Tim ha approvato la vendita di parte della propria rete a KKR

Le trattative con il fondo statunitense andavano avanti da mesi, ma l'azionista francese Vivendi sostiene che il voto del cda sia illegale

(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Domenica il Consiglio di amministrazione (cda) di Tim ha approvato l’offerta d’acquisto vincolante presentata dal fondo statunitense KKR (Kohlberg Kravis Roberts & Co) per parte della propria rete di infrastrutture, quella che fa riferimento a NetCo e alla controllata FiberCop, di cui KKR possiede già il 37,5 per cento delle quote.

L’offerta, presentata dopo mesi di lunghe trattative, ha un valore di 18,8 miliardi di euro, che a determinate condizioni potrebbero crescere fino a 22 miliardi di euro. L’offerta era stata presentata da KKR lo scorso 16 ottobre, ed è stata approvata dal cda di Tim con 11 voti favorevoli e 3 contrari. Tra le altre cose l’operazione dovrebbe permettere a Tim di ridurre il proprio indebitamento di circa 14 miliardi di euro. Tutta l’operazione dovrebbe concludersi entro l’estate del 2024 e include anche la partecipazione del ministero dell’Economia – che già possiede circa il 10 per cento delle azioni di Tim tramite Cassa Depositi e Prestiti (CDP) – che parteciperà in Netco per circa il 20 per cento.

Il primo azionista di Tim, la società francese Vivendi, si è detto contrario all’accordo, come già successo molte volte in passato. Ha contestato soprattutto la decisione del cda di Tim di approvare l’acquisizione da parte di KKR senza passare da un voto nell’assemblea degli azionisti. Il cda di Tim ha infatti fatto sapere di aver approvato con 11 voti favorevoli e 3 contrari (la stessa maggioranza che ha approvato l’intera operazione) che la decisione di approvare l’offerta di KKR fosse «di esclusiva competenza» del cda, perché non comportava la modifica dello statuto sociale e quindi il voto dell’assemblea.

Secondo Vivendi la decisione del cda di Tim è «illegale», dato che «la cessione dell’intera rete infrastrutturale di Telecom Italia comporta una evidente modifica dell’oggetto sociale di Tim che avrebbe necessitato una preventiva modifica dello statuto della società, decisione di competenza dell’assemblea straordinaria». La società francese sostiene che l’acquisto da parte di KKR sarebbe viziato dal mancato rispetto delle norme in materia di operazioni che coinvolgono «parti correlate», cioè soggetti con una certa influenza su Tim stessa e sulle sue operazioni. In questo caso secondo Vivendi la parte correlata sarebbe stata il ministero dell’Economia, la cui presenza avrebbe richiesto un passaggio in assemblea. Tim, però, dopo aver consultato alcuni pareri legali, ha escluso che il passaggio fosse richiesto.

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