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  • Martedì 19 settembre 2023

«Il predatore sessuale del punk rock»

Il cantante degli Anti-Flag, noti anche in Italia, è stato accusato di abusi sessuali da 13 donne: in molti casi erano minorenni

Justin Sane degli Anti-Flag durante un concerto a Chicago nel settembre del 2019
Justin Sane, il cantante degli Anti-Flag, durante un concerto a Chicago nel settembre del 2019 (Daniel DeSlover/ ZUMA Wire, ANSA)
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Di recente nel mondo del punk rock è emerso un caso piuttosto eclatante di abusi sessuali, di cui si sono occupate molte riviste musicali autorevoli, da Pitchfork a NME: Justin Sane, il cantante e fondatore della band punk rock degli Anti-Flag, è stato accusato di aver abusato sessualmente di almeno 13 ragazze in un periodo compreso tra gli anni Novanta e il 2020. Molte erano minorenni, una aveva solo 12 anni.

La band si è sciolta immediatamente dopo le accuse di una prima donna, emerse a fine luglio, ma a inizio settembre il caso si è allargato fino a diventare uno degli argomenti più dibattuti tra chi segue il genere: non solo perché gli Anti-Flag erano conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, Italia compresa, ma soprattutto perché avevano costruito la loro reputazione proprio su un tipo di attivismo politico che si batteva contro le violenze, i soprusi e le oppressioni di ogni tipo e in favore delle istanze femministe. La dimensione della vicenda è tale che nell’articolo di Rolling Stone che ha rivelato la vastità delle accuse Justin Sane è stato definito «il predatore sessuale del punk rock».

Gli Anti-Flag si erano formati nel 1992 a Pittsburgh, in Pennsylvania, e avevano cominciato ad avere successo alla fine degli anni Novanta grazie alle loro canzoni contro il capitalismo, contro le guerre e contro la propaganda dello stato, ma anche contro la brutalità della polizia. Con melodie orecchiabili e concerti movimentati, sono stati uno dei punti di riferimento per molte persone che si sono avvicinate al punk rock nei primi anni Duemila, un periodo di enormi incertezze a livello mondiale per via degli attentati dell’11 settembre 2001 e delle guerre in Iraq e in Afghanistan. Erano sostenitori di Amnesty International, di Greenpeace e dell’organizzazione animalista PETA, ed erano anche una di quelle band che invitavano le persone del pubblico a prendersi cura le une delle altre, come hanno fatto anche lo scorso 2 giugno allo Slam Dunk Festival di Bellaria-Igea Marina, la loro ultima esibizione in Italia.

Per tutte queste ragioni nel tempo avevano ottenuto un buon seguito e si erano creati un’immagine di musicisti con un forte senso di integrità e grande rispetto per i propri fan.

Le cose sono cambiate lo scorso 19 luglio, quando Kristina Sarhadi, una scrittrice e terapeuta di 34 anni di New York, ha raccontato in un episodio del podcast enough. (“abbastanza.”, “basta.”) di essere stata aggredita sessualmente dal cantante di una band che suonava punk rock politico. Sarhadi, che si era descritta come una grande fan degli Anti-Flag, non aveva citato esplicitamente Justin Sane, il cui vero nome è Justin Geever: i fatti di cui parlava però avevano subito fatto pensare a lui. Sarhadi ha poi confermato che si trattava proprio di Geever parlando con la giornalista Cheyenne Roundtree, l’autrice della lunga inchiesta di Rolling Stone che ha raccolto le accuse delle altre donne.

Gli Anti-Flag durante il loro concerto al Coachella festival l'11 aprile del 2014

Gli Anti-Flag durante il loro concerto al Coachella festival l’11 aprile del 2014 (Imeh Akpanudosen Getty Images for Coachella)

Sarhadi ha detto di aver incontrato Geever nel 2010 dopo un concerto degli Anti-Flag a Brooklyn, quando lei aveva 22 anni. Avevano chiacchierato un po’ e poi si erano scambiati i numeri di telefono. Qualche giorno dopo si erano visti di nuovo per andare a una festa insieme. Per tutta la sera lei aveva respinto le sue avance e si era rifiutata di fare sesso con lui in auto; poi lui l’aveva portata nella sua stanza di albergo con la scusa di farle sentire una nuova canzone. A quel punto Sarhadi racconta che Geever la spinse sul letto, dove le «mise le mani attorno al collo» e la aggredì sessualmente. «Di fatto si trasformò in un mostro», ha detto nel podcast. L’abuso durò molto tempo e fu molto violento: «Credevo che mi avrebbe uccisa», dice.

