Perché la Lega viene tirata in mezzo sul “caso Verdini”

C'entrano il ministero di Salvini e le sue relazioni personali, ma anche alcuni incontri di un sottosegretario all'Economia

Una foto in penombra del viceministro Galeazzo Bignami e del ministro dei Trasporti Matteo Salvini
Il viceministro dei Trasporti Galeazzo Bignami e il ministro Matteo Salvini (Guido Calamosca/LaPresse)
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Da alcuni giorni i partiti di opposizione, in particolare il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, chiedono che il ministro dei Trasporti e segretario della Lega Matteo Salvini riferisca in parlamento a proposito del cosiddetto “caso Verdini”: un’inchiesta della procura di Roma su presunti comportamenti illeciti nell’ambito delle gare di appalto dell’ANAS, cioè l’azienda statale che controlla e gestisce buona parte della rete stradale e autostradale italiana.

L’inchiesta va avanti da mesi, riguarda nel complesso fatti accaduti tra il luglio del 2021 e l’aprile del 2023. Il 28 dicembre scorso, però, c’è stato uno sviluppo importante. La giudice per le indagini preliminari (gip) Francesca Ciranna ha ordinato gli arresti domiciliari di otto persone, tra cui Tommaso Verdini, figlio dell’ex senatore di Forza Italia Denis Verdini, indagato anche lui in questa inchiesta e che però è già agli arresti domiciliari perché sta scontando una condanna per bancarotta fraudolenta. Le ipotesi di reato per le persone indagate sono corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite.

L’ANAS ha come socio unico Ferrovie dello Stato, società pubblica controllata a sua volta dal ministero dell’Economia, guidato dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Ma la vigilanza e il controllo tecnico sull’operato di ANAS è di competenza del ministero dei Trasporti, a capo del quale c’è Salvini. Tommaso Verdini peraltro è il fratello di Francesca Verdini, compagna di Salvini dal 2019, e inoltre nell’ordinanza d’arresto della gip viene citato in un paio di passaggi Federico Freni, sottosegretario all’Economia della Lega, vicino a Salvini e non indagato: alcune delle persone coinvolte nell’inchiesta dicono che Freni si sarebbe messo a disposizione per ottenere vantaggi e favori.

Questi sono fondamentalmente i motivi per cui le opposizioni chiedono spiegazioni ufficiali a Salvini e per cui la Lega viene tirata in ballo nella polemica politica legata a questa inchiesta. Salvini ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di riferire in parlamento sulla vicenda.

Denis Verdini passeggia a Piazza Montecitorio, a Roma, nel maggio 2018 (Vincenzo Livieri/LaPresse)

Al centro dell’inchiesta c’è la Inver srl, una società di consulenza fondata nel 2016 e gestita da Tommaso Verdini (che ne è il presidente del Consiglio di amministrazione e ne detiene il 70 per cento) e dal suo socio Fabio Pilieri, che ha il 30 per cento delle quote ed è agli arresti domiciliari anche lui. La gip scrive però che in realtà sarebbe Denis Verdini a essere «socio di fatto e artefice della strategia della Inver», percependone una parte degli introiti in nero e contribuendo alle decisioni grazie alle sue cospicue relazioni in politica.

Secondo l’accusa Tommaso Verdini, Denis Verdini e Pileri avrebbero tentato di indirizzare gare e appalti pubblici di ANAS a vantaggio di alcuni imprenditori a cui la Inver offriva consulenza: Angelo Ciccotto, Stefano Chicchiani, Antonio Samuele Veneziano (agli arresti domiciliari dal 28 dicembre) e Pietro Tomarchio, che invece non è tra le persone indagate. Per avvantaggiare i propri clienti nella competizione sugli appalti, secondo la gip i soci della Inver potevano contare sui favori di tre funzionari di ANAS, tutti agli arresti domiciliari: Paolo Veneri, Luca Cedrone e Domenico Petruzzelli. Tra i dirigenti pubblici citati nell’inchiesta c’è anche Massimo Simonini, che di ANAS è stato amministratore delegato dal dicembre 2018 al dicembre 2021, e che però non è indagato.

In cambio di questi presunti favori, i soci della Inver avrebbero promesso a Veneri, Cedrone e Petruzzelli di spendere le proprie relazioni politiche con i dirigenti di ANAS più alti in grado di loro e con esponenti politici affinché i tre ottenessero incarichi migliori e avanzamenti di carriera. In particolare, i dirigenti di ANAS e i soci della Inver descrivono come i propri referenti nell’azienda sono Massimo Bruno, importante dirigente del gruppo FS che è socio unico di ANAS, e Diego Giacchetti, direttore delle Risorse umane di ANAS. Nessuno dei due è indagato.

