La giunta di centrosinistra a Taranto è in bilico

Il sindaco Rinaldo Melucci è passato dal PD a Italia Viva, e ora rischia di perdere il sostegno del M5S che aveva contribuito alla sua elezione

Rinaldo Melucci, sindaco di Taranto (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Rinaldo Melucci, sindaco di Taranto (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
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Da giorni a Taranto si discute di possibili dimissioni da parte del sindaco Rinaldo Melucci, in carica da due mandati. Melucci era stato eletto per la prima volta nel 2017 con il Partito Democratico, sostenuto da una coalizione di centrosinistra. Ma nel novembre del 2021 si era dimesso dopo che 17 suoi consiglieri lo avevano sfiduciato, per motivi mai del tutto chiariti, probabilmente legati a questioni personali con i consiglieri in questione. Era stato poi rieletto nel 2022 sostenuto da una coalizione che comprendeva Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, mentre il partito di Matteo Renzi Italia Viva era rimasto all’opposizione.

Nel corso del suo primo mandato Melucci si era fatto notare come uno dei principali sostenitori della chiusura dell’acciaieria ex ILVA, l’enorme stabilimento che da decenni condiziona la vita della città per il suo impatto ambientale ma anche perché dà lavoro a migliaia di persone. Contro la chiusura era sempre stata invece Italia Viva, che per questo e altri motivi aveva spesso contrastato Melucci in passato.

A novembre però Melucci ha deciso di lasciare il PD e di entrare proprio in Italia Viva. Questa decisione è stata molto contestata all’interno della maggioranza nella giunta comunale, soprattutto perché il passaggio è arrivato dopo un rimpasto di governo dei mesi scorsi che aveva allargato la maggioranza a cinque consiglieri di Italia Viva, tra cui Massimiliano Stellato, presidente regionale del partito che era stato tra i consiglieri che avevano sfiduciato Melucci nel 2021.

Negli ultimi giorni nella politica cittadina si è discusso di una possibile uscita dei consiglieri del M5S dalla giunta di governo, per protestare contro la nuova maggioranza che non rispecchierebbe più il programma con cui Melucci era stato eletto. Melucci però avrebbe comunque la maggioranza, contando sui consiglieri di Italia Viva, del PD, dei Verdi e delle liste civiche. Tuttavia anche nel PD ci sono discussioni sull’opportunità o meno di continuare a sostenere Melucci.

Il Fatto Quotidiano ha scritto che lunedì era in programma una conferenza stampa del M5S per annunciare l’uscita dalla maggioranza, conferenza stampa che poi sarebbe stata annullata in vista di un’altra annunciata da Melucci. Alla fine non si è tenuta neanche quella del sindaco, che si è limitato ad annunciare che «da oggi parte una verifica approfondita di maggioranza»: cioè una serie di incontri con i vari partiti locali per capire se ci sia o meno la possibilità di un nuovo rimpasto nella giunta, o se invece sia venuto meno il sostegno nei suoi confronti e quindi andare a nuove elezioni.

A questa crisi politica si aggiunge una situazione particolarmente critica per l’ex ILVA: l’assemblea dei soci – la multinazionale franco-indiana ArcelorMittal e Invitalia, società che si occupa degli investimenti dello Stato – non ha trovato un accordo per lo stanziamento di 300 milioni di euro necessari per proseguire l’attività. Di fatto l’azienda ha finito i fondi e ora rischia la chiusura. ArcelorMittal non vuole rifinanziare l’azienda, ma l’ex ILVA è considerata troppo grande e strategica per essere lasciata fallire, e per questo si sta pensando a un intervento dello Stato, che attraverso Invitalia potrebbe diventare azionista di maggioranza dell’azienda passando dall’attuale 32 per cento delle azioni (contro il 62 della multinazionale franco indiana) al 60 per cento.

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