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  • Mercoledì 21 febbraio 2024

Nikki Haley non vuole ritirarsi dalle primarie del Partito Repubblicano

Anche se non ha nessuna possibilità di vincere: lo fa per questioni legate ai fondi, al posizionamento politico e a eventuali sorprese nei processi

Nikki Haley in un appuntamento elettorale in South Carolina (Photo by Win McNamee/Getty Images)
Nikki Haley in un appuntamento elettorale in South Carolina (Photo by Win McNamee/Getty Images)
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Sabato in South Carolina gli elettori del Partito Repubblicano voteranno per scegliere il loro candidato presidente degli Stati Uniti: sarà il quarto stato in cui si svolgeranno le primarie, dopo Iowa, New Hampshire e Nevada. Donald Trump ha vinto nei primi tre, e Nikki Haley è l’unica avversaria rimasta dopo i ritiri di Ron DeSantis e Vivek Ramaswamy. Il South Carolina è lo stato dove Haley vive e dove è stata governatrice per due mandati (2011-2017), ma secondo i sondaggi è indietro di circa 30 punti percentuali rispetto all’ex presidente. Gli stessi sondaggi dicono che la situazione non è molto diversa nei prossimi stati in cui si voterà, compresi i quindici che terranno le primarie il 5 marzo, nel cosiddetto “Super Tuesday”.

Al momento non c’è un singolo stato in cui Haley sia favorita, ma nemmeno uno in cui possa perlomeno contendere la vittoria a Trump. Di fronte a queste prospettive, molti ipotizzavano un ritiro imminente della sua candidatura. Haley l’ha sempre smentito, e lo ha fatto ancora martedì sera, nel discorso dai toni più duri e aggressivi nei confronti di Trump della sua campagna, tenuto davanti a una cinquantina di persone a Greenville, in South Carolina. «Non sento ancora il bisogno di baciare l’anello», ha detto facendo riferimento ai molti esponenti del partito Repubblicano che «in pubblico lo sostengono, ma in privato lo temono e hanno solo troppa paura di parlare», pur sapendo che è un «disastro» per il partito.

Haley dice di voler continuare la sua campagna almeno fino al Super Tuesday, anche se dovesse perdere, come probabile, in South Carolina. L’ipotesi di un ritiro domenica o nei giorni successivi resta possibile, in caso di un risultato particolarmente deludente o per la conseguente forte riduzione delle donazioni da chi sovvenziona la campagna. Ma al momento Haley la esclude: «Non capisco questa fretta: dopo dieci giorni si voterà in altri venti stati. Questa non è la Russia, non vogliamo un candidato unico che prende il 99 per cento dei voti».

Ma al di là delle ambizioni di difendere il processo democratico, Haley ha ancora qualche ragione per rimanere in corsa. Nessuna di queste è legata a reali possibilità di vittoria, quanto piuttosto ai fondi a disposizione, al posizionamento politico e all’attesa di possibili eventi imprevisti.

Durante la campagna in New Hampshire (AP Photo/Steven Senne)

Alle primarie dei Repubblicani negli ultimi anni di solito non vincono i candidati moderati e tradizionali, ma quelli più estremisti. Haley è del primo gruppo, pur avendo idee di destra. In Iowa è arrivata terza, in New Hampshire, considerato lo stato in cui aveva più possibilità di vincere, ha perso per 10 punti, in Nevada è stata sconfitta non da Trump, ma contro un generico “Nessuno di questi candidati”. Per ragioni interne al partito, in Nevada lei aveva partecipato alle primarie, Trump ai caucus, e per questo non era presente tra i candidati delle primarie: ma anche senza avversari, Haley non era riuscita a vincere.

Dopo il South Carolina, dove i sondaggi non sembrano ribaltabili, nel calendario delle primarie ci sono stati in cui la situazione è molto simile: sette dei quindici stati del Super Tuesday permetteranno di partecipare al voto solo agli elettori registrati come Repubblicani, e non agli indipendenti (chi non si riconosce ufficialmente in nessun partito, fascia di elettori fra cui Haley ha maggiori consensi), e la maggior parte assegna i delegati in modo maggioritario: chi vince li prende tutti. Nelle primarie in base ai risultati nei vari stati a ogni candidato vengono assegnati un certo numero di delegati e alle convention estive saranno questi delegati a decidere il vincitore (ne servono 1.215 per assicurarsi la candidatura).