Sarhadi ha detto a Rolling Stone di aver creduto davvero «al suo personaggio» e a quello che la band cantava e diceva. Ha aggiunto che non aveva idea che quello che le era successo era accaduto anche ad altre persone, come è emerso dopo la diffusione del suo racconto.

– Leggi anche: In Italia manca il reato di molestia sessuale

Nel suo articolo su Rolling Stone, pubblicato il 5 settembre, Roundtree ha raccolto le testimonianze di altre 12 donne che hanno accusato Geever di averle molestate sessualmente, di aver fatto pressioni affinché facessero sesso con lui o comunque lo accusano di aver abusato della sua posizione di superiorità per approfittarsi di loro. In generale tutte erano fan della band, tutte erano molto giovani e quasi tutte lo avevano conosciuto durante i concerti degli Anti-Flag. Una lo descrive come «un lupo travestito da agnello», mentre un’altra dice di non aver mai raccontato niente prima perché a suo dire nessuno le avrebbe creduto, visto che era il cantante di una band che si batteva apertamente contro le violenze. Un’altra ancora dice che Geever «sembra una persona così gentile, dolce, incoraggiante e buona», ma alla fine «è come il dottor Jekyll e mister Hyde».

Sette donne hanno detto di essere state costrette a fare sesso con Geever o di aver subìto pressioni per avere rapporti con lui quando erano minorenni, tra i 15 e i 17 anni. Una donna identificata con il nome di Stefanie ha raccontato che nel 2012 durante un rapporto sessuale Geever l’aveva costretta a usare un linguaggio denigratorio, le aveva sputato addosso e le aveva stretto le mani attorno al collo senza che lei avesse dato il suo consenso. Un’altra testimonianza è quella di una studentessa francese che ha chiesto di essere chiamata Mat, che nel 2017 aveva contattato Geever per un’intervista sul ruolo delle donne nel punk rock, e che quando lo aveva incontrato l’anno dopo aveva avuto un’esperienza simile.

Un’ottava donna, Tali Weller, che oggi ha 44 anni, ha detto di essere stata convinta a fare sesso con Geever quando lei aveva 12 anni e lui 17. Parlando con Rolling Stone, Weller ha detto che i due si erano conosciuti nello stesso gruppo religioso che frequentavano da ragazzini a Pittsburgh. Lei non era a suo agio a fare sesso, dice, e «la risposta [di Geever] fu fare sesso anale». Le cose andarono avanti per circa un anno e mezzo, fino a quando lei aveva 13 anni. Weller racconta anche che Geever le intimava di non dire niente a nessuno. «Sto ancora imparando a gestire la mia sessualità e a capire come è stata influenzata da lui e da questa relazione», ha detto. «Mi ricordo che mi diceva di gemere per fargli vedere ‘che mi stava piacendo’», ha aggiunto.

Ad agosto infine un’altra donna, Hannah Stark, ha denunciato Geever per un’aggressione sessuale che dice di aver subìto da parte del cantante a inizio 2020 nel Regno Unito. Stark sostiene che Geever l’abbia ammanettata, malmenata e costretta a praticare sesso orale. Secondo Rolling Stone la sua storia sembra essere confermata dalle foto dei suoi lividi, dai messaggi che si era scambiata con il cantante e da alcune conversazioni con i suoi amici. La polizia inglese conferma di aver ricevuto la segnalazione di Stark, ma dice che non indagherà perché lei non aveva detto di no al rapporto sessuale.

Geever, che oggi ha 50 anni, non ha mai risposto alle richieste di commento da parte di Rolling Stone, di Pitchfork o del famoso settimanale musicale britannico NME.

Justin Sane durante il concerto al Coachella festival l'11 aprile del 2014

Justin Sane durante un concerto al Coachella festival l’11 aprile del 2014 (Imeh Akpanudosen/ Getty Images for Coachella)

Gli Anti-Flag avevano comunicato lo scioglimento della band lo stesso giorno dell’uscita dell’episodio del podcast con le accuse di Sarhadi; lo avevano fatto in un breve comunicato sul loro profilo di Patreon, una piattaforma internet usata da artisti e musicisti per farsi finanziare dai propri fan. Subito dopo il sito della band è stato messo offline e i profili dei loro social media sono stati cancellati. Sono stati annullati anche tutti i tour degli Anti-Flag in programma, compreso quello in Europa, che era in corso.