L’ordinanza della gip ipotizza uno schema descritto come «una triangolazione con reciproci scambi e vantaggi», un sistema che secondo l’accusa funzionerebbe grosso modo così: gli imprenditori privati ricevono dalla Inver «informazioni riservate su procedure in corso o non ancora bandite» che riguardavano appalti a cui erano interessati, oltreché «l’appoggio dei pubblici ufficiali e dei commissari di gara» così da «trovarsi in una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti». I soci della Inver, Verdini e Pileri, «ne traggono vantaggi in termini economici», grazie alle somme corrisposte dagli imprenditori loro clienti, «e di potere di influenza». I pubblici ufficiali e i funzionari di ANAS «si trovano ad avere l’appoggio di vertici politici ed istituzionali per avanzamenti di carriere o ricollocamento in posti ambiti».

Il sottosegretario all’Economia Federico Freni parla con Salvini nell’aula del Senato, il 22 dicembre 2023 (Roberto Monaldo/LaPresse)

Il primo dicembre del 2021 Pileri andò nell’ufficio di Petruzzelli, uno dei funzionari di ANAS, dove erano state installate dagli agenti della polizia giudiziaria alcune cimici. Pileri raccontò che la sera prima c’era stata una cena al PaStation, il ristorante di proprietà di Tommaso Verdini nel centro di Roma, a cui avevano partecipato l’amministratore delegato di ANAS Simonini e Federico Freni, sottosegretario all’Economia nominato poche settimane prima. Pileri, secondo l’ordinanza della gip, dice che Freni si sarebbe messo «subito a disposizione». C’è stato poi anche un altro episodio che riguarda Freni nell’ambito di questa inchiesta, un incontro tra lui e Tommaso Verdini nella casa romana di quest’ultimo, il 17 maggio del 2022.

Entrambi i fatti erano già noti da mesi, ne aveva dato notizia Il Fatto Quotidiano nel settembre scorso. Già allora Freni fornì ai giornalisti le stesse spiegazioni che dà ora, cioè che la cena al PaStation in realtà fu un incontro assai fugace. Freni sostiene di essere arrivato al ristorante poco prima delle 20:40, e alle 21:03 era presente in Senato per seguire i lavori della commissione Bilancio di quella sera. Per raggiungere il Senato dal PaStation, che è accanto alla Camera, ci vogliono pochi minuti a piedi. In pratica, secondo la versione di Freni, l’incontro si risolse in uno scambio di battute, con Tommaso Verdini che si limitò a presentare Freni ai commensali.

Freni aveva assunto l’incarico poco tempo prima, il 23 settembre del 2021, dopo le dimissioni del collega di partito Claudio Durigon. Il governo in carica era quello di Mario Draghi, e il ministro dell’Economia era Daniele Franco. Freni e Tommaso Verdini si conoscevano già, la decisione del primo di accettare l’invito del secondo è motivata anche dal fatto che Verdini era (ed è) il fratello della compagna di Matteo Salvini, il segretario del partito a cui Freni appartiene. Questa stessa spiegazione viene data da Freni riguardo all’altro incontro, avvenuto nel maggio del 2022 in via Barberini, nel pieno centro di Roma, in un palazzo dove oltre all’appartamento di Tommaso Verdini ce n’è anche uno di proprietà della sorella Francesca, utilizzato spesso come ufficio dai dirigenti e dai parlamentari della Lega. Anche in questo caso l’incontro sarebbe stato occasionale e di pochi minuti, secondo Freni.

Quanto alle intercettazioni riportate nell’ordinanza della gip in cui alcune delle persone indagate dicono che Freni si sarebbe interessato ai loro affari e si sarebbe detto a disposizione, per Freni sono frasi di gente che millanta, che si vanta di avere contatti e relazioni che in effetti non ha. Freni non è indagato.

Altre intercettazioni citate nell’ordinanza della gip citano esplicitamente Salvini, sia pure in maniera molto indiretta. In una Pileri, uno dei soci della Inver, racconta di un non meglio precisato accordo tra un dirigente di Ferrovie dello Stato e alcuni dei collaboratori di Salvini, e con lo stesso Freni. In un’altra circostanza, Tommaso Verdini parla in una telefonata di alcuni imprenditori che sono tornati a rivolgersi alla Inver poco dopo la nomina di Salvini a ministro dei Trasporti nel governo guidato da Giorgia Meloni, il 22 ottobre del 2023. «Guarda caso arrivano dopo che Salvini si è insediato». Sono gli unici riferimenti a Salvini finora emersi dall’ordinanza della gip.

Il 29 dicembre scorso, all’indomani degli arresti degli indagati, il deputato del M5S Federico Cafiero De Raho, ex magistrato e procuratore nazionale antimafia, è intervenuto in aula per chiedere un’informativa urgente del ministro Salvini sulle vicende emerse dall’inchiesta: «Bisogna che il parlamento sappia in quale misura i fatti coinvolgono ANAS, per quanti e quali appalti, quali le misure adottate per prevenire la corruzione, quale il coinvolgimento di esponenti delle istituzioni», ha detto.