Nelle primarie accade però spesso che i candidati non si ritirino quando terminano le possibilità di vittoria, ma quando finiscono i finanziamenti: le due cose sono ovviamente legate, perché in pochi sono disposti a investire su chi non ha possibilità di vincere, ma al momento i fondi di Haley non sono finiti.

Con il figlio Nalin Haley (AP Photo/Charles Krupa)

Gennaio è stato il mese migliore di sempre per la raccolta fondi del suo comitato elettorale, che ha incassato 16,5 milioni di dollari, di cui 5 dopo il secondo posto in New Hampshire. Molti donatori, soprattutto quelli animati dalla volontà di scongiurare una seconda presidenza Trump, non sembrano ancora essersi arresi: fra loro ci sono alcuni fra i più ricchi, che finanziano i cosiddetti Super PAC. In un solo giorno il suo comitato ha raccolto 1 milione di dollari, nelle 24 ore successive alle dichiarazioni con cui Trump attaccava suo marito Michael Haley, un militare attualmente impegnato in Africa (Trump aveva insinuato che fosse lì per stare lontano da lei).

Prima del Super Tuesday Haley ha previsto un tour elettorale che toccherà Washington D.C. e sette stati (Michigan, Minnesota, Colorado, Utah, Virginia, North Carolina e Massachusetts) in sette giorni, con dieci appuntamenti di raccolta fondi fra donatori di “alto livello”. Allo stesso tempo, però, la campagna in vista dell’appuntamento più importante delle primarie è anche molto dispendiosa: 500mila dollari sono previsti solo per investimenti pubblicitari televisivi in Michigan, dove si vota il 27 febbraio. Il rapporto fra spese ed entrate potrebbe decidere fino a quando Haley sarà disposta ad accettare di continuare a perdere.

Dal punto di vista politico, restare in corsa può essere un investimento anche per un futuro meno prossimo. Nelle ultime settimane Haley ha alzato notevolmente il tono dei suoi attacchi nei confronti di Trump: martedì lo ha definito «instabile e non completamente in sé, ossessionato dai suoi demoni» oltre che «un bullo, di quelli che combatto da tutta la vita». La sua campagna insiste da tempo su come Trump sia destinato a portare il partito alla sconfitta e da alcune settimane Haley dice che non potrà vincere le elezioni presidenziali «se dovrà passare i prossimi mesi in un’aula di tribunale a difendersi da accuse, che solo in parte sono motivate politicamente».

Anche se, come appare probabile, dovesse perdere queste primarie, la 52enne Haley può accreditarsi come principale avversaria interna di Trump nel partito: se questi perderà le presidenziali contro il candidato Democratico Joe Biden lei potrà proporsi come chi guiderà i Repubblicani lontano dal modello estremista e radicale (a quel punto ripetutamente sconfitto nelle elezioni) e verso posizioni più tradizionali. Se invece Trump dovesse vincere, vivrebbe probabilmente un certo periodo lontano dal centro della scena del partito, che sarà a quel punto completamente allineato a Trump, ma la visibilità guadagnata in questa campagna può comunque essere spendibile nel 2028: in quattro anni molte cose possono cambiare.

Esiste poi un motivo più contingente per provare a restare in corsa ed è la situazione legale di Trump, impegnato in quattro diversi processi penali e la cui stessa candidabilità è stata messa in dubbio da alcuni tribunali statali. Su quest’ultima situazione si esprimerà la Corte Suprema, di forte ispirazione conservatrice, che dovrebbe garantirne la partecipazione alle elezioni, ma dal 25 marzo cominceranno le udienze dei suoi processi penali. Fino a oggi le incriminazioni non hanno influito sul consenso di Trump, e probabilmente avverrà lo stesso in caso di condanna, ma questa condizione è assolutamente nuova e ipotizzare reazioni e implicazioni è complesso, se non impossibile.

Non c’è però alcun automatismo che garantisca a chi arriva secondo alle primarie di subentrare al primo, in caso di rinuncia: sarebbero i delegati a prendere questa decisione alla convention. Per sfruttare un evento che impedisca a Trump di candidarsi, Haley avrebbe bisogno che accadesse presto, quando ancora le primarie devono assegnare la maggioranza dei delegati. Sono ipotesi poco probabili, ma Haley può ritenere che valga la pena di aspettare di vedere cosa succede ancora per un po’, almeno fino a quando ci saranno finanziatori per la sua campagna.