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  • Lunedì 22 gennaio 2024

Quand’è che si deve sospendere una partita di calcio per razzismo

È successo sabato sera durante Udinese-Milan: per la Serie A sono previste le stesse regole decise dalla FIFA, che però vorrebbe introdurne di più severe

Mike Maignan e altri giocatori del Milan durante la partita con l'Udinese
Mike Maignan e altri giocatori del Milan durante la partita con l'Udinese (ANSA/GABRIELE MENIS)
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Sabato 20 gennaio la partita del campionato di calcio di Serie A tra Udinese e Milan è stata sospesa per alcuni minuti per via degli insulti razzisti fatti al portiere del Milan, Mike Maignan, da alcuni tifosi dell’Udinese. Nonostante gli episodi di razzismo negli stadi di calcio siano abbastanza frequenti, è raro che si arrivi a sospendere una partita e ancor più raro che si arrivi a interromperla definitivamente: in questo caso è stato lo stesso Maignan a far notare all’arbitro quello che stava succedendo, per poi lasciare il campo momentaneamente.

L’interruzione della partita ha contribuito a creare più attenzioni intorno al caso e se ne è parlato molto non solo in Italia: Gianni Infantino, presidente della FIFA, cioè l’organo che governa il calcio mondiale, ha detto che è necessario introdurre un meccanismo di «esclusione automatica dalle partite» per le squadre i cui tifosi sono responsabili degli insulti razzisti. Secondo Infantino le regole attuali previste dalla FIFA, applicate anche in Italia, non sarebbero sufficienti.

Quelle di cui parla Infantino sono le linee guida diffuse dalla FIFA nel 2019, che in reazione a episodi di razzismo durante una partita prevedono un processo in tre fasi, come sintetizzato dallo stesso presidente: «partita interrotta, partita sospesa, partita abbandonata». L’Italia, come molti altri paesi, recepì queste linee guida nel regolamento interno della federazione calcistica nazionale (la FIGC), chiamato anche NOIF (Norme organizzative interne della FIGC). È la procedura seguita anche dall’arbitro Fabio Maresca durante Udinese-Milan sabato sera, che però lo ha fatto solo dopo la segnalazione arrivata da Maignan.

L’articolo 62 del NOIF dice che le società di calcio hanno l’obbligo di prendere provvedimenti per impedire che le partite siano disturbate da molestie varie, compresi «cori, grida, ed ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione per motivi di razza, di colore, di religione, di lingua, di sesso, di nazionalità, di origine territoriale o etnica». Nel caso in cui ci siano cori o striscioni razzisti prima della partita l’arbitro o i delegati della Serie A incaricati di far rispettare l’ordine pubblico hanno l’ordine di non farla iniziare finché non ritengano che la situazione si sia ristabilita.

Se invece succede durante la partita, come in Udinese-Milan, l’arbitro deve interrompere la gara temporaneamente. L’interruzione è la prima delle tre fasi indicate dalla FIFA, dopo la quale ci sono sospensione e abbandono. Dopo l’interruzione lo speaker dello stadio deve spiegare attraverso gli altoparlanti al pubblico il motivo per cui la partita è stata sospesa, chiedendo di rimuovere l’eventuale striscione con insulti razzisti o di interrompere e non ripetere cori razzisti.

Se la partita ricomincia e ci sono altri insulti razzisti, allora l’arbitro può sospenderla: nella pratica non c’è grande differenza da un’interruzione, ma arriva un secondo richiamo dagli altoparlanti e generalmente si aspetta più tempo prima di far ricominciare la partita. In Udinese-Milan alcuni giocatori, tra cui lo stesso Maignan, hanno lasciato il campo per alcuni secondi e sono andati verso gli spogliatoi, anche se in teoria per il regolamento sarebbero dovuti restare al centro del campo insieme all’arbitro e ai suoi collaboratori mentre vengono fatti gli annunci per il pubblico (sono poi tornati in campo dopo pochi secondi). Se l’interruzione o la sospensione della partita dura 45 minuti, allora la gara deve essere automaticamente dichiarata finita.

In base alle successive indagini su quello che è successo la squadra dei tifosi responsabili degli insulti razzisti può ricevere sanzioni di diversa gravità: si va da una semplice multa, all’obbligo di disputare alcune partite in casa senza pubblico, fino alla sconfitta a tavolino (per 0-3) nella partita in questione se la società viene in qualche modo giudicata responsabile dei fatti che hanno causato la sospensione della partita. Generalmente in casi come quello di Udinese-Milan se vengono individuati i responsabili e la società (in questo caso l’Udinese) collabora per trovarli e punirli, per esempio impedendogli di tornare allo stadio, allora si evitano sanzioni per la squadra.

A queste misure Infantino sembra voler aggiungere un meccanismo punitivo più severo per le squadre con i tifosi colpevoli, prevedendo che vengano escluse automaticamente dalla partita in cui avvengono gli insulti razzisti – e quindi che la perdano a tavolino – e introducendo accuse rilevanti a livello penale per i tifosi. Il presidente della FIFA per il momento non ha aggiunto dettagli su quando e come vorrebbe introdurre sanzioni di questo genere.

– Leggi anche: Il video del portiere del Milan Mike Maignan che lascia il campo per gli insulti razzisti di alcuni tifosi dell’Udinese