle prese con una gravissima crisi politica, sociale ed economica. Le violenze di queste settimane complicano molto gli sforzi per ripristinare una qualche forma di controllo nel paese, in vista di possibili elezioni. Le ultime elezioni parlamentari e presidenziali ad Haiti si sono tenute nel novembre del 2016, ormai quasi dieci anni fa.