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  • Sabato 18 novembre 2023

George Weah ha riconosciuto la sconfitta alle elezioni presidenziali in Liberia

Il suo sfidante Joseph Boakai ha ottenuto il 50,9 per cento dei voti al ballottaggio, con quasi tutte le schede scrutinate

Persone in coda ai seggi a Monrovia, la capitale della Liberia, per il ballottaggio del 14 novembre (AP Photo/Rami Malek)
Persone in coda ai seggi a Monrovia, la capitale della Liberia, per il ballottaggio del 14 novembre (AP Photo/Rami Malek)
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Secondo i risultati provvisori annunciati dalla commissione elettorale nazionale, alle elezioni presidenziali in Liberia Joseph Boakai, di centrodestra, ha battuto al ballottaggio il presidente uscente George Weah. Il voto si è tenuto il 14 novembre, ma i primi esiti sono stati diffusi solo venerdì sera. I due candidati hanno ottenuto risultati molto vicini: con il 99,6 per cento delle schede scrutinate Boakai ha raccolto il 50,9 per cento dei voti, e Weah il 49,1 per cento. Anche al primo turno, il 10 ottobre, i due avevano ottenuto percentuali molto simili, ma in quell’occasione Weah aveva vinto con il 43,8 per cento contro il 43,4 per cento di Boakai.

Venerdì Weah ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con Boakai, invitando tutti ad accettare il risultato delle elezioni per garantire una transizione presidenziale pacifica. I risultati non sono ancora definitivi, ma Weah ha detto che il suo avversario ha un vantaggio «che non possiamo superare». Hanno votato circa 1,6 milioni di persone sui 2,5 milioni di aventi diritto, con un’affluenza del 65,7 per cento. I risultati definitivi dovrebbero essere comunicati dalla commissione elettorale nei prossimi giorni.

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Boakai ha 78 anni, fa parte del Partito dell’Unità, di centrodestra, e fu vicepresidente tra il 2006 e il 2018. Durante la campagna elettorale aveva puntato molto sull’insoddisfazione di una parte della popolazione rimasta delusa dall’operato di Weah, soprattutto per quanto riguarda l’economia e la corruzione. Non a caso la campagna elettorale di Boakai era stata impostata sullo slogan “Rescue” (soccorso), con l’idea di “salvare” il paese dalle decisioni sbagliate prese da Weah.

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Weah ha 57 anni e in passato era stato un calciatore di gran successo: giocò per tanti anni al Milan e fondò poi il partito populista Congresso per il Cambiamento Democratico. Nel 2017 fu eletto presidente con il 61,5 per cento dei voti mentre il suo sfidante, che era sempre Boakai, ottenne il 38,5 per cento.

Weah fece promesse molto ambiziose: disse che avrebbe eliminato la corruzione, reso l’istruzione più accessile, migliorato le infrastrutture, rafforzato l’economia e istituito un tribunale per accertare le responsabilità dei crimini perpetrati durante la guerra civile. In questi anni è effettivamente riuscito ad ampliare l’accesso all’istruzione pubblica, ha mantenuto le condizioni attuali di pace e ha promosso un gran numero di opere pubbliche. Non è riuscito però a migliorare la situazione economica della Liberia, che rimane tra i paesi più poveri dell’Africa occidentale, né a ridurre la corruzione, ancora molto diffusa tra politici e funzionari pubblici.

Quella appena terminata è stata la quarta elezione presidenziale in Liberia dalla fine dell’ultima guerra civile, combattuta dal 1999 al 2003, e la prima senza la presenza di una missione delle Nazioni Unite nel paese, interrotta nel 2018. La Liberia è uno tra i paesi più instabili dell’Africa occidentale: la sua storia recente è stata segnata da due violente guerre civili, combattute tra il 1989 e il 2003, e da una importante epidemia di ebola, terminata ufficialmente nel 2015.