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  • Lunedì 26 giugno 2023

102 candidati per diventare sindaco, a Toronto

Tra cui un attivista per l'ambiente in rappresentanza del suo cane e vari altri personaggi bizzarri: si vota oggi

Olivia Chow, candidata del Nuovo Partito Democratico e considerata la favorita per la vittoria, durante il Pride di Toronto (Harold Feng/Getty Images)
Olivia Chow, candidata del Nuovo Partito Democratico e considerata la favorita per la vittoria, durante il Pride di Toronto (Harold Feng/Getty Images)
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Oggi a Toronto si vota per eleggere il nuovo sindaco della città: è un’elezione molto importante sia perché Toronto è la città più grande e popolosa del Canada (e tra le quattro più grandi di tutto il Nord America, con quasi tre milioni di abitanti), sia per i diversi grossi problemi che l’amministrazione locale ha affrontato negli ultimi anni. A contendersi la vittoria ci sono 102 candidati, un record per la città (il precedente era stato di 65 candidati, nel 2014).

Quelle di oggi sono elezioni anticipate, le prime nella storia di Toronto: il sindaco uscente John Tory, in carica dal 2014, si era dimesso a febbraio, a pochi mesi dall’inizio del suo terzo mandato per via della scoperta di una relazione extraconiugale con una sua ex collaboratrice.

Tory, politico di centro, era diventato a sua volta sindaco dopo un altro grosso scandalo: nel 2013 l’allora sindaco Rob Ford aveva ammesso di consumare crack ed era stato sfiduciato dal consiglio comunale della città (nel 2014 aveva provato a ricandidarsi ma aveva dovuto interrompere la campagna elettorale per un cancro, malattia che ne ha causato la morte due anni più tardi).

– Leggi anche: Il grande furto d’oro all’aeroporto di Toronto, in Canada

Le improvvise dimissioni di Tory hanno quindi spinto molte persone a provare ad approfittare del vuoto politico lasciato dall’ex sindaco, tentando una candidatura. In alcuni casi si tratta di proposte azzardate e prevalentemente provocatorie: si è parlato molto per esempio di quella dell’attivista per il clima Toby Heaps, che ha detto di essersi presentato in rappresentanza del suo cane, Molly, ma ci sono anche un popolare comico, ragazzi appena diciottenni, e diversi personaggi bizzarri.

Il motivo del perché ci sono così tanti candidati si deve al fatto che partecipare alle elezioni per il sindaco di Toronto è molto semplice: può candidarsi qualsiasi persona residente in città che abbia almeno 18 anni, non serve essere affiliati a nessun partito politico, e a differenza di molte altre grandi città che richiedono la raccolta di migliaia di firme ne servono solo 25. Bisogna solamente pagare una tassa di 200 euro, per cui però poi si può chiedere un rimborso.

I candidati che davvero hanno serie possibilità di vincere sono una manciata: quella che tutti i principali sondaggi danno in vantaggio è Olivia Chow, candidata del Nuovo Partito Democratico, di centrosinistra. Chow ha 66 anni, è nata a Hong Kong e ha una lunga storia politica nel partito (era stata anche la moglie dell’ex leader nazionale, Jack Layton, morto nel 2011). Si era già candidata alle elezioni cittadine del 2014, risultando la terza candidata più votata.

Poi c’è Ana Bailao, che è di orientamento centrista e negli ultimi cinque anni è stata la vicesindaca di Tory, e che ha ricevuto il sostegno dello stesso Tory e del più popolare quotidiano canadese, il Toronto Star. E ci sono il consigliere cittadino Josh Matlow, di orientamento progressista, e l’ex capo della polizia Mark Saunders, conservatore.

Chiunque vincerà le elezioni dovrà affrontare una situazione economica molto complicata con un buco di bilancio di 1,5 miliardi di dollari canadesi (circa un miliardo di euro), su cui hanno pesato soprattutto le spese sostenute dall’amministrazione cittadina durante gli anni di pandemia. C’è poi la crisi abitativa, che negli ultimi anni in città è diventata sempre più grave: le abitazioni accessibili alle fasce meno abbienti della popolazione sono in continua diminuzione e le persone che sono costrette a vivere in strada in aumento. Si stima che in città ci siano 85mila famiglie che sono ancora in lista in attesa di poter accedere ad alloggi popolari.

Tutti i candidati hanno di fatto proposto misure per incrementare la costruzione di nuove case accessibili ai più poveri e politiche per disincentivare gli sfratti di chi ha problemi a pagare l’affitto. Chow, per esempio, ha proposto un ambizioso piano per costruire nei prossimi otto anni 25mila case da affittare a prezzi calmierati, oltre all’acquisto da parte della città di case attualmente in vendita da dare poi in gestione a organizzazioni non profit.