Membri di una banda criminale controllano una strada di Port-au-Prince, ad Haiti, nel 2019 (AP Photo/Dieu Nalio Chery)
  • Mondo
  • domenica 7 Novembre 2021

Le bande criminali ad Haiti sono fortissime

In particolare nella capitale, Port-au-Prince, dove hanno sfruttato le gravi crisi del paese e i molti anni di alleanze con i politici locali per diventare sempre più influenti

Membri di una banda criminale controllano una strada di Port-au-Prince, ad Haiti, nel 2019 (AP Photo/Dieu Nalio Chery)

Ad Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo, è in corso da mesi una gravissima crisi politica, sociale ed economica: da febbraio a oggi ci sono stati un’evasione di massa dal carcere della capitale e l’assassinio del presidente Jovenel Moïse, a cui si sono aggiunti anche un terremoto e una tempesta tropicale. È successa però anche un’altra cosa, di cui si parla meno: interi pezzi di Haiti, e buona parte della sua capitale, sono finiti sotto il controllo delle bande criminali, che hanno sfruttato anni di alleanze e legami con i politici haitiani per accrescere il loro potere.

Ad Haiti le bande criminali esistono da decenni. Negli ultimi mesi – dopo l’omicidio del presidente Jovenel Moïse avvenuto lo scorso 7 luglio – si sono però rafforzate, anche attraverso rapimenti e omicidi: si parla di quasi 800 rapimenti e più di 300 omicidi solo dall’inizio di quest’anno.

Secondo i dati dell’organizzazione haitiana per i diritti umani National Human Rights Defense Network (RNDDH), oggi le bande criminali che operano nel paese sono circa 90. Le nove più potenti sono riunite in una coalizione, chiamata “G9 an fanmi” (G9 e famiglia), guidata dall’ex agente di polizia Jimmy Chérizier, detto anche “Barbecue”. Oggi questi gruppi controllano strade e porti, e hanno bloccato i rifornimenti di carburante, elettricità e cibo. Tra le altre cose, diversi ospedali, banche e ripetitori telefonici hanno smesso di funzionare.

Jimmy Cherizier, l’ex poliziotto che guida la coalizione di bande criminali di Haiti (AP Photo/Joseph Odelyn)

Le alleanze tra bande e politici locali si erano sviluppate soprattutto durante gli anni della presidenza dello stesso Moïse, tra il 2017 e il 2021, che per questo erano stati raccontati come il momento della «gangsterizzazione» di Haiti.

Secondo alcune fonti, peraltro, la stessa alleanza “G9 an fanmi” sarebbe stata fondata da esponenti dell’amministrazione Moïse: i politici locali avrebbero usato le bande per controllare meglio le proprie aree di competenza, per esempio ostacolando il voto e le proteste dei sostenitori dei loro avversari. In cambio, avrebbero fornito alle bande armi, munizioni, mezzi di trasporto e finanziamenti.

Il vuoto di potere provocato dall’uccisione di Moïse, e l’instabilità politica successiva, hanno permesso alle bande criminali di guadagnare un’autonomia e un’indipendenza senza precedenti. Hanno preso il controllo di aree tradizionalmente fuori dal loro dominio e sono arrivate a controllare la maggior parte delle strade e dei porti della capitale, bloccando la distribuzione di carburante e cibo per costringere l’attuale primo ministro, Ariel Henry, alle dimissioni.

Le conseguenze sono state gravissime. Dal momento che ad Haiti la rete elettrica non è molto affidabile, il carburante diesel è essenziale per far funzionare i numerosi generatori che sono impiegati per alimentare tantissime strutture, tra cui gli ospedali. In un paese in cui il sistema sanitario è già debolissimo, non avere carburante a sufficienza significa portare gli ospedali alla chiusura.

Il New York Times ha raccontato qualche episodio particolarmente significativo.

La mancanza di carburante non sta permettendo di tenere accesi tutti i macchinari che garantiscono la sopravvivenza dei pazienti più gravi, e meno della metà delle ambulanze presenti sul territorio è ancora in grado di viaggiare. Certi ospedali sono arrivati a organizzarsi con alcuni materassi sistemati per terra per far dormire direttamente nella struttura i propri dipendenti; altri stanno cercando di lavorare per quanto possibile a luci spente, per risparmiare energia.

La mancanza di carburante sta portando anche molte banche a chiudere o ad aprire solo sporadicamente. Stanno chiudendo negozi, che non possono tenere luci e frigoriferi accesi, e stanno smettendo di funzionare le antenne di telefonia mobile, lasciando il paese sempre più isolato.

Circa il 60 per cento della popolazione di Haiti vive in povertà e quasi la metà sopravvive grazie agli aiuti umanitari, anch’essi ostacolati dalle bande criminali che controllano il territorio. Bruno Lemarquis, coordinatore degli aiuti forniti al paese dalle Nazioni Unite, ha detto che il suo lavoro dipende in larga parte dalla volontà delle bande di lasciarglielo fare.

Tra le altre cose, le bande criminali stanno complicando il lavoro di trasportatori e autisti dei mezzi di trasporto pubblici, che di recente hanno indetto un grosso sciopero nazionale per chiedere al governo di riprendere il controllo delle strade e di garantire presìdi di poliziotti nelle aree controllate dai criminali, in modo da poter lavorare in sicurezza. Il governo non sembra però in grado di garantire la sicurezza: ha proposto ai sindacati di revocare lo sciopero in cambio di denaro, offerta che i sindacati hanno rifiutato.

La situazione è particolarmente critica a Port-au-Prince, ma le cose non vanno meglio in altre zone del paese, che subiscono allo stesso modo le conseguenze del blocco del carburante imposto dalle bande criminali. Nelle zone più periferiche è capitato in più occasioni che i residenti attaccassero i veicoli che passavano, per farli fermare e sottrargli il carburante. Nel nord un gruppo di persone ha attaccato un camion carico di fusti di carburante, costringendo l’autista a versare parte del carico in alcuni bidoni prima di permettergli di continuare il proprio tragitto.

La settimana scorsa il capo della coalizione criminale “G9 an fanmi”, Jimmy Chérizier, ha detto che i gruppi continueranno a bloccare l’arrivo di carburante fino a quando il primo ministro ad interim Ariel Henry non si dimetterà. «Se Ariel Henry si dimetterà alle 8 di mattina – ha detto Chérizier – alle 8.05 le strade saranno libere e i furgoni potranno circolare e portare il carburante in città».

L’attuale primo ministro haitiano Ariel Henry (AP Photo / Joseph Odelyn)

Henry è primo ministro ad interim di Haiti dalla fine di luglio di quest’anno. Era stato nominato primo ministro da Moïse prima dell’attentato dello scorso 7 luglio, ma non era riuscito a insediarsi: la sua nomina, arrivata solo dopo un intervento esterno degli Stati Uniti, aveva messo temporaneamente fine a uno scontro di potere iniziato dopo l’omicidio del presidente.

Nel frattempo, ad Haiti sono già stati rimandati due volte sia il referendum costituzionale sia le elezioni presidenziali e legislative che devono svolgersi da tempo, l’ultima per ordine del primo ministro Henry.

– Leggi anche: Haiti non decide da sola