In un post condiviso sul suo profilo Instagram una settimana dopo, Geever aveva scritto che le accuse nei suoi confronti erano «categoricamente false». Ha detto di non aver mai avuto rapporti sessuali non consensuali con nessuna donna e ha sostenuto di non essere mai stato ricontattato da qualcuna che gli avesse segnalato il contrario.

Nello stesso post gli altri tre membri della band, Patrick Bollinger, Chris Head e Chris “No. 2” Barker, si erano detti «affranti» e «scossi» dalle accuse. «Uno dei princìpi cardine degli Anti-Flag è ascoltare e credere a tutte le persone che hanno subìto abusi o violenze sessuali», e dal momento che «le accuse contro Justin sono in contraddizione con quel principio […] l’unica scelta possibile era quella di sciogliersi», continua il resto della band. Bollinger, Head e Barker avevano anche aggiunto che negli ultimi 30 anni non avevano mai visto Geever avere comportamenti violenti o aggressivi nei confronti delle donne. Poi però a inizio settembre è stato pubblicato l’articolo su Rolling Stone.

«Se c’è stata una band punk che si era imposta come leader di un movimento per l’inclusività, per un cambiamento radicale e per l’idea di alleanza all’inizio degli anni Duemila, quelli erano gli Anti-Flag», ha scritto all’inizio del suo articolo Cheyenne Roundtree, che in passato si è occupata di altri casi di accuse di molestie sessuali nel cinema e nella musica. La band era «orgogliosa di presentarsi come un porto sicuro» per chiunque, specialmente per le ragazze, continua Roundtree. Tra le altre cose, dopo l’assassinio della sorella di Chris Barker e del suo compagno, nel 2007 la band aveva pubblicato un EP (cioè un disco con meno canzoni rispetto a un album completo) per raccogliere fondi per i familiari delle vittime di crimini violenti.

Al momento non è chiaro se le accuse contro Geever porteranno a qualche denuncia formale, anche perché la maggior parte dei casi risale a parecchi anni fa. In molti comunque hanno preso le distanze da lui.

L’organizzazione non profit Punk Rock Saves Lives (“il punk rock salva le vite”), che si occupa di diffondere consapevolezza sulla salute mentale e sui diritti civili tra le persone della comunità punk rock, ha annunciato di aver allontanato Geever dal suo consiglio di amministrazione, di cui faceva parte. Diverse band che avevano un contratto con l’etichetta discografica degli Anti-Flag, la A-F Records, hanno fatto sapere di aver interrotto o di voler interrompere le collaborazioni in corso.

In un nuovo comunicato diffuso dopo l’uscita dell’articolo di Rolling Stone, invece, Bollinger, Head e Barker hanno ringraziato tutte le donne che hanno condiviso le loro esperienze e hanno detto di credere sia a loro, sia a quelle che potrebbero ancora decidere di farsi avanti. Poi, rivolgendosi a Geever, hanno detto di ritenere che «sia molto malato e che abbia seriamente bisogno di un aiuto professionale». Hanno anche aggiunto: «Vaffanculo per aver fatto del male a così tante persone […] Vaffanculo per aver sfruttato il lavoro della band e delle persone che ci hanno collaborato per così tanto tempo». I tre ex membri inoltre hanno notato che «Justin sapeva del passato traumatico di Chris Barker», che aveva subìto abusi sessuali da bambino e il cui padre si trova in carcere per gli stessi reati. Hanno poi fatto sapere che scioglieranno l’etichetta discografica e che restituiranno tutto il materiale e i diritti alle singole band.

Al contempo sia alcune donne che hanno denunciato Geever sia alcuni fan degli Anti-Flag hanno criticato gli altri tre ex componenti della band, sostenendo che non sia possibile che non avessero mai notato niente di strano. Una di queste persone è stata identificata come Rebecca, e aveva frequentato Geever alla fine degli anni Novanta quando lei aveva 17 anni e lui 25. «Sapevano quanto fossero giovani» queste ragazze, ha detto Rebecca a Rolling Stone parlando della band e dei suoi collaboratori: «C’era chiaramente un confine che [Geever] continuava a oltrepassare e che avrebbe dovuto insospettire tutti».

– Leggi anche: Lo scandalo di abusi su minori nella più grande agenzia di talenti in Giappone

Dove chiedere aiuto
Se sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112. Puoi anche chiamare il numero anti violenza e stalking 1522, attivo tutti i giorni 24 ore su 24, oppure i Samaritans, al numero verde gratuito 800 86 00 22 da telefono fisso o al numero 06 77208977 da cellulare, tutti i giorni dalle 13 alle 22.