La bellezza dei quaderni

«Quelli delle elementari non erano allegri e fantasiosi, erano grigi e sottili, a righe o a quadretti. E con le macchie di inchiostro. Ognuno aveva la copertina illustrata secondo le materie, Giulio Cesare o Augusto per la Storia, Atlante con il mondo sulle spalle per la Geografia... ma i motivi più ricorrenti erano il fascio e il profilo del duce. Solo in seguito, al ginnasio, arrivarono i quaderni eleganti, con la copertina tutta nera, da sera»

Alcuni dei quaderni del carcere di Gramsci (archivio Antonio Gramsci, Fondazione Gramsci)
Alcuni dei quaderni del carcere di Gramsci (archivio Antonio Gramsci, Fondazione Gramsci)
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Esistono parole, paroloni e parolette, parole belle che sono diventate brutte perché imbrattate dall’uso che se ne è fatto, parole invecchiate, parole nuove che non diventeranno vecchie perché sono solo alla moda, parole pronunciate male perché appartengono a lingue straniere e non si vuol fare la fatica di trovarle nella nostra (o qualche volta non si vuol rischiare che vengano capite).

Una paroletta che non è né bella né brutta ma mi sembra che sia un po’ uscita dall’uso quotidiano è quaderno. È una paroletta semplice e allegra, che suscita qualche ricordo del passato e può promettere anche qualche iniziativa, qualche programma per il futuro. Quaternus, l’unione di quattro fogli, in seguito indicò un fascicolo per ricevute, memorie e appunti vari.

Tempo fa ho ritrovato in un vecchio cassettone un quadernetto appartenuto a mio nonno: Conti Scola 1936, e tra le spese di luglio c’è una voce: scarpe Ettore. Ogni estate infatti mi portavano a Trevico – il paese dei miei nonni, dove sono nato – e quell’anno, il ’36, nonno Pietro mi fece fare un paio di scarponcini su misura. Venne a casa Rocco il calzolaio, che arrivò con il deschetto e due rotoli di pelle sotto il braccio, mi fece togliere i sandali e mi mise ritto sul cuoio. Prese con la matita il contorno dei piedi e si mise a lavorare. Seduto accanto a lui restai a guadarlo mentre tagliava le suole e le tomaie, cuciva, inchiodava e ribatteva. Cinque ore filate con una pausa-pranzo (mia nonna portò un piatto di maccheroni anche per me, come assistente ciabattino) e gli scarponcini furono pronti, gialli, fiammanti, odorosi e croccanti: le scarpe più belle che abbia mai avute.

In quelle cinque ore fui anche testimone di un miracolo: concentrazione e amore per il proprio lavoro avevano fatto nascere qualcosa che prima non c’era. (Bisogna credere ai miracoli: almeno a quelli fatti dall’uomo).

I quaderni delle elementari non erano allegri e fantasiosi come quelli della generazione dello zainetto, i nostri erano quaderni grigi e sottili, a righe o a quadretti. E con le macchie di inchiostro, immancabili in ogni pagina. La giustificazione che avevo trovato per quelle macchie era geniale, inoppugnabile. Ogni volta dicevo: «È colpa del pennino». Ma non convinsi mai le mie maestre.

Ogni quaderno aveva la copertina illustrata secondo le materie, Giulio Cesare o Augusto per la Storia, Atlante con il mondo sulle spalle per la Geografia… ma i motivi più ricorrenti erano il fascio e il profilo del duce. Solo in seguito, al ginnasio, arrivarono i quaderni eleganti, con la copertina tutta nera, da sera.

Anni dopo rincontrai quell’Atlante curvo e affaticato nelle Operette morali di Leopardi dove c’è un dialoghetto tra Atlante e Ercole mandato giù da Giove per alleggerirlo un po’ da tutto quel peso. Ercole, sempre famelico di fatiche, subito accorre, ma Atlante lo ringrazia del pensiero e gli dice che non è per nulla stanco, fa solo un po’ di scena per gli dèi, ma in verità la Terra non gli è di alcun peso.

Provare per credere. E infatti Ercole la solleva con una sola mano, perché il Mondo ha perso ogni peso specifico a causa della leggerezza e dell’inerzia degli uomini che lo abitano. Ercole divertito si mette a giocare a palla con quella sferuzza, la rilancia all’altro, la fa volare in alto e girare sul dito indice. È una scena, indimenticabile, che tutti abbiamo visto nel Grande Dittatore. Chaplin di sicuro non aveva letto le Operette morali di Leopardi (forse neppure tradotte in inglese, nel 1940, quando fece il film), ma la scena del mappamondo gli è stata certamente ispirata da Leopardi per contagio intellettuale, come può succedere solo ai geni dell’immaginazione.

