Secondo AFP e AP la Francia chiuderà la propria ambasciata in Niger a causa dei dissidi con la giunta militare

L'ambasciata francese in Niger
L'ambasciata francese in Niger (EPA/ISSIFOU DJIBO)

Una lettera dell’ambasciatore francese in Niger diretta al suo staff, vista dalle agenzie di stampa AFP e AP, dice che la Francia chiuderà la propria ambasciata in Niger. Secondo la lettera l’ambasciata «non è più in grado di funzionare normalmente né di svolgere i suoi compiti» a causa dell’ostilità della giunta militare che ha preso il potere nel paese con un colpo di stato il 26 luglio. La decisione di un paese di chiudere un’ambasciata è considerata estremamente rara. I dipendenti nigerini dell’ambasciata sono già stati licenziati e indennizzati, e la chiusura completa è «imminente», secondo la lettera. Finora non ci sono state conferme ufficiali da parte delle autorità francesi.

Il 26 luglio un gruppo di militari ha deposto il presidente democraticamente eletto Mohamed Bazoum, vicino ai governi occidentali, e ha preso il potere. La giunta si è da subito mostrata ostile alla Francia, di cui il Niger fu una colonia fino al 1960 e che manteneva una grande influenza sul paese: ha ordinato l’espulsione di tutti i circa 1.500 militari francesi che si trovavano nel paese per operazioni di contrasto all’estremismo islamico (fra cui gruppi affiliati allo Stato Islamico o ad al Qaida). L’evacuazione dei soldati francesi si è conclusa venerdì. I soldati statunitensi (circa 1.000), tedeschi e italiani invece rimarranno nel paese.

Il Niger inoltre ha concordato un’alleanza col Mali e il Burkina Faso, altri due paesi del Sahel, la regione immediatamente a sud del deserto del Sahara, guidati da una giunta militare golpista e alle prese con gruppi armati islamisti.

Il 30 luglio la sede dell’ambasciata francese in Niger fu circondata da una folla di manifestanti, poi dispersi dalle forze dell’ordine. Secondo quanto raccontato dall’ambasciatore francese, Sylvain Itté, il governo aveva impedito per diversi mesi ai rifornimenti di cibo e acqua di entrare nell’ambasciata, e ha detto che per farli entrare occorreva trovare metodi creativi per «non farsi vedere dai nostri amici della giunta». Itté aveva lasciato il paese a settembre.

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