Alla stessa iniziativa si è unito dopo poco il Partito Democratico tramite la deputata Debora Serracchiani, responsabile Giustizia della segreteria di Elly Schlein. «Le dichiarazioni che oggi abbiamo letto sul giornale sono incompatibili con il corretto funzionamento delle istituzioni», ha detto. Poi ha aggiunto che c’è «una questione politica» e ha chiesto che su «questa questione politica ci sia un intervento del governo e che il governo smentisca ed elimini questa ambiguità». Anche Angelo Bonelli dei Verdi ha condiviso la richiesta, citando nel suo intervento alcuni incontri passati di Salvini con imprenditori e politici che però non hanno niente a che vedere con l’inchiesta.

L’iniziativa dei partiti di centrosinistra è strettamente politica, e passa per uno strumento abbastanza consueto della tattica parlamentare. Quando una notizia rischia di creare imbarazzo o fastidio a un ministro, è consuetudine che le opposizioni ne chiedano la convocazione in aula: per avere delle spiegazioni di merito, ovviamente, ma anche per tenere alta l’attenzione mediatica sul caso, e cercando dunque di mettere in difficoltà il governo o di fare emergere incongruenze o divisioni tra i partiti di maggioranza.

Salvini con la fidanzata Francesca Verdini, durante le vacanze di Natale a Santa Caterina Valfurva, a Sondrio, il primo gennaio 2020 (Stefano Cavicchi/LaPresse)

In questo caso, poi, la vicenda ha risvolti personali per Salvini. La sua relazione con Francesca Verdini è stata spesso oggetto di critiche e polemiche politiche per via della grande influenza che nel recente passato Denis Verdini, il padre di lei, ha avuto sulla politica italiana. Verdini è stato uno dei più importanti consiglieri politici di Silvio Berlusconi nel periodo tra il 2008 e il 2013, ma ha relazioni personali trasversali nel mondo politico e istituzionale. Amico personale di Matteo Renzi, tra le altre cose ha anche propiziato il cosiddetto “Patto del Nazareno”, cioè l’accordo tra il PD di Renzi e Berlusconi nel gennaio del 2014 per avviare alcune importanti riforme istituzionali, poi in gran parte fallite (“Nazareno” è come viene chiamata comunemente la sede del PD in centro a Roma, a largo del Nazareno appunto).

Quando Salvini ufficializzò il suo fidanzamento con Francesca Verdini, nel 2019, alcuni suoi avversari politici ci videro un suo desiderio di sfruttare gli agganci e i contatti di Denis Verdini. Sono polemiche che ciclicamente hanno riguardato Salvini negli ultimi anni, ogni volta che sono arrivate notizie sui guai giudiziari di Denis Verdini.

In questi giorni Salvini ha fatto sapere di non avere intenzione di riferire in parlamento: ha considerato del tutto strumentale la richiesta. Per ora comunque non è tenuto a farlo. Il regolamento della Camera prevede che se un deputato chiede un’informativa urgente di un ministro, sia la conferenza dei capigruppo – la riunione dei presidenti dei gruppi presenti in parlamento – a decidere l’eventuale data. Finora questa decisione non è stata presa. In ogni caso, le opposizioni potrebbero ricorrere ad altri strumenti analoghi per chiedere una spiegazione ufficiale a Salvini, come ad esempio il question time, cioè un’interrogazione a risposta immediata in aula: per chi vuole obbligare un esponente del governo a riferire al parlamento le procedure del question time sono più agevoli.

I deputati e i senatori della Lega sono stati invitati dai membri dello staff di Salvini a non commentare la vicenda. In via informale, alcuni di loro hanno osservato come effettivamente le vicende citate nell’informativa della gip risalgano quasi per intero a un periodo precedente a quello in cui Salvini era ministro. All’epoca c’era il governo Draghi e il ministro dei Trasporti era Enrico Giovannini, un tecnico di area progressista.

È la stessa tesi sostenuta anche da Fratelli d’Italia nel mattinale “Ore 11” del 30 dicembre. Il mattinale è una specie di nota scritta dai dirigenti del partito e distribuita ai parlamentari ogni mattina, per istruirli su come giudicare o commentare pubblicamente i fatti del giorno. Fratelli d’Italia, tuttavia, è più che altro attendista al momento, e sta lasciando l’iniziativa a Salvini. I giornali in questi giorni hanno scritto alcuni articoli di retroscena citando un commento fatto da Meloni, che avrebbe detto: «Non è una bella storia». Anche sulla base di queste parole, finora non smentite dalla presidenza del Consiglio, Schlein e il leader del M5S Giuseppe Conte sono tornati a chiedere che il governo fornisca spiegazioni sul caso.