Anche dopo la scuola molti di noi hanno mantenuto la consuetudine di avere un quaderno, per appunti da sviluppare, libri da leggere, cose da fare: una sorta di insostituibile e personale iPad cartaceo.

Tra gli amici che ho avuto più cari, e che adesso «non ho più», ce n’è stato uno – forse il più tormentato – che aveva sempre in tasca un quaderno chiuso con una serraturina. Nonostante le mie insistenze ripetute e qualche divertito tentativo di trafugargli quel misterioso quaderno, per anni non si venne a capo di nulla. Poi, verso la fine, lui si decise a soddisfare la mia fedele curiosità: cavò di tasca il quadernetto, lo aprì, e mi mostrò la prima pagina: c’era scritto: Vittorio Gassman – Idee generali. Mi mostrò anche le altre pagine. Erano tutte bianche.

Per fortuna non sono bianche le pagine dei 33 quaderni scritti da Gramsci nel carcere di Turi, dal 1929 al 1935: condannato a venti anni di colonia penale dal Tribunale Speciale Fascista come deputato comunista oppositore del regime, ottenne di poter scrivere nella sua cella, sui quaderni che la cognata Tatiana gli faceva avere ogni mese e che venivano controllati, in entrata e in uscita. Trentatré quaderni scritti a mano, quattro dedicati alle traduzioni dal tedesco, dal russo, dall’inglese, e ventinove alla riflessione teorica. La resistenza ai tormenti delle sue condizioni di salute e a quelli della vita carceraria (era con altri cinque detenuti nella stessa cella; solo nel ’31 gli sarà concessa una cella individuale) la sua resistenza morale rende ancora più preziosa la bellezza dei suoi ragionamenti letterari, filosofici e politici.

I Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci: certo, non è una lettura particolarmente adatta alla spiaggia o ai viaggi, ma potete tenere uno dei Quaderni sul comodino, aprirlo a caso e leggere la pagina che preferite (ogni pagina un argomento): La letteratura popolare, Il teatro pirandelliano, Il ruolo degli intellettuali, Operai Fordismo e Taylorismo, La politica di Machiavelli, Il Giornalismo, Studio della grammatica italiana, La filosofia di Benedetto Croce, Osservazioni sul folklore, Politica e Società, Democrazia e Regimi, Lettere ai giovani, soprattutto ai giovani, quelli di ieri e quelli di oggi.

Gramsci scrive: «La disoccupazione, permanente o semi permanente, assume carattere aspro per i più giovani in quanto sembra non lasciar aperto alcun orizzonte. E i giovani sono in stato di ribellione permanente perché ne persistono le cause profonde senza che di esse vi siano l’analisi, la critica e il superamento storico e reale». Sono parole di quasi cent’anni fa, che ancora riguardano i giovani, quelli di ieri e quelli di oggi. Il superamento di quelle cause non c’è stato.

E se vi trovate nella magnifica Puglia passate per Turi e andate a vedere quel penitenziario. Nonostante l’affollamento dei detenuti per spaccio e reati minori, la cella dello storico italiano più tradotto nel mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Russia alla Germania, viene tenuta libera e intatta, fa parte del patrimonio storico e può essere visitata.

Come fece Sandro Pertini nel ’79 da presidente della Repubblica: anche lui era stato rinchiuso nello stesso carcere come deputato socialista e in quella visita volle restare solo nella cella del suo antico compagno. Ad accarezzare la sua branda.

Ancora un ultimo consiglio: viviamo fortunatamente in un universo digitale senza limiti e senza confini, abbiamo a disposizione la rete, internet e Twitter, ma appena vi capita entrate in uno di quei negozi più belli del mondo, che sono le cartolerie, e comprate un quaderno: su un quaderno bianco potete scrivere quello che volete. O anche non scriverci niente.

E se ci scriverete qualcosa che poi non vi piace: potrete sempre dire che «è colpa del pennino».

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Da questo testo è stato ricavato l’intervento di Ettore Scola alla trasmissione Quello che non ho di Fabio Fazio e Roberto Saviano andata in onda su La7 nel 2012. 

– Leggi anche: Perché a molti piace così tanto comprare cancelleria nuova

Ettore Scola
Ettore Scola

È stato uno dei più importanti registi e sceneggiatori italiani. Era nato a Trevico, Avellino, il 10 maggio 1931, è morto il 19 gennaio 2016 a Roma, dove si era trasferito a 6 anni. Ha collaborato alla sceneggiatura di oltre 80 film tra cui Un americano a Roma, La marcia su Roma e Il sorpasso. Tra i 30 film che ha diretto Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?, C'eravamo tanto amati, Brutti, sporchi e cattivi, Una giornata particolare, La terrazza, La famiglia, Maccheroni, Dramma della gelosia e Ballando Ballando